La Lega di sabotaggio

Draghi lotta contro le bufale di Salvini. Secondo giorno di quasi Papeete

Nella Lega c'è chi definisce Salvini “un ludopatico della crisi. I governi sono le sue slot machine”.

Carmelo Caruso

"Nessuna patrimoniale": il premier risponde al capo della Lega che continua a mistificare, attaccare e ritrattare. È pronto a incontrarlo e assicura: "Il governo andrà avanti. Non segue il calendario elettorale". Discoteche, cartelle. Per il Carroccio è solo altra benzina

Prima “bestemmia” e poi dice “io credo”. Prima annuncia che il governo Draghi sta per varare una “nuova patrimoniale sulla casa” e subito dopo: “Bene Draghi contro patrimoniale e nuove tasse sulla casa”. L’ultimo imbroglio di Matteo Salvini è che nel governo delle porte aperte qualcuno gli voglia chiudere la porta. Mario Draghi non vuole cacciare la Lega dal governo. È Salvini che vuole raccontare “ci stanno cacciando”. Ancora ieri ha umiliato la sua comunità con le sue frasi fuori fase. Si è fatto dire dal premier che anche senza di lui, senza la Lega, il “governo andrà avanti perché non segue il calendario elettorale”. Volete sapere cosa fa? Draghi lo chiama al telefono e lui risponde quando ha piacere. Salvini sapeva tutto della riforma del catasto che ancora rinnega.


Dovrebbe ringraziare il premier che si limita a contrastarlo con la severità della mitezza: “Non c’è nessuna patrimoniale. Nessuna”. A Lubiana, dove si trovava per il vertice Ue-Balcani occidentali, ha dovuto smontare, ancora, gli “intervalla insaniae”, quei momenti di lucido smarrimento del leader della Lega. Ieri, i suoi triumviri economici, i suoi tre Milton Friedman (Alberto Bagnai, Claudio Borghi e Alberto Gusmeroli) gli hanno suggerito di dire che la riforma del catasto è “una patrimoniale”. E lui ovviamente l’ha ripetuta. Fa inondare le chat dei suoi parlamentari con le analisi di questi intellettuali “no governo”.

 

Di mattina, si è servito, la seconda volta, del suo capogruppo Riccardo Molinari (era uno dei dirigenti più moderati della Lega; sta guastando pure lui) che in un’intervista sul Corriere della Sera ci teneva a informare: “Ci vogliono accompagnare alla porta”. La strategia di Salvini è insultare a ora di pranzo, rettificare di pomeriggio, aprire un nuovo scontro a ora di cena. Lavora così. Nella Lega c’è chi lo definisce “un ludopatico della crisi. I governi sono le sue slot machine”. Non gli è mai interessato nulla della “casa degli italiani”, della delega fiscale. Ma perché non lo smette di dire che sono “nuove tasse”?

 

Si è fatto un’altra volta prendere per asino da Draghi che ha spiegato come “il governo non intende turbare la ripresa”, che la riformulazione del catasto può essere l’occasione, ma solo se la politica dovesse deciderlo, di “riequilibrare il carico fiscale” perché “tanti pagano troppo e tanti altri pagano meno”. Draghi l’ha chiamata così: “Un’operazione di trasparenza” e ha aggiunto qualcosa su cui dovrebbe meditare Salvini: “Perché nascondersi dietro l’opacità?”.

 

Anche la famigerata bozza che sarebbe arrivata in ritardo ai suoi ministri è un altro dei suoi capricci. Da quando c’è  Draghi si cerca di evitare quel mercimonio delle bozze che ha sempre fatto felici i cronisti. Si potevano riempire i giornali. Si faceva un po’ di schiuma. Un partito diceva “a me non piace”. Un altro “e invece a me sì”. Quando c’era tanto tempo da perdere e non si dovevano rispettare i calendari del Pnrr era un gioco divertente. Non c’è nessuno sgarbo nei suoi confronti. Ma che idea ha di sé? Pensa davvero che un giurista come Roberto Garofoli sia interessato a lui, che un sottosegretario come Garofoli gli voglia muovere guerra? Già ieri, Draghi ha cercato telefonicamente Salvini, si devono vedere, molto probabilmente domani. Con la Lega c’è sempre stato un ponte speciale. La verità la sanno tutti.

 

Se Draghi si trattiene, se misura le parole è perché non vuole perdere la Lega ma soprattutto perché non vuole perdere Giorgetti. Se Giorgetti si trattiene con Salvini è perché non vuole perdere Draghi. Salvini non sa immaginare amicizie di valore. O forse ancora peggio le invidia. A lui cosa gli resta? L’obbedienza. E’ sicuro che i suoi ministri abbasseranno il capo. Se dovesse ordinargli di uscire dal governo lo faranno senza dubbio. Giorgetti dice: “Non andrò mai contro il segretario”. Salvini, che se ne fa? Quando i sottoposti cominciano a rispettare “la funzione” e non più la persona vuole dire solo che non si è più capi ma statue di ferro che qualcuno prima o poi farà cadere con le funi. E’ così appannato da non capire, e glielo fanno capire dal governo, che c’è un tesoretto di venti miliardi che si può subito spendere.

 

Salvini chiedeva di riaprire le discoteche. Il Cts ha dato il via libera. Ha consigliato una capienza del 35 per cento. La sua risposta? “È una presa in giro”. Oggi si terrà la prima cabina di regia per il Pnrr, ma il governo potrebbe anche riunirsi nel pomeriggio. Si tratterebbe di un altro Cdm per recepire quelle indicazioni del Cts e ampliare la capienza di musei, cinema, palazzetti dello sport, discoteche.

 

Si partirà dalle indicazioni di un organo che rimane consultivo. La decisione è però sempre una decisione politica. Se Salvini ha a cuore le discoteche farebbe una battaglia in questa sede. Ma a Salvini pure delle discoteche in realtà non gli importa. Quando infatti capisce che si può arrivare a una soluzione sparge altra benzina. Quando Draghi ha detto che la delega fiscale è una delega da riempire e che “nulla è stato deciso”, Salvini ha appunto detto “bene Draghi, avanti”. Dopo poche ore ha chiesto di agire sulle “cartelle”. Poi un post contro la Fornero, il Pd. Ogni giorno porge una piccola dose di veleno generica contro “Letta e Conte. Dal governo escano loro”. Non può guarirlo neppure Draghi che malgrado tutto ci sta provando. E’ Salvini ad aver trovato l’antidoto contro Salvini. L’assuefazione.

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.