GIROTONDO

Grossi guai in Comune per la destra

Claudio Cerasa

Imbarazzi, disagi, previsioni nefaste, candidati così così nelle città. Chiacchiere con Brunetta, Brugnaro, Toti, Lettieri, Bertolaso. Dice Albertini: “La destra a Milano? Non voterò, io me ne resto a Merano”

A dieci giorni dalle prossime amministrative, il centrodestra si accorge ogni giorno di più di avere un grosso guaio in Comune, con la “c” maiuscola, e se ne accorge non soltanto dando uno sguardo furtivo ai sondaggi (butta male) e alle campagne dei propri candidati a sindaco (butta malissimo), ma se ne accorge anche ascoltando la voce imbarazzata di alcuni volti importanti del vecchio e del nuovo centrodestra. Qualche esempio può aiutare a capire di cosa stiamo parlando.

Luigi Brugnaro, sindaco di Venezia, sindaco di centrodestra, fondatore del movimento “Coraggio Italia”, al telefono ci ripete quello che aveva già detto sabato scorso alla Festa del Foglio: “Mi spiace molto, ma il centrodestra ha fatto diversi errori nella scelta dei candidati alle amministrative”.

Come lui, anche se sottovoce, la pensa anche il suo compagno di partito, nonché governatore della Liguria Giovanni Toti, che di fronte alla nostra domanda, “la pensa anche lei come Brugnaro?”, la prende alla larga, “caro direttore, a sette giorni dal voto mi sembra opportuno tenersi per sé i propri giudizi”, e si limita a dire questo: “Mi pare che la realtà basti a fotografare la situazione”. Imbarazzo forse no, scarso entusiasmo però sì.

E lo stesso entusiasmo per i candidati del centrodestra, si fa per dire, lo si coglie anche quando si alza il telefono e si chiede a Guido Bertolaso, a lungo corteggiato dal centrodestra come possibile candidato a sindaco di Roma, se è vero che a Roma non voterà per Enrico Michetti. Risposta di Bertolaso, che a tutto somiglia tranne che a un endorsement per il candidato del centrodestra: “Gualtieri? Michetti? Calenda? Mi vanno bene tutti e tre basta che la Raggi vada a casa”.

Stesso film se si va più a sud, a Napoli, dove un ex valoroso candidato del centrodestra per il comune, Gianni Lettieri, a domanda del giornalista, se voterà o no per il candidato del centrodestra Catello Maresca, risponde: “Per cosa voterò a Napoli? Ho stima di tutti, scusi, preferisco non dirlo”. Stessa storia se si sale un po’ di latitudine e si arriva in Lombardia.

Facciamo squillare il telefono. Primo numero: Roberto Maroni. Maroni è ex governatore del centrodestra, era il dominus della Lombardia, e ci dice che no, “per fortuna io voto a Varese”. Insistiamo. “Sì, è vero, il centrodestra ha fatto alcuni errori nella scelta dei candidati a sindaco, ma non ovunque.  In alcune città non si è stati in grado di superare i no offerti da candidati prestigiosi. In altre città invece sì. Candidati virtuosi come quelli di Pordenone e Trieste, sindaci uscenti, non si trovano facilmente”.

Ancora più esplicito, se possibile, è Gabriele Albertini, ex sindaco di Milano che il centrodestra voleva ricandidare prima di immergersi nell’esperienza incredibile di Luca Bernardo, e che oggi risponde con un sorriso a un pettegolezzo che gli giriamo. E’ vero che Albertini non voterà per Bernardo? “Guardi, non mi pongo il problema. Sono in vacanza a Merano, sono a 600 km da Milano, e non ho alcuna intenzione di tornare a Milano per votare alle elezioni”. Polemico? Sorriso di Albertini: “Mi sembra sia finita la stagione della forza propulsiva dei candidati civici”. Motivo? “Non so, non vedo nessun Bill Gates in giro”. Previsioni? “Non le farei, ma noto con dispiacere che dopo il mio gentile no a Matteo Salvini, per la candidatura a Milano, nel centrodestra è iniziata una strana corsa. Non tanto a vincere, ma a intestare a qualcuno la possibile sconfitta. Resto a Merano, grazie”.

Chi voterà, invece, sarà Renato Brunetta, ministro della Pubblica amministrazione, esponente di Forza Italia, che al telefono con il Foglio spiega meglio cosa intendeva sabato scorso, al nostro Festival, quando diceva che il candidato a sindaco di una città come Roma dovrebbe avere un profilo da potenziale leader nazionale. “A me piace la prassi francese, che vede nella sua capitale il centro del mondo e che vede nei candidati a sindaco della sua capitale dei possibili candidati per le leadership nazionali”. Chiediamo: è lo scenario che si sta verificando a Roma? “Direi di no”. Insistiamo: si riferisce anche al centrodestra? “Roma avrebbe meritato di più”. Ci può dire per chi voterà? “Scusate, ho una riunione”. Clic. Sorriso. Sipario.

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.