Luigi Brugnaro, foto LaPresse

Coraggio Italia: un nuovo partito, ma per fare cosa? Brugnaro a ruota libera

Claudio Cerasa

Sponda a Draghi (anche per il dopo), federazione per i delusi (non solo al centro). Il sindaco di Venezia ha fondato insieme a Toti una nuova forza politica che alla Camera e al Senato ha mosso le acque. "Moderati? Non lo siamo, ma li vogliamo rappresentare. Saremo la casa degli elettori delusi"

"Moderati un corno”. Come un corno? “Ragionevoli, sì. Ma moderati no. Risoluti. Decisi. Determinati”. Non dica coraggiosi. “Coraggiosi, sì”. Non lo dica! “Lo dico. Coraggiosi. Con Draghi. Sì: siamo noi il partito di Draghi”. In che senso? “Nell’unico senso che lei può immaginare”. Va veloce Luigi Brugnaro. È imprenditore, è sindaco di Venezia, è presidente di una delle squadre di basket più importanti d’Italia, la Reyer, e da qualche giorno si è messo in testa che Venezia non basta più e che occorre sognare in grande. Lo ha fatto fondando un partito che ha un nome partorito non dai migliori creativi del paese – Coraggio Italia – ma che alla Camera e al Senato ha mosso le acque. Ma perché un partito? Per fare cosa? Per andare dove?

 

Brugnaro risponde al telefono e chiacchiera con noi. Veloce. “Alla Camera per ora siamo in ventitré. Per ora”. E al Senato? “Sette, ma presto diventeranno dieci. E poi di più”. E gli amministratori locali? “In tre giorni abbiamo ricevuto più di cento richieste”. Moderati? “Non lo siamo, ma li voglio rappresentare”. E i populismi? “Sono una bolla: puf”. Come Meloni? “Sono una bolla”. E i grillini? “Non siamo dogmatici, noi. Siamo trasversali. Può scriverlo: saremo il partito dei delusi dagli altri partiti. Di tutti i partiti”. E Berlusconi arrabbiato? “Concorrenza, capisco”. E Salvini arrabbiato? “Concorrenza, capisco”. E Renzi? “C’è posto per tutti, prima di tutto per i suoi elettori”. E Calenda? “C’è posto per tutti, prima di tutto per i suoi elettori”.

 

A cosa punta? “Sono ambizioso”. Ambizioso quanto? “Trentuno per cento”. Vuole arrivare al trentuno per cento? “Dico solo che in Italia sappiamo, ce lo dicono i nostri sondaggi, che il 31 per cento degli elettori cerca uno spazio come quello che stiamo costruendo”. Per fare cosa? “Superare i vecchi rancori”. Superare i vecchi rancori o superare i vecchi partiti? “L’Italia è piena di forze politiche incapaci di fare del trasversalismo un proprio punto di forza. Per me, per noi, lo è. Non ho tessere di partito, faccio il sindaco, gratis, con il centrodestra, senza essere mai stato in politica. Sono un imprenditore, un battitore libero, un uomo trasversale. Trasversale, sì. Come gli elettori che hanno votato in massa il Pdl nel 2008. Come quelli che hanno votato in massa il Pd nel 2014. Come quelli che hanno votato in massa il M5s nel 2018. Come quelli che hanno votato in massa la Lega nel 2019. Trasversali. Con molte idee, ma senza troppe ideologie”.

 

 

Siete il partito di Draghi? “Siamo il partito dell’agenda Draghi”. Ma non sono tutti oggi per l’agenda Draghi? “Molti partiti al governo la subiscono, l’agenda Draghi. Noi no: la vogliamo far nostra, la vogliamo rivendicare, la vogliamo far arrivare a terra. Vogliamo far parlare gli elettori con questa agenda. Con coraggio, sì”. Sindaco, parliamo di paura. Chi ha paura di questo partito? “Chi ha paura che questo governo possa essere qualcosa in più di una semplice parentesi. Il modello Draghi è il futuro. E la sua agenda è il futuro. Lasciamolo governare”. Draghi a Palazzo Chigi anche il prossimo anno? “È quello che dovrebbero sperare tutti coloro che sognano di costruire un paese più forte, più dinamico, più coraggioso, meno litigioso”.

  

  
Il coraggio! “Questo noi vogliamo fare. Dare corpo a un progetto. Diventare la casa degli elettori delusi. Offrire una sponda non solo parlamentare per creare un rapporto diretto tra l’agenda di governo e gli elettori. Dunque sì: Draghi a Palazzo Chigi, ancora”. E Mattarella al Quirinale? “Sarò, saremo, sempre al suo fianco. E’ una grandissima persona, nulla da dire, se vorrà continuare a essere presidente sarà una scelta da rispettare, ma gli credo quando dice che sette anni sono tanti. Nel nostro piccolo comunque noi siamo lì: al suo fianco”.

 

 

Sbagliamo a dire che lei questo vuole fare? Cioè: essere lo sbocco possibile e chissà magari naturale per tutti i partiti moderati d’Italia. “Non sbaglia, ma siamo di più. Puntiamo a essere molto di più”. E sbagliamo a dire che se Draghi dovesse mancare l’appuntamento con il Quirinale troverebbe un primo embrione di partito al suo fianco? “Non sbaglierebbe, ma Draghi credo abbia orizzonti diversi. In Europa, tra qualche anno, si libereranno posti importanti. Vuole che non gli chiedano di fare qualcosa di prestigioso? Ma certo, rimanesse in Italia è ovvio: ci siamo. Siamo qui. In due anni lavoreremo per la sua agenda. E forse non solo per quella”.

 

Coraggiosi o incoscienti? “Coscienti. Coscienti del fatto che gli elettori alla politica chiedono pragmatismo e chiedono non tasse, come chiede Enrico Letta, e neppure blocco ai licenziamenti, come chiede Matteo Salvini. Gli elettori chiedono opportunità. Chiedono di sbloccare il paese. Chiedono di dare energia. Chiedere di dare la possibilità ai giovani non di ricevere una dote, ma scherziamo? Non di congelare il mercato del lavoro, ma scherziamo? Chiedono di avere un futuro. Di – posso dirlo? – essere rappresentanti”. Non dica che chiedono più coraggio. “Ho capito, la parola non le piace, ma a me sì, è il senso di tutto. Avere coraggio significa osare. Significa smuovere le acque. Significa mettersi in gioco. Significa rischiare. C’è chi pensa che l’Europa sia lì, come un bancomat, pronta a distribuire soldi a tutti, senza chiedere nulla in cambio”. E cosa chiede? “In passato l’Europa ci ha chiesto spesso cose impossibili, oggi ci chiede una cosa giusta”. Chiede di cambiare l’Italia. “Chiede di fare le riforme. Ci chiede di costruire  lavoro. Ci chiede di fare cose che non abbiamo mai fatto: scegliere”.

  

Scegliere cosa? “Scegliere per esempio quali aziende possono avere un futuro e quali aziende non avranno un futuro. Le casse dello stato non sono come un bancomat. Si finanzia ciò che può crescere, si sostiene chi ha necessità ma non si investe il futuro puntando sullo status quo. Draghi lo ha capito, noi ci siamo e ci saremo. Non siamo matti, siamo ambiziosi. Non per arroganza ma perché è l’Italia che oggi lo chiede e che ci dice di essere quello che a lei non piace sentire”. Coraggiosi? “Coraggiosi. Vedrà, l’agenda Draghi avrà bisogno anche del nostro aiuto. E chissà magari un giorno non sarà solo l’agenda ad aver bisogno di noi”. 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.