Foto Paolo Giandotti/Ufficio Stampa Quirinale/LaPresse

La costituente possibile. Un appello a tutti i leader politici

Marcello Pera

Bene che il governo Draghi continui fino al 2023. E bene anche che Mattarella prolunghi il suo mandato: la combinazione per un paese migliore, a costo di modificare la costituzione

Per prima cosa, i destinatari. Mi appello a Salvini come a Letta, a Meloni come a Di Maio, a Renzi come a Conte, a Berlusconi e a tutti quelli che hanno la bontà di ascoltare e riflettere un po’, e che non vogliono semplicemente trascinarsi o farsi trascinare dalle bagattelle quotidiane, ma diventare protagonisti di un processo per un’altra Italia. Poi, la premessa. Ormai lo dicono tutti: è bene che Mario Draghi resti a guidarci fino alle elezioni del 2023. Lo fa bene. Lo fa da protagonista europeo indiscusso. Lo fa a vantaggio di tutti. Extra Draghi nulla salus et nulla pecunia. Non si può e non si deve cambiare. Ed è bene — pure questo ora dicono tutti — che anche Mattarella prolunghi ancora un po’ il suo mandato. Perché il tandem è rassicurante. E perché la lotta per la successione nel 2022 già si preannuncia un campo di aspiranti morti, senza che alla fine il vincitore non appaia uno uscito da una lotteria e non emerso da una contesa politica di primo piano.

 

Infine, lo domanda: e nel frattempo? Che si fa mentre Draghi governa e Mattarella regna e lo assiste? Si continua con l’effimero giornaliero, ora a cercare di cogliere consensi su mascherine, green pass, vaccini, ecc., ora sulle richieste di dimissioni di questo o quello, ora sugli sbarchi di migranti o su quel che per caso passa il convento, fossero anche le chiacchiere su dialogare o no con i talebani? È troppo poco. È troppo scontato. E, se i leader dei partiti ci pensassero, è anche troppo rischioso, perché non è detto che, anziché il consenso, per questa strada non arrivi invece la nausea e la disaffezione. I sondaggi potrebbero essere fallaci o drogati e la sorpresa potrebbe essere amara. Che succederebbe se, al momento opportuno, gli Italiani dicessero: basta, ci siamo stufati, e disertassero il voto? Oggi i partiti stanno cercando di mostrare di esserci su temi su cui potrebbero bene non esserci.

E allora, insisto, che si fa? Torno con mente sgombra e aperta su una proposta che mi avrebbe stancato sol che fossi uno che si stanca. Sarebbe meglio, più serio, più responsabile, se i partiti politici si preoccupassero di che Italia gli toccherà il giorno dopo le elezioni. Non molto efficiente, a dire il vero, con la Costituzione attuale. Lasciamo stare la prima parte, che pure anche ai sordi ha fatto percepire qualche scricchiolio durante la pandemia: i “diritti inviolabili dell’uomo” sono ancora inviolabili o sono derogabili più o meno a seconda delle decisioni del governo, che le impone al parlamento? La seconda parte però non scricchiola, semplicemente sta male in piedi e rischia di cadere su se stessa.

C’è qualcuno che lo neghi, a sinistra come a destra? No, se da trent’anni (la commissione Bozzi va per i quaranta) si sprecano tentativi, proposte, studi, referendum, per modificare una lunga serie di punti essenziali per l’efficienza istituzionale, la trasparenza, la responsabilità politica. Oppure dobbiamo ancora una volta ricordarli questi punti? Due camere uguali, ora ridotte a pochi componenti e tra poco con i diciottenni. Una ventina di regioni-repubblichette che alimentano l’industria dell’interpretazione suppletiva della corte costituzionale. Un presidente del consiglio senza poteri o con poteri dittatoriali. Un presidente della repubblica Giano bifronte. Un ordinamento giudiziario consegnato mani e piedi alle corporazioni dei magistrati. Mi fermo, perché sono tutte cose risapute.

 

Bene. Cari leader politici mettetevi nei panni di chi vincerà, in qualche modo, cioè indossate i vostri panni propri. Davvero pensate di poter governare, dopo? Non mi riferisco al fatto che, a destra come a sinistra, non avete progetti comuni. Litigate, ma non su un disegno complessivo e comprensibile del paese, bensì sulle piccole cose. Dite: “noi siamo conservatori”. Bene, e che vuol dire? Dite: “noi siamo socialisti europei”. Benissimo, significa? Dite: “noi siamo critici o scettici sulle istituzioni europee”. Meraviglia, ne stiamo pensando di migliori? Ad esempio, intendiamo cambiare e precisare l’articolo 11 della costituzione, che oggi serve solo a dire che il nostro diritto nazionale non conta più nulla? Guardate che, se il nostro diritto non conta più nulla, non contano più nulla neppure le nostre radici, le nostre tradizioni, la nostra specifica storia. Inutile dire che vogliamo salvaguardare la cultura del cristianesimo se poi, via articolo 11 che non pone alcun freno e limite, quella cultura viene spazzata via con la decisione di questo o quell’organismo europeo fuori del nostro controllo democratico.

Ecco, cari Letta e Salvini e Meloni e Renzi e Di Maio e Berlusconi e gli altri che ho in mente. A pensarci bene, non siete alla ricerca di consensi, siete alla ricerca di una identità che non sia solo verbale. E allora non potete tirare a campare aspettando il V-day. Il giorno di quella vittoria non ci sarà o sarà l’apoteosi di Pirro. Un boomerang, dopo il quale non si potrà sperare in un altro Draghi cincinnato che torni a salvarci. E se per caso ne spunterà un altro, sarà la vostra sconfitta più cocente.

Anni fa, ancora in Parlamento, feci una proposta su come modificare la costituzione: una commissione costituente di 75 membri eletta con sistema proporzionale puro, con la scadenza di un anno, con referendum finale. Fuori dal parlamento, sono tornato a proporla. Non piace? Nessuna protesta. Avete altre idee su altri strumenti che assicurino ugualmente il risultato? Mi metto sull’attenti. Gli opinionisti sui giornali non vi aiutano perché anch’essi si dedicano al “colore”? Avete ragione, ne soffro anch’io. Ma mi dànno l’anima se neppure discutete del problema, se fate finta che non esista, se pensate “poi ci metteremo mano”. Invece, per favore, pensateci adesso. La sospensione della democrazia parlamentare può essere bella nel breve termine, ma prolungata è solo un rischio da non correre.