Marko Djurica/Pool Photo via AP

Contro la variante Uefa

Claudio Cerasa

Calcio, politica, vaccini. Gli Europei sono la fotografia delle nuove irresponsabilità sul Covid. “Incomprensibile che l’Uefa non voglia cambiare la sede delle finali”, dice il ministro Speranza al Foglio

Antonio Polito, giornalista del Corriere della Sera, ieri su Twitter ha scritto con saggia ironia che tra le molte varianti finite sotto gli occhi attenti delle autorità sanitarie europee ce n’è una che finora ci è un po’ sfuggita di mano ed è quella che coincide con la variante Uefa. Al contrario delle tradizionali varianti, la variante Uefa ha una caratteristica unica che la rende particolarmente pericolosa: sfugge sistematicamente ai controlli e di fronte a sé non ha vaccini che la possono rendere innocua. Nella giornata di ieri, la variante Uefa è stata inquadrata bene dal ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer, che con una certa irruenza ha detto ciò che in modo più diplomatico aveva detto giorni fa Mario Draghi. Tema: siamo sicuri che abbia senso organizzare la fase finale degli europei di calcio in una città, come Londra, in cui il ritmo dei contagi è tornato a essere sopra il livello di guardia, più cento per cento di contagi al giorno, e che da settimane è l’epicentro di una variante vera, la Delta, che promette di essere poco minacciosa per i paesi molto vaccinati, come il Regno Unito, e che promette invece di essere minacciosa per i paesi non ancora ben vaccinati, come il resto dell’Europa?

 

L’Uefa, ieri, ha ribadito di non voler curarsi dei focolai sviluppatisi durante gli Europei (chiedere ai tifosi scozzesi) e ha confermato che “tutte le rimanenti partite di Euro 2020 si svolgeranno come programmato”. Si svolgeranno dunque a Londra le semifinali e la finale mentre si svolgerà in Russia, dove ieri si è avuto un nuovo record di casi, il quarto di finale di oggi tra Svizzera e Spagna. “Ritengo – ha detto il ministro dell’Interno tedesco, Horst Seehofer – che il comportamento della Uefa sia assolutamente irresponsabile. Ho il sospetto che ci sia un problema di tipo commerciale, e ragioni del genere non dovrebbero prevalere sulla protezione della salute”. Ieri, dopo aver letto la dichiarazione del ministro tedesco, abbiamo chiesto un commento a Roberto Speranza. Il ministro della Salute concorda con Seehofer, sostiene che “sicuramente oggi sarebbe da evitare giocare a Londra” e afferma che è del tutto “incomprensibile che l’Uefa non voglia cambiare sede”.

 

Lo scontro frontale dell’Italia e della Germania contro l’Uefa presenta un elemento di interesse che ci aiuta a fotografare un problema non di poco conto che riguarda l’attuale situazione della pandemia in Europa, dove la sostanziale attenuazione dell’emergenza (vale anche per i tamponi: ieri Italia 188 mila, nel Regno Unito 1,5 milioni) ha portato da un lato ad allentare alcune misure restrittive (evviva!) e dall’altro a far credere ai cittadini che la pandemia sia un lontano ricordo (aiuto!). Il risultato è che mentre l’Inghilterra può preoccuparsi relativamente per il nuovo aumento dei contagi (il 48 per cento degli inglesi ha ricevuto due dosi di vaccino), il resto dell’Europa non può permettersi di sottovalutare cosa potrebbe voler dire fare i conti con una nuova ondata di contagi (by Delta) in un momento in cui il ciclo di vaccinazioni procede spedito, sì, ma sconta ancora un ritardo importante (nell’Unione europea ad aver ricevuto due dosi di vaccini è il 33 per cento della popolazione, in Germania il 37, in Italia il 31, in Francia il 30).

 

E l’idea che la pandemia oggi sia un lontano ricordo ha un riflesso non solo sulle scelte dell’Uefa ma anche sulla campagna vaccinale di alcuni paesi come l’Italia dove nonostante l’appello del generale Figliuolo e del presidente Draghi la quantità di persone più esposte non ancora vaccinate è ancora impressionante (2,7 milioni di over 60 non si sono ancora vaccinati). Il virologo Roberto Burioni ieri ha denunciato l’irresponsabilità dell’Uefa, “che si rifiuta di spostare le partite degli Europei da città dove esiste un grave pericolo di contagio”, e l’irresponsabilità della politica, perché è “inaccettabile che i paesi sovrani accettino tutto questo, mettendo a rischio la salute dei loro cittadini”.

 

Si potrebbe dire che con l’arrivo del green pass europeo (disponibile per chi: ha avuto due dosi, è guarito negli ultimi sei mesi, ha un esito negativo di un tampone fatto nelle ultime 48 ore) i problemi potrebbero essere risolti, ma sfortunatamente il green pass è uno strumento che hanno scelto di adottare solo gli stati dell’Ue. E per questo ai capi di governo, in caso di arrivo delle proprie nazionali  alle  finali degli Europei, se non riuscirà l’impresa di far cambiare idea all’Uefa su Londra non resterà che dire, quando sarà: spiace, cari tifosi, ma meglio restare a casa. Variante Uefa o variante Delta poco cambia. Gli ingredienti da usare sono sempre gli stessi: prudenza e vaccini.

 

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.