Contro i boh vax non basta il green pass

Claudio Cerasa

Ci sono 3 milioni di italiani a rischio non ancora vaccinati. Che fare? La strategia americana degli incentivi e quell’algoritmo ignorato dal governo per convincere i dubbiosi casa per casa. Faster, please

Sul complicato e affascinante percorso che separa l’Italia dal progressivo ritorno alla normalità, esiste un tema importante, e purtroppo poco considerato, che meriterebbe di essere fissato al centro dei pensieri della politica più di ogni inutile polemica sullo stato d’emergenza o sull’uso prolungato delle mascherine. Il tema coincide con un numero cruciale che si ricava andando a curiosare tra i dati inseriti nel report delle vaccinazioni consegnato una volta a settimana al governo dal generale Francesco Paolo Figliuolo. E l’ultimo report certifica una verità difficile da nascondere: il numero considerevole di over 60 non ancora vaccinati.

 

Nel caso specifico, tra coloro che non hanno ancora ricevuto una dose ci sono 389.977 over 80 (l’8,57 per cento di questa fascia), 902.725 persone tra i 70 e i 79 anni (il 15 per cento di questa fascia), 1.742.892 persone tra i 60 e i 69 (il 23,07 per cento di questa fascia). Il dato parla da solo: nella porzione di popolazione potenzialmente più esposta agli effetti del Covid-19 ci sono 3 milioni di persone che, pur potendosi vaccinare, non lo hanno ancora fatto (i morti per Covid-19, nell’ultimo anno, sono stati riscontrati al 95 per cento nella popolazione con un’età superiore ai 65 anni). E’ possibile che non tutte queste persone siano no vax incalliti ma è impossibile non accorgersi di un fatto elementare con cui, fuori dall’Italia, stanno facendo i conti  molti governi che si trovano in una situazione simile: l’idea cioè che non sia sufficiente avere una logistica impeccabile per mettere al riparo un paese dai danni che potrebbe produrre una nuova ondata sui fragili non vaccinati. Dunque, che fare?

 

In Israele, mesi fa, per convincere i boh vax (i dubbiosi) e i no vax (gli scettici) sono stati istituiti dei premi (in particolare per gli ultraortodossi) e anche negli Stati Uniti, per provare a dare uno sprint alla campagna vaccinale alcuni stati hanno agito utilizzando le leve della creatività e della spesa pubblica. In California, il governatore Gavin Newsom ha creato un programma di incentivi ai vaccini dal valore di 116,5 milioni di dollari, tra carte alimentari regalate ai primi due milioni di vaccinati, premi in denaro per  gli altri californiani vaccinati e partecipazione ad alcune lotterie. In Illinois, sono stati offerti, ai più giovani, 50 mila biglietti gratuiti per alcuni parchi tematici. A New York, il governatore, Andrew Cuomo, ha prima organizzato, a maggio, una ricchissima lotteria per i vaccinati (primo premio 5 milioni) e poi, come ricordato da Axios, ha messo in palio borse di studio per i vaccinati e altri incentivi (inclusi abbonamenti annuali gratuiti per il Public Theatre).

 

La scelta di consentire una libera circolazione in Europa per i vaccinati (ieri il governo ha approvato il “green pass”) va certamente in questa direzione (incentivare). Ma la pandemia ci ha insegnato che ciò che è necessario non è sempre sufficiente e per questo al governo potrebbe tornare utile una tecnologia particolare elaborata dalla Federazione italiana medici di medicina generale che da qualche tempo sta adottando in Campania il governatore Vincenzo De Luca. La tecnologia consiste nell’utilizzo di un algoritmo che permette il rintracciamento di tutta la popolazione potenzialmente a rischio, non ancora vaccinata, e permette ai medici di medicina generale di andare casa per casa a convincere i dubbiosi (no vax e boh vax). Il sistema, settimane fa, è stato presentato anche al ministro Speranza e al generale Figliuolo. Entrambi lo hanno molto apprezzato ma entrambi hanno detto che imporlo alle regioni andrebbe a violare l’autonomia regionale. Uno scrupolo legittimo. Ma uno scrupolo che cozza con lo spirito con cui il governo è nato: scommettere sul whatever it takes per salvare l’Italia. E convincere casa per casa, e caso per caso, i fragili non ancora vaccinati rientra in una logica che chi governa dovrebbe considerare senza timore: iniziare a capire che ciò che è necessario può non essere sufficiente per uscire dall’incubo. E dunque, come si sarebbe detto un tempo, fare presto, grazie.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.