(foto d'archivio Ansa)

editoriali

Ci vorrebbe un Draghi con i sindaci

Redazione

Ragioni per essere in piazza con l’Anci il 7/7, contro la giustizia impazzita

C’è un nesso tra gli stipendi dei sindaci di Roma e Milano, ma anche poniamo di Crema, la fuga dalle candidature a favore di carneadi e figure minori, e le continue giravolte della magistratura, su casi come Ilva ed Eni-Nigeria, per citare gli ultimi? Sì, ed è quello che Giovanni Tria, oggi consigliere del governo Draghi, ha definito sul Foglio “rischio legale” che minaccia di vanificare la ripresa post pandemia. Per motivi mai chiariti  la magistratura ha via via esteso la responsabilità di fatti commessi, e perfino non commessi, dai sottoposti ai numeri uno. Ne sono scaturite condanne clamorose e clamorose campagne mediatiche: da quella annullata all’ex ad di Ferrovie Mauro Moretti per il disastro di Viareggio del 2009, annullata dalla Cassazione al blocco della produzione dell’Ilva di Taranto, disposto dal Tar e annullato dal Consiglio di stato, con sanzioni a manager e amministratori locali.

Virginia Raggi ha la colpa di essere stata una pessima sindaca, non di non aver controllato le promozioni di un paio di funzionari; eppure è stata tre anni in tribunale. Beppe Sala, ricandidato sindaco del Pd a Milano, è stato prima condannato poi assolto per l’Expo. Nel 2019 i giudici lo condannarono scrivendo che aveva agito “per motivi di particolare valore morale e sociale”. Stefania Bonaldi, sindaca pd di Crema, è indagata perché un bambino si è schiacciato un dito in un asilo. Gli stipendi di Raggi e Sala sono di 117 mila euro, di Bonaldi 26 mila. In politica non si guadagna con lo stipendio, neppure alla Casa Bianca. Solo in Italia però c’è il rischio legale, anzi penale: il sindaco di Londra non è andato a giudizio per l’incendio alla Grenfell Tower né quella di Parigi  per il disastro di Notre-Dame. Dunque i candidati amministratori si tengono alla larga a meno che non dispongano di patrimoni e buoni avvocati. Mentre l’Europa e gli investitori  aspettano che la riforma della giustizia si trasformi da utopia in realtà. Una ragione in più per essere in piazza con i sindaci  il  7 luglio contro le  pazzie della giustizia. Chissà che Draghi non ci faccia un salto.

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