“Le riforme sono più importanti dell'unanimità”. Parla il ministro Lorenzo Guerini

Claudio Cerasa

“Le riforme non sono neutrali ma questo non può far pensare che si possa accantonare il tema per salvaguardare una formula politica”. Libia, Ue, Letta, agenda Draghi. Intervista al ministro della Difesa

Guardi che non ho problemi a dirlo”. A dire cosa? “A dire che l’agenda del Pd debba coincidere con l’agenda Draghi”. Stessa agenda? Uguale uguale? Sicuro sicuro? “L’agenda Draghi prevede un imperativo che condivido: riformare, riformare, riformare. E poi: crescere, crescere, crescere. E dunque: semplificare, semplificare, semplificare. Questi elementi sono nel bagaglio culturale e politico del Pd”. Lorenzo Guerini è il ministro della Difesa, è uno dei ministri sopravvissuti politicamente al passaggio dal governo Conte al governo Draghi, è un esponente importante del Partito democratico, guida una corrente (Base riformista) decisiva nella vita del Pd (Letta le correnti non le voleva ma da quando c’è Letta le correnti proliferano come i conigli) e in questo colloquio volante con il Foglio offre alcuni interessanti e rapidi spunti di riflessione per provare a ragionare su almeno cinque temi: dove va il governo, che può succedere con Salvini, che sta succedendo con il Pd, che cosa succederà nel Mediterraneo e cosa cambierà nei prossimi mesi nei rapporti con la Libia.

Sull’agenda Draghi, Guerini è chiaro e tosto e, seppure indirettamente, suggerisce a chi nel Pd tenta di smarcarsi dall’agenda del presidente del Consiglio di ricordarsi che la rotta del governo è anche la rotta del Pd. E’ quello che pensa Guerini, ma è anche quello che pensa Enrico Letta? Al ministro della Difesa chiediamo dunque di intervenire, per quanto possibile, sul dibattito sollevato dal segretario sul tema della tassa di successione, con dote dedicata ai giovani. Draghi, facciamo notare a Guerini, ha pizzicato amichevolmente il segretario del Pd, ricordando che in questa fase parlare di tasse da aggiungere non è il caso, in un momento in cui i cittadini si aspettano non di sapere cosa verrà tolto loro ma cosa verrà restituito. “Io – dice Guerini – credo che Enrico Letta stia lavorando, giustamente, a un rafforzamento del profilo identitario del Pd, e la proposta che ha fatto va giudicata prima di tutto per gli obiettivi, più che per i mezzi, ovvero per l’obiettivo di introdurre elementi di equità, chiedendo a chi ha di più di fare ancora di più per combattere le diseguaglianze. Detto questo penso che Draghi abbia ragione nel dire che il tema debba essere affrontato in un contesto generale e penso che quando si parlerà di riforma fiscale quella proposta sarà parte di un ragionamento più complessivo del Pd sul fisco”. Le riforme, certo. Per il Pd, come riconosce il ministro della Difesa, si apre una fase delicata, interessante, in cui la politica, la maggioranza, dovrà scegliere, in alcuni casi, se sacrificare l’unanimità o se sacrificare le riforme. “Non sono dell’idea che si possa avere un piano B rispetto alla via maestra di trovare il più ampio consenso da parte di tutti per fare le riforme. E’ naturale che questa sia l’esigenza centrale da parte del governo: ce lo ha chiesto il presidente della Repubblica, ce lo chiede la fase storica che stiamo vivendo e sono convinto che la capacità di inquadrare in tal senso, con responsabilità, la normalità della dialettica politica sia, in questo momento, un dovere morale oltre che politico. E sono anche convinto che in una stagione come quella che stiamo vivendo sia inevitabile per tutti i partiti, per raggiungere obiettivi ambiziosi, cedere a volte qualcosa rispetto alle proprie posizioni di partenza per trovare convergenze alte su obiettivi condivisi in quanto necessari. Detto questo, se mi si chiede se fare le riforme è più importante di avere l’unanimità, io credo che una delle ragioni d’essere di questo governo sia realizzare le riforme utili al paese. E’ ovvio che le riforme non sono mai neutrali ma questo non ci può portare a pensare che il governo possa vivere accantonando il tema delle riforme, cosa che non è possibile anche per i meccanismi europei che sovraintendono il piano, per salvaguardare una formula politica. Non c’è quindi contraddizione tra fare le riforme e la formula politica che sostiene il governo, poiché sia la ragion d’essere di questo esecutivo, sia gli impegni assunti in sede europea, ci obbligano a farle”.

E’ sbagliato anche non avere il coraggio di parlare di altre riforme, come quelle istituzionali? “Avere processi decisionali più snelli e più fluidi è un’esigenza del paese, non da ora, direi da molti anni, ancor prima del referendum costituzionale del 2016. Io credo che quella esigenza, cioè lavorare su un ammodernamento delle nostre istituzioni, non sia venuta meno. Forse è vero che il tempo di fronte a noi, da qui alla fine della legislatura, non è moltissimo ma un governo come quello che abbiamo oggi, con una maggioranza parlamentare così larga che già nell’azione di governo obbliga le forze politiche ad allargare gli ambiti di intesa, potrebbe essere un terreno fertile, utile, per verificare la possibilità di ragionare insieme su questo passaggio: modernizzare le istituzioni secondo me è un’esigenza del paese e quindi dovrebbe essere una priorità della politica”. Così come una priorità della politica, oggi, facciamo notare al ministro, dovrebbe essere quella di occuparsi, con più forza, dell’investimento politico in Africa, dalla Libia al Sahel. Chiediamo: è corretto dire che la presenza italiana, ed europea, in Africa sia una presenza che merita di essere rafforzata nei prossimi mesi? E se sì, in che modo avverrà? “Credo che l’Unione europea debba impegnarsi con forza per la Libia partendo dalla consapevolezza che sostenerla in questa fase di transizione significa affrontare una parte di quel  quadro di instabilità che si trova a sud dell’Europa. In Africa si giocano interessi di sicurezza fondamentali  non solo dell’Italia ma di tutto il continente. Ed è nostro dovere averne consapevolezza e lavorare di conseguenza”. Verrà dunque rafforzata e potenziata, in Parlamento, anche la missione in Libia che prevede un sostegno non solo politico per la Guardia costiera libica? “Le nostre missioni devono essere pensate sempre di più con la logica di un intervento multidimensionale. Rafforzamento delle istituzioni, addestramento delle forze armate, interventi di cooperazione internazionale, sostegno allo sviluppo, coinvolgimento delle imprese. Non possiamo permetterci di intervenire in modo non organico. Oggi c’è un dovere anche morale di intervenire per sostenere l’Africa, con la consapevolezza che si decide anche il futuro del quadro di sicurezza non solo dell’Italia, ma dell’Europa. E noi ci siamo”. Un anno fa, il Parlamento ha approvato il rifinanziamento delle missioni militari internazionali, compresi gli interventi in Libia, e in quell’occasione venne approvato uno stanziamento pari a 58 milioni di euro per la missione in Libia. Dieci di questi andarono alla missione bilaterale di assistenza dedicata al rafforzamento della Guardia costiera libica. Quando Guerini parla di “addestramento delle Forze armate” in Libia si riferisce naturalmente a questo passaggio e si riferisce naturalmente al fatto che il sostegno alla Guardia costiera oltre che confermato verrà in qualche misura “rafforzato”, come ha detto il ministro martedì sera a Porta a Porta. Un anno fa l’appuntamento del rifinanziamento della missione divise in due il Pd. Oggi quell’appuntamento sarà utile per capire quanto l’agenda Draghi coinciderà davvero con l’agenda del Pd. Good luck.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.