Marco Travaglio (foto LaPresse)

Complotto! In arrivo la maxi inchiesta di Travaglio sulla caduta di Conte

Salvatore Merlo

Il direttore del Fatto da alcuni giorni prenota interviste e fa domande a ministri ed ex ministri, del Pd e dei Cinque stelle. Che tra loro scoppiano a ridere, come un tempo ridevano di Brunetta quando denunciava le congiure di banchieri e mercanti contro Berlusconi

Poiché da sempre il complotto è il più banale rifugio del cretino, nonché il più cretino dei rifugi, Giuseppe Conte evita di parlarne personalmente e lascia che siano camerieri e palafrenieri a raccontare le ore della sua caduta da Palazzo Chigi come un tranello, un piano diabolico, quasi un colpo di stato. Ed è infatti in arrivo a questo proposito un libro di Marco Travaglio. Lui che lecca i fatti per osservarli meglio. Slurp! L’ex presidente del Consiglio ha ritegno e asseconda in silenzio la teoria del complotto fatta propria persino da Goffredo Bettini. Un’idea da serie tv – ci penserà Discovery o Disney Channel? – che adesso sta per assumere le sue giuste dimensioni di patacca giornalistica con l’impegno del mitologico Travaglio. Il più grande segugio d’Italia. Quello che subito capì Raffaele Marra e la corte dei miracoli di Raggi a Roma. Infatti garantì per Marra poco prima che venisse arrestato. Insomma uno al quale non gliela si fa.

Così il direttore del Fatto da alcuni giorni prenota interviste e fa domande a ministri ed ex ministri, del Pd e dei Cinque stelle, che tra di loro ne parlano: “Ma t’ha chiamato pure a te? Ma che vuole? Sta scrivendo un libro. Sì. Sul complotto internazionale contro Conte”. E qui, alcuni, alla parola “internazionale” scoppiano a ridere. Poveri sciocchi. Ridono come un tempo ridevano di Renato Brunetta quando con spontaneità d’ariete denunciava il complotto di banchieri e mercanti contro Silvio Berlusconi nel 2011, quello che in pratica il Cav. s’era fatto da solo. Anche Brunetta ci fece un libro. E insomma trattano Travaglio come fosse il Brunetta di Conte (nel senso che anche lui è già pronto e non serve nemmeno scuoterlo prima dell’uso), solo perché intende battersi con decisione, in piedi sulla garitta in mezzo alla genuflessione generale, per svelare quel torbido intreccio d’interessi politici e imprenditoriali, nazionali e internazionali, massonici e plutocratici, romani ed europei, mondiali e marziani, che hanno diabolicamente determinato la fine del Bisconte e l’arrivo di Draghi.

Travaglio scava e rivela. Si sa. Passa al luminol ogni fatto solo apparentemente chiaro della storia e della cronaca. Basta scorrere il greatest hits di questo fenomeno autodefinitosi allievo di Montanelli: dal Bilderberg a JP Morgan, dai vaccini alla Trattativa stato-mafia. Fino alla Xylella, la malattia arboricola a lungo denunciata dai travaglioni come un esempio di complotto delle multinazionali. Gli alberi morivano per un batterio e quelli se la prendevano con la cura. Lì erano le olive, qui è Conte, ma la sostanza cambia poco: qualcosa non torna! Conte non cadde perché non riuscì a trovare i responsabili. Eh, no. Troppo facile. Chiedete a Marco. Lui i fatti li inumidisce, per piegarli meglio.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.