i lamenti del nazareno

I sospetti del Pd sul doppio gioco di Di Maio per le regionali

Simone Canettieri

Prima benedice l'intesa giallorossa, poi fa il sabotatore quando bisogna chiudere l'accordo. "E' inaffidabile", si lamentano i dem, che provano (invano) a decifrare le mosse del ministro degli Esteri

"A Luigi o a Di Maio: a chi dare retta?". In queste ore al Nazareno c'è chi inizia a farsi più di una domanda sul caso Marche. I sospetti sul doppio gioco del leader grillino si addensano sempre di più, fino a diventare convinzioni sussurrate: "Ma questo non lo possiamo dire...".

 

I fatti parlano da soli. La settimana scorsa dopo il voto su Rousseau – a suon di interviste, dichiarazioni e off ai giornali – il ministro degli Esteri ed ex (si fa per dire) capo politico si era eretto a garante del patto tra grillini e Pd, un nuovo compromesso storico visti i toni solenni. Ma ora, dopo una manciata di giorni e alla prova del nove o meglio delle liste, Di Maio rimane fermo come un semaforo e sembra non voler muovere un dito davanti alla possibilità di un accordo nelle Marche. Si tratterebbe, in fin dei conti, di far fare un passo indietro a Gian Mario Mercorelli (in cambio della vicepresidenza) e di convergere sul civico Maurizio Mangialardi. Un'operazione benedetta anche dal premier Giuseppe Conte, da replicare, secondo il presidente del Consiglio, anche nella sua Puglia. Ma le dichiarazioni di tutti – da Crimi in giù – vanno nel verso opposto: autonomia, nessuna imposizione, autodeterminazione dei territori.

 

Sicché gli uomini di Zingaretti mettono in fila le cose e iniziano a vedere la possibile tela di Luigi Penelope Di Maio. "Strano che nelle Marche la base 5 stelle vuole l'accordo, Conte vuole l'accordo, Di Maio vuole l'accordo, e poi l'accordo non si fa..." dicono dal Pd. E qui si rientra nel labirinto dei sospetti e delle dietrologie. Con una consapevolezza: dove c'è Conte scompare Di Maio. Un principio ormai fisico più che politico. Anche nelle Marche.

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