i due sì sulla raggi e sul pd

Rousseau demolisce (ancora) la propaganda di Rousseau

Luca Roberto

Casaleggio parlava di una piattaforma da "oltre un milione iscritti" e invece votano in meno di 50mila. Dall'elezione di Di Maio al patto col Pd, cronistoria di un fallimento

Ieri e oggi gli iscritti alla piattaforma Rousseau del M5s hanno votato di nuovo. Si sono espressi a favore sia della modifica del limite massimo di due mandati (non vale se si è stati consiglieri regionali o comunali): 39.235 voti favorevoli e 9.740 contrari; sia della possibilità di allearsi con i partiti tradizionali alle elezioni amministrative (29.196 sì e 19.514 no). D'altronde, in un inedito endorsement pubblico, era stato lo stesso Di Maio, in passato così rispettoso dell'ossequio per cui il voto "è segreto", a dire che lui avrebbe approvato entrambi i quesiti. E così oggi i grillini celebreranno ancora una volta il grande spot alla democrazia diretta dell'uno vale uno. 

 

Eppure, stando allo storico delle votazioni su Rousseau, quello che doveva diventare uno strumento attraverso cui articolare la proposta politica, fare da tramite tra attivisti ed esponenti parlamentari, altro non è stato che un semplice luogo di ratifica. Lo si capì, peraltro, già nel 2017: il figlio padrone della piattaforma Davide Casaleggio disse che l'obiettivo era di arrivare ad avere almeno un milione di iscritti entro la fine del 2018. E' andata diversamente: e infatti oggi, a distanza di tre anni da quel pomposo annuncio, i votanti su Rousseau sono stati 48.975.

 

E' insomma la storia di un grande fallimento. E qui abbiamo cercato di raccogliere i dati riferiti alle principali votazioni degli ultimi anni. 

 

 

Elezione Di Maio capo politico 

Nel settembre del 2017 il M5s elegge il nuovo capo politico. Sulla piattaforma Rousseau, dei circa 140mila attivisti accreditati, parteciparono al voto in 37.442, meno del 30 per cento: 30.936 a favore di Luigi Di Maio. Tra gli altri contendenti, Elena Fattori prese 3.596 voti. 

 

Parlamentarie 2018 

Nel febbraio 2018, alla vigilia delle elezioni politiche che avrebbero incoronato i cinque stelle primo partito sia alla Camera che al Senato, si tennero su Rousseau le cosiddette parlamentarie, e cioè le votazioni per eleggere i candidati nei collegi dei due rami del Parlamento. Su circa 135mila iscritti, votarono in 39.991 per la Camera e in 38.878 per il Senato. Di Maio, che era il capo politico del movimento e uno delle personalità più note, venne candidato dopo aver raccolto 490 preferenze. Sempre nell'ordine delle poche centinaia i voti accumulati dagli altri candidati. 

 

 

 

 

 

Accordo di governo gialloverde 

Nel maggio del 2018, dopo mesi di consultazioni andate a vuoto, Lega e M5s trovarono un accordo per far nascere "il governo del cambiamento". All'uopo, su Rousseau gli iscritti del movimento furono chiamati ad approvare le 58 pagine del contratto di governo stipulato tra le due forze politiche (la Lega si rivolgerà ai più materiali gazebo). Su 115.332 iscritti, presero parte alla votazione in 44.796, meno del 40 per cento degli aventi diritto. L'approvazione del contratto fu plebiscitaria con 42.274 favorevoli (94 per cento) e solo 2.522 contrari. 

 

 

 

Caso Diciotti

Nel febbraio 2019, quando insomma l'accordo con la Lega e il governo gialloverde erano ancora in essere, il M5s decise di sottoporre ai propri attivisti la decisione di mandare o meno a processo Matteo Salvini per la vicenda legata alla nave Diciotti. Fu l'occasione per sperimentare un quesito di logica: votavi sì per dire no all'autorizzazione e viceversa. Presero parte al voto in 52.417, circa la metà degli aventi diritto: 30.948 per salvare l'ex ministro dell'Interno e 21.469 per mandarlo a processo. Quasi 60 a 40. 

 

 

 

Di Maio confermato capo politico 

Nel maggio del 2019, dopo la perdita di consenso e le varie sconfitte a regionali ed europee, l'allora vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico venne riconfermato alla guida del movimento. Votarono in 56.127, di cui 44.849 a favore e 11.278 contrari. Di Maio festeggiò dicendo che era "il record mondiale per una votazione online in un singolo giorno per una forza politica". 

 

Alleanza di governo rossogiallo 

 

Nella burrascosa estate del Papeete, dopo l'evocazione dei pieni poteri e il naufragio dell'esperienza gialloverde, agli iscritti grillini toccò esprimersi sul cambio degli alleati: da Salvini a Zingaretti. "Sei d'accordo che il MoVimento 5 Stelle faccia partire un Governo, insieme al Partito Democratico, presieduto da Giuseppe Conte?", recitava il quesito, non contemplando questa volta nemmeno uno straccio di programma condiviso. Dei 117.194 iscritti, si precipitarono a cliccare in 79.634: 63.146 a favore dell'accordo (circa il 79 per cento) e 16.488 in dissenso. 

 

 

 

 

 

Pausa elettorale alle regionali 

 

Dopo l'esito delle regionali in Umbria, dove la coalizione tra M5s, Pd e Leu a supporto della candidatura di Vincenzo Bianconi aveva raccolto una sonora sconfitta, Luigi Di Maio avanzò la proposta di una pausa elettorale alle amministrative del gennaio 2020 in Emilia-Romagna e Calabria. La base cinque stelle la pensò diversamente, sconfessando per la prima volta in maniera esplicita la linea del capo politico. Dei 125018 iscritti, però, votarono su Rousseau solamente in 27.273, in pratica 1 su 5. I contrari alla proposta furono 19.248, i favorevoli che avrebbero preferito abbandonare la competizione 8.025