Perché diffidare delle vestali della Costituzione e del loro al lupo, al lupo!

Claudio Cerasa

Oggi sono scesi in campo per rimproverare agli altri quello che loro stessi hanno fatto per una vita: usare la Carta per i propri fini politici, ora contro Berlusconi, ora contro Renzi. Senza rendersi conto di quanto proprio loro hanno indebolito le istituzioni

Al lupo, al lupo! Nelle ore che hanno immediatamente preceduto l’ingresso dell’Italia nella fase 2, il dibattito politico è stato monopolizzato da un tema direttamente collegato alla necessità che il Parlamento debba fare o no tutto il possibile per offrire al paese un governo diverso rispetto a quello attuale. Diversi esponenti della politica e della società civile hanno scelto di porre al centro del dibattito il tema della presunta violazione della Costituzione da parte del presidente del Consiglio e negli ultimi giorni ci sono stati almeno tre importanti politici che hanno accusato il presidente del Consiglio di aver agito in queste settimane senza rispetto per i valori della Costituzione. Matteo Salvini ha rimproverato il governo per aver agito in queste settimane come se fosse rappresentante di una repubblica etica e non di una democrazia parlamentare. Giorgia Meloni ha rimproverato il governo per aver agito in queste settimane sospendendo di fatto la Costituzione. Matteo Renzi ha rimproverato il governo per aver approvato alcuni scandali costituzionali, come sarebbe a suo dire l’ultimo Dpcm, e per aver deciso di lavorare seguendo una traiettoria che, a suo dire, calpesterebbe la Costituzione.

 

Contro la linea di chi sostiene che il governo calpesterebbe la Costituzione, fatta propria da buona parte dei partiti che sognano di non avere più Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, sono scesi in campo fior fior di intellettuali, si fa per dire, che si sono ritrovati, dal loro punto di vista, in una posizione interessante da decifrare: dopo aver usato per anni la Costituzione per attaccare spesso in modo cialtronesco i propri avversari politici oggi questo fior fior di intellettuali, vestali della Carta, è lì impegnato a criticare tutti coloro che, ohibò, starebbero utilizzando in modo improprio la Costituzione trasformando in modo discrezionale la difesa della Carta in un’arma utilizzata in modo ignobile contro il proprio avversario politico. E così ecco arrivare il giudice emerito della Corte costituzionale, l’Altissimo e Verissimo e Purissimo Gustavo Zagrebelsky, pronto a castigare tutti i manigoldi desiderosi di usare in modo pretestuoso la difesa della Costituzione come un’arma contro i propri avversari (“L’opinione di chi sostiene che i diritti costituzionali siano stati limitati per arroganza del governo è errata”, ha detto venerdì scorso l’Altissimo al Fatto).

  

E così ecco arrivare coraggiosi sul Manifesto diversi intellettuali illuminati – da Nadia Urbinati a Luigi Ferrajoli – che dopo aver passato buona parte della propria vita a usare la Costituzione come un’arma contro il proprio avversario di turno scelgono di attaccare tutti coloro che sono lì oggi a usare la Costituzione come un’arma contro i propri avversari. “I retroscena impazzano e molti fanno di tutto per accreditare un Conte poco autorevole e drammaticamente non all’altezza della situazione, oppure un presidente del Consiglio che si atteggia quasi a dittatore calpestando i diritti e la Costituzione… ci preoccupano i democratici liberali, i grandi paladini della democrazia e della Costituzione, i cui show disinvolti e permanenti non fanno proprio bene al paese, anzi lo danneggiano”.

  

Che ci siano politici che in modo un po’ furbesco usano la difesa della Costituzione (che come ha ricordato la presidente della Corte Marta Cartabia non è stata violata perché la Costituzione offre tutti gli strumenti per affrontare un’emergenza) per i propri giochi politici non è purtroppo una novità – e lo stesso Renzi, che ha subìto in prima persona una folle campagna denigratoria combattuta dalle vestali della Costituzione in più fasi della sua vita, a partire dal referendum del 2016, quando gli stessi che oggi lo rimproverano di fare il furbetto con la Costituzione fecero i furbetti con lui sostenendo che una modifica della Costituzione coincidesse con uno stupro della Carta. Ma che gli stessi campioni della difesa della Costituzione si ritrovino oggi a rimproverare agli altri quello che loro stessi hanno fatto per una vita – usare la Costituzione per i propri fini politici, ora contro Berlusconi ora contro Renzi – questo sì è molto istruttivo e lo è per diverse ragioni.

  

In primo luogo perché le vestali della Costituzione ogni volta che accusano senza solide ragioni un governante di violare la Costituzione non si rendono conto di indebolire le nostre istituzioni, perché dire che chi governa viola la Costituzione significa anche dire che il capo dello stato non è altro che un notaio con le mani legate incapace cioè di intervenire laddove la Carta venga oltraggiata.

  

In secondo luogo perché coloro che per una vita hanno speculato sulla difesa della Costituzione oggi, prima di attaccare chi usa in modo improprio la Costituzione per propri obiettivi politici, dovrebbero riconoscere che lo spazio della difesa impropria della Costituzione è uno spazio che esiste solo perché c’è qualcuno che negli anni si è premurato di crearlo e alimentarlo. Al di là della battaglia di merito tra i teorici della Costituzione violata e i teorici della Costituzione non violata, il dibattito di queste ore, se vogliamo, ci ricorda un principio assoluto che somiglia molto alla lezione, famosa, contenuta in una favola di Esopo, quella dell’“al lupo al lupo”.

 

Il protagonista di quella favola, come molti di voi ricorderanno, è un pastore che di notte doveva fare la guardia alle pecore del padre. Quel pastore spesso si annoiava e per questo fece diverse volte degli scherzi alle persone che dormivano urlando al lupo al lupo quando il lupo non c’era. Un giorno però il lupo arrivò davvero, il pastore cominciò a gridare al lupo al lupo, nessuno gli credette, il lupo entrò nel recinto e si mangiò tutte le pecore. Le vestali della Costituzione, oggi, dovrebbero ricordarsi questo e dovrebbero ricordarsi quali sono gli effetti della deriva di chi lancia allarmi che non lo sono: evitare ogni qualvolta che non si è d’accordo su una scelta di un politico di dire anche che quella scelta è incostituzionale solo per rafforzare la propria posizione, perché altrimenti se mai un lupo dovesse sbucare davvero – e di questi tempi i lupi ci sono davvero – a forza di dire al lupo al lupo nessuno ci crederebbe più.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.