Ecco come Renzi può trasformare il premier nel “sindaco d'Italia”

Luca Roberto

Il leader di Italia viva sfida Conte e la maggioranza rossogialla e lancia l'idea di utilizzare a livello nazionale il sistema di elezione dei primi cittadini nei comuni con più di 15 mila abitanti

Matteo Renzi sfida Giuseppe Conte e la maggioranza rossogialla e, ospite di Porta a Porta, propone di rivoluzionare l'assetto istituzionale italiano con l'elezione diretta del presidente del Consiglio, sul modello del “sindaco d'Italia”. Un'idea fatta filtrare come indiscrezione già nel pomeriggio e subito sostenuta dal lancio di una raccolta firme online. L'obiettivo è quello di garantire un vincitore “un minuto dopo i risultati delle elezioni”. Ma è ovvio che la proposta avrà riflessi sul lavoro già avviato dalla maggioranza e dal governo per arrivare a una nuova legge elettorale. Come si sposa l'idea renziana con il progetto di un proporzionale puro lanciato dalle forze di maggioranza nelle scorse settimane?

   

Inizialmente Renzi, proprio per coniugare le due esigenze, aveva preso in considerazione il “modello israeliano”, cioè quello rimasto in vigore in Israele tra il 1996 e il 2001, che garantiva da un lato l'elezione diretta del capo di governo e, in parallelo, l'elezione su base proporzionale dei rappresentanti della Knesset, il Parlamento israeliano. “Il sistema non ha funzionato perché la legge elettorale pienamente proporzionale, con una soglia dell'1,5 per cento, non era pensata per garantire una maggioranza parlamentare che sostenesse il presidente eletto. In più era previsto anche l'obbligo della fiducia in entrata, un ulteriore aggravio per la stabilità del sistema” spiega al Foglio il costituzionalista Francesco Clementi.

 

Una soluzione alternativa poteva essere il cosiddetto Tatarellum, sistema elettorale attualmente in vigore nelle regioni che assegna alla coalizione che ha preso più voti un premio di maggioranza (che cambia da regione a regione) in grado di garantire stabilità ai governatori. Secondo una parte dei costituzionalisti, però, il turno unico potrebbe presentare profili di incostituzionalità visto che, per garantire la governabilità, dovrebbero esserci premi di maggioranza molto ampi che potrebbero produrre effetti distorsivi sulla rappresentatività delle camere.

 

Ecco allora che Renzi ha deciso di puntare sul “sindaco d'Italia”. Una replica a livello nazionale della legge che disciplina l'elezione dei sindaci nei comuni oltre i 15 mila abitanti: se nessuno prende il 50 per cento più uno dei voti al primo turno le due coalizioni più votate concorrono al secondo turno. Secondo Clementi, però, “la legge elettorale dovrebbe essere comunque modificata per seguire di pari passo la riforma costituzionale e per permettere al capo del governo direttamente eletto di essere sostenuto da una maggioranza. Se mantieni in vigore una legge pienamente proporzionale, con soglie molto basse, vai a sbattere direttamente sull'esperienza israeliana". L'idea di un'elezione diretta può essere però "un modo per garantire al governo maggiore stabilità e soprattutto rendere più trasparenti le crisi di governo, in un contesto come il nostro, dove nella maggior parte gli esecutivi cadono per via extra parlamentare” ”.

 

Ci sarà tempo per lavorare visto che, rivolgendosi a tutte le forze politiche “da Leu a Giorgia Meloni”, Renzi ha indicato anche tempi e modi: “Non butto la palla in tribuna. Anche se si rompe la maggioranza non si può votare fino all'autunno, è presumibile che fino al 2021 non si voti. C'è un impedimento tecnico, è il momento di pensare prima agli italiani e poi ai partiti. Con che governo fare la riforma del sindaco d'Italia? Il primo è il modello che avevamo fatto con il Patto del Nazareno. L'altra ipotesi è quella del governo Maccanico, che non vide la luce, e che prevede che il governo stesso sia istituzionale. Noi siamo in una fase in cui litigano tutti, e dicono che voglio condizionare”. 

 

Poco entusiasmo

Insomma, l'ex premier sembra determinato ad andare avanti ma la sua proposta, al momento, non sembra raccogliere grandi consensi né all'interno (come era ovvio) né all'esterno della maggioranza. Dario Franceschini, capo delegazione del Pd all'interno dell'esecutivo, sceglie di citare Esopo e la famosa favola della rana e dello scorpione.

 

Matteo Salvini, invece, reagisce con freddezza: “L’unico governo possibile è quello che devono scegliere gli italiani votando. Larghe intese per il presidenzialismo? Non può essere un motivo per tirare a campare. C’è bisogno di un governo che abbia le idee chiare sull’economia e l’attuale governo non ce l’ha”. Poi, però, ricorda: “Sull’elezione diretta del presidente della Repubblica abbiamo raccolto centomila firma nello scorso fine settimana: quindi chiunque sostenga questo cambiamento di modernità ed efficienza proposto dalla Lega può andare in tutti i Comuni italiani a firmare”.