Salvini vittima di se stesso non della giustizia

Claudio Cerasa

Dall’immigrazione a quota 100. Dalla Consulta alle pernacchie in Europa. E poi il processo sulla Gregoretti. L’ex Truce è vittima non delle ingiustizie ma delle sue politiche pazze. Il digiuno un’altra volta

Il senatore Matteo Salvini ha presentato ieri un sito molto ambizioso con cui invita gli italiani a digiunare per una giornata per lui – forse scongiurandoli di fare quello che lui vorrebbe ma che per esigenze di Instagram proprio non riesce a fare – come forma di solidarietà per un ex ministro che, così recita la presentazione del sito in un impeto a metà tra il mazziniano e il garibaldino, “rischia la galera per aver difeso la patria”. Il senatore sta provando a trasformare l’autorizzazione a procedere concessa ieri dalla giunta per le immunità al Senato (le scene della pagliacciata, compresa quella della maggioranza, le trovate nel racconto di Salvatore Merlo) per cercare di offrire nuovi elementi utili a dimostrare una tesi suggestiva: quella di essere un perseguitato politico. Nella storia del processo sulla Gregoretti – dove il leader della Lega, come sappiamo, è accusato di sequestro di persona aggravato dalla qualifica di pubblico ufficiale, dall’abuso dei poteri inerenti alle funzioni esercitate, nonché per avere commesso il fatto anche in danno di soggetti minori di età – il tema della persecuzione è però un tema da barzelletta utilizzato solo per distogliere l’attenzione da un fatto ben più rilevante che è l’intenzione di Salvini di rivendicare il principio che i voti ricevuti devono poter dare la possibilità a un politico di essere considerato al di sopra della legge.

 

Nonostante il tentativo commovente dell’ex ministro di descriversi come un perseguitato politico vittima di una giustizia spietata l’attenzione dei follower dell’ex Truce farebbe bene a spostarsi su un altro piano che è quello che riguarda una verità più difficile da confessare per il leader della Lega: Salvini non è vittima dell’ingiustizia ma è vittima delle politiche scellerate commesse dallo stesso Salvini. Sull’immigrazione, per esempio, il salvinismo è all’origine di diversi problemi con cui oggi si ritrova a fare i conti il nostro paese sia per quanto riguarda gli equilibri interni all’Europa sia per quanto riguarda gli equilibri interni al tessuto del nostro paese. Senza Salvini, per dirne una, i ricollocamenti nei paesi dell’Unione europea sono passati da una media mensile di 11 (85 in tutto tra gennaio e agosto 2019) a una media mensile di 98 (392 dal 5 settembre al 31 dicembre 2019). Senza Salvini il rapporto tra migranti e quote offerte nel 2019 è passato da poco meno del 20 per cento al 49 per cento. Senza Salvini, i rimpatri forzati sono passati da 580 al mese (4.646 nei primi otto mesi del 2019) a 602 (2.408 negli ultimi quattro mesi dell’anno). Senza Salvini il governo, rimettendo mano ai decreti sicurezza, potrebbe fermare la moltiplicazione di immigrazione irregolare, cresciuta di 87 mila unità nei mesi dell’interregno salviniano grazie a una norma che abolendo la protezione umanitaria ha trasformato in irregolari i richiedenti asilo (a causa dell’abolizione della protezione umanitaria, secondo l’Ispi, ci sono 24.000 stranieri irregolari in più rispetto a uno scenario in cui la protezione fosse stata mantenuta).

 

Senza Salvini, infine, sarà forse possibile ridare dignità a una importante missione navale europea chiamata Sophia, diventata lo scorso anno l’unica operazione navale al mondo senza navi in mare e tornata di moda dopo la Conferenza di Berlino sulla Libia, la quale, così ha detto ieri il ministro degli Esteri del Lussemburgo, “è stata distrutta e abbandonata sotto il signor Salvini”. Gli schiaffi ricevuti da Salvini negli ultimi tempi non riguardano però solo il terreno dell’immigrazione (nonostante i festeggiamenti del garantista Salvini Carola Rackete, come ha certificato la scorsa settimana la Cassazione, non andava arrestata) ma riguardano anche altri ambiti non del tutto irrilevanti. C’è lo schiaffo della Consulta all’imbroglio referendario della Lega (inammissibile per l’assorbente ragione dell’eccessiva manipolatività del quesito). C’è lo schiaffo di Bankitalia all’imbroglio politico di quota 100 (l’ultimo bollettino di Bankitalia ha certificato che l’impatto di quota 100 sull’occupazione complessiva sarebbe nell’ordine di meno 0,4 punti percentuali). C’è infine lo schiaffo mediatico rifilato alla Bestia del Truce da un gruppo di ragazzi bolognesi che da settimane, ammassandosi nelle città come sardine, ha scippato da sotto il naso al leader della Lega il monopolio mediatico dell’immagine della piazza. Non è detto che tutto questo sia sufficiente per fermare la macchina di consenso della Lega. Ma il fatto che ovunque si giri Salvini riceva schiaffi è una notizia fonte di buon umore, che ci offre una ragione in più per pensare che oggi non saremo i soli a non digiunare per Salvini. Slurp!

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.