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La Lega (via Giorgetti) offre un patto al Pd sul maggioritario

Valerio Valentini

Così l'ex sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio si preoccupa di interferire nei giochi della maggioranza

Roma. Solca il Transatlantico ostentando l’amarezza del disincanto. “Ormai, qui, la politica non c’è più”. Poi però te lo ritrovi seduto sulla panchina del cortile di Montecitorio, accanto a Simone Valente e Giulia Grillo: due dei grillini che più rimpiangono, sia pure per motivi diversi, il governo gialloverde, se non altro per non essere stati riconfermati in quello giallorosso. Chi lo conosce bene, sa che Giancarlo Giorgetti è proprio in questi giorni che è tornato a muoversi: come non gli succedeva da tempo. Ha sondato anche Federico D’Incà, il ministro per i Rapporti col Parlamento, per capire che aria tirava sulla legge elettorale. E ha capito che sì, “questi fanno sul serio”: e la prospettiva del ritorno al proporzionale gli provoca come una vertigine.

 

Giovedì scorso, dopo avere intercettato alla Camera Stefano Patuanelli, si è preso sotto braccio Andrea Orlando. “Perché non rompete? Non vedete che è il delirio, coi grillini?”. Ma la risposta che ha ricevuto – una sorta di “vorrei ma non posso” – lo ha convinto che, contrariamente a quanto crede Salvini, la crisi non è imminente. E che se anche arrivasse, dopo ci sarebbe un governo “più o meno tecnico” da cui la Lega resterebbe tagliata fuori. E così, mentre Simona Bordonali, delegata d’Aula del Carroccio alla Camera, continua a spronare la sua truppa a fare ostruzionismo (“Nessuno è autorizzato ad andare in missione, carichi che li mandiamo a casa!”, scriveva due giorni fa nella chat del gruppo), Giorgetti si preoccupa più che altro di come interferire nei giochi della maggioranza.

 

“Giancarlo è un’anguilla, non puoi mai afferrarlo davvero”, si stringe nelle spalle Edoardo Rixi quando lo si interroga sulle intenzioni dell’ex sottosegretario a Palazzo Chigi. Ma quando a Giorgetti gli si fa notare che la sua idea del “patto costituente” allunga i tempi della legislatura, lui sorride: “E’ chiaro che tra le regole da condividere ci sarebbe anche un’intesa sul ritorno alle urne”, come a dire che l’unico modo che si ha per determinare i destini della legislatura, è provare “a fare interdizione”, ostacolare insomma i movimenti dell’avversario. E non a caso c’è chi vocifera di un tentato abboccamento tra la vecchia guardia leghista e il Nazareno.

 

Nicola Zingaretti vorrebbe un maggioritario per azzoppare Renzi? “E allora – è la proposta fatta arrivare dal Carroccio – perché non attendere almeno che il 20 gennaio la Consulta si pronunci sul referendum Calderoli? Se verrà accolto, sarà politicamente proibitivo proporre un proporzionale”. Ma per la stessa ragione Pd e M5s hanno accelerato. Inserendo, tra i primi requisiti dell’accordo, la soppressione dei collegi uninominali. Il che indebolisce la Lega, tra l’altro, nelle trattative con Forza Italia. “Salvini ci offre venti posti blindati. Ma se saltano i collegi, cosa può garantirci?”, spiegava ieri Gianfranco Rotondi. E’ anche per questo che gli indecisi, tra gli azzurri, hanno capito “che ora è il momento di costruire al centro”, dice Osvaldo Napoli. Non a caso, stamane Davide Bendinelli invierà al Cav. la lettera con cui si dimette da coordinatore veneto di FI. E Italia viva è a un passo.

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