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Report ci ricorda che i guai di Salvini sono nella nube nera che circonda la Lega

Le inchieste finora ci lasciano con alcuni interrogativi: chi è davvero il leader della Lega? In cosa crede? Fa sue le idee della galassia neonazista?

23 Ottobre 2019 alle 08:20

Report ci ricorda che i guai di Salvini sono nella nube nera che circonda la Lega

Una riunione con manager russi a Mosca. Presenti Salvini e Savoini (foto LaPresse)

L’approccio del giorno dopo è sempre quello sensazionalistico. “Dopo la puntata di Report non può non succedere nulla. Non può”, scrive l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta. Per il segretario del Pd Nicola Zingaretti siamo davanti a notizie “inquietanti per la tenuta della democrazia italiana”. Eppure, nonostante l’ottimo lavoro dei giornalisti di Report, era già tutto evidente. Ad esempio, questo giornale, il 20 luglio e il 2 agosto, aveva già dato ampiamente conto della nube nera che si addensava sulla Lega. Certo, il servizio di Report rende palese, con volti e parole, quello che ricercatori e giornalisti avevano già intuito da tempo. Ora, come allora, a interessarci non sono gli eventuali aspetti penalistici della vicenda. Quelli li lasciamo alla magistratura che farà il suo lavoro. Ci interessa però il profilo politico-culturale di un leader di partito del nostro paese. Il leader del primo partito in termini di consenso secondo i sondaggi. Come nel dibattito sull’euro, anche la nube nera russo-statunitense che si addensa sul leader leghista ci lascia con un solo interrogativo: chi è davvero Matteo Salvini? In cosa crede? Matteo Salvini fa sue le idee della galassia neonazista? Ha in mente per il suo paese un modello fuori dall’orbita del liberalismo occidentale per fare spazio alle idee che, in maniera nitida, l’oligarca Konstantin Malofeev ha espresso nella trasmissione di Rai 3?

 

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Malofeev ha avuto il coraggio di esprimere le sua visione politica in maniera chiara e precisa e di sottoporla al dibattito pubblico. Matteo Salvini quando ci farà sapere con chiarezza cosa pensa? Perché, alla fine, è questo quello che fa la differenza fra un leader politico e un pescatore a strascico di idee a buon mercato: la responsabilità davanti all’opinione pubblica per le proprie azioni e per le proprie idee. Eppure, come in un pastiche postmoderno, la mattina si invocano i santi nei comizi e a tarda sera si strizza l’occhio alle cubiste del Papeete, a pranzo si rivendica l’appartenenza all’euro e a cena si manda Bagnai a parlare dal palco della manifestazione di Roma. E la nube nera si fa sempre più minacciosa, prima di tutto proprio perché lo stesso leader leghista non contribuisce a fare chiarezza. Perché in un paese distratto e senza memoria è comprensibilmente comodo giocare sull’ambiguità. Eppure, nell’assenza di effettivi concorrenti politici, Matteo Salvini farebbe bene, prima di tutto per se stesso, a farci sapere cosa pensa davvero.

 

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A noi, almeno in questo senso, dei rubli interessa poco. Rispetto al quadro a tinte fosche che è emerso, appaiono quasi un argomento noioso, come quando i grillini dicevano di voler ribaltare la democrazia parlamentare e gli intellos li attaccavano per gli scontrini. Fare chiarezza servirebbe anche a mostrare, almeno per una volta, che Matteo Salvini ha coraggio. Il coraggio, ad esempio, di dire apertamente che condivide la visione del mondo che Malofeev ha pubblicamente propagandato nel suo intervento televisivo. E’ un’operazione che richiede di uscire dal piccolo cabotaggio in cui ormai quotidianamente si rifugia la politica italiana. Non sappiamo se Matteo Salvini avrà questo coraggio, o se continuerà a giocare a nascondino sotto la nube nera. Magari riuscirà davvero a indossare i panni di Don Rodrigo o quelli di un novello Don Abbondio che, senza coraggio, riesce tutto sommato a trovarlo. Per quel che conta, a noi Don Rodrigo è stato sempre più simpatico di Don Abbondio. Da Salvini non ci aspettiamo simpatia, ma almeno esplicita difesa delle sue idee.

Pasquale Annicchino

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  • lucafum

    25 Ottobre 2019 - 00:31

    Sindrome di Leonard Zelig conclamata. Vicino ai leghisti è leghista, vicino ad Annalisa Chirico è europeista, vicino a Borghi è sovranista, vicino a Di Maio è grillino, vicino al popolo è populista, vicino a Savoini è Salvini, vicino a Conte diventa cattolico, vicino a Meloni e B diventa centrodestra, vicino a Renzi diventa Matteo, vicino alla Digos si è tramutato addirittura in ministro dell'interno. Coperto tutto l'arco del possibile ed oltre, da Papeete a Mururoa.

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  • giusgiand

    23 Ottobre 2019 - 15:58

    Pezzotto alquanto pusillamime, nella media della pusillanimità media dei media italiani su questa vicenda (con alcune eccezioni). Già perché non glielo chiediamo? "Matteo, senti un po', sei mica un agente d'inflenza russo? Se lo sei diccelo per piacere, così stiamo più sereni!" Ma si sa per il Foglio ormai Matteo Putinovic Salvinsky non deve essere più presentato come truce. E in effetti è peggio: è uno spregiudicato, a-ideologico, subculturale avventurista.

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  • luigi.desa

    23 Ottobre 2019 - 13:20

    Salvini è un politico rozzo con una chiacchiera formidabile ,più la sua struttura web :Riesce nell'unità di tempo spararle di più di ogni altro politico e così si è creato lka figura dell'OmoNero contro il quale tutte le fazioni politiche ,senza contrastarlo con proposte politiche serie,sparano a palle incatenate. Il risultato è solo una gran caciara con tutti contro il Truce .C'è una domanda : ma oltre a demonizzare l'OmoNero le altre forze politiche hanno proposte convincenti ? Il centro-destra oltre ai numeri vincenti cosa propone ? La ricetta Meloni ? Il fu liberalismo democratico del Cav o le vaghe pozioni di Salvini? A fronte cosa c'è. La decrescita felice dei grillini o la frastagliata nebulosa della sinistra litigiosa e senza idee o la pantomina di una destra democratica e di governo -che pure ha i numeri? La politica come arte del compromesso costruttivo con il grillismo si è liquefatta .I media ogni giorno martellano con le battute di Grillo senza chiamare il 118. Oremus

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