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Equiparare il comunismo al fascismo significa aprire gli occhi sulla storia

La risoluzione approvata dagli eurodeputati ha suscitato l'ira di alcuni partiti di sinistra. Ma la verità di fondo è che, al di là delle differenze ideologiche, si è trattato di due regimi ugualmente oppressivi

23 Settembre 2019 alle 15:32

Evviva l'Europarlamento che equipara il comunismo al fascismo

Una seduta del Parlamento europeo a Strasburgo (foto LaPresse)

La decisione del Parlamento europeo di dedicare una giornata alla memoria delle vittime dei regimi totalitari che hanno oppresso gran parte del vecchio continente è, di per sé lodevole. Ma la risoluzione che è stata approvata dagli eurodeputati è stata criticata, soprattutto da sinistra, per la sostanziale equiparazione tra il regime nazista e quello comunista. Naturalmente non spetta alla politica, a una politica liberale, dare definizioni storiche e ancora meno ideologiche, e finché la dissidenza riguarda tale questione di principio è più che accettabile. D’altra parte non si può nemmeno esagerare: il testo di una mozione parlamentare non pretende di scrivere la storia, ha solo una funzione pratica. Il che, se non giustifica, spiega l’approssimazione un po’ frettolosa dei giudizi storici contenuti nella risoluzione.

 

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Il nucleo della critica, però, non è metodologico, bensì parte dalla celebrazione dei milioni di caduti sovietici nella guerra antinazista per condannare alla radice ogni paragone tra i due regimi. Naturalmente dal punto di vista storico la differenza è colossale, e consiste appunto nel fatto che Josif Stalin ha vinto la guerra e Adolf Hitler l’ha persa. Questo dato incancellabile ha segnato profondamente la storia dell’Europa (e del mondo). Le conseguenze, però, sono state diverse per la parte occidentale e quella orientale del vecchio continente, che ha subìto un sostanziale dominio comunista, non scelto liberamente, per circa mezzo secolo. Per questi popoli e questi paesi l’oppressione comunista è stata più durevole di quella nazista ed è quindi comprensibile che venga considerata persino con maggiore sofferenza.

 

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Ciò detto, forse si può sfidare l’ira degli storicisti estremisti esaminando sommariamente alcuni elementi, strutturali e ideologici, che si sono affermati in modo assai simile nei due regimi autoritari “opposti”. Dal punto di vista della struttura, oltre all’ovvia identificazione dello stato in un partito unico, che è evidente a tutti, si può accennare al fatto che i due regimi hanno dovuto ricorrere alla schiavitù di massa, nei lager o nei gulag, per sostenere lo sforzo bellico e quello produttivo. Una quota non irrilevante di manodopera gratuita, sottoposta a un regime oppressivo, ha caratterizzato sia il nazismo sia il comunismo (non solo in Europa, ma anche in Asia, dove il Giappone imperiale ridusse in schiavitù grandi masse e in Cina e in Cambogia si sono avuti fenomeni identici da parte dei regimi comunisti). E’ giusto ricordare insieme queste vittime, la cui oppressione era connaturata al nazismo e al comunismo.

  

Sul piano ideologico si insiste sulla differenza tra una prospettiva di liberazione umana – che è alla base della teoria comunista –, lontanissima dalla gerarchizzazione feroce tipica del nazismo. Però poi da ideologie opposte si giunge a sistemi egualmente oppressivi nella pratica, e questo non può essere cancellato. C’è forse un elemento più sottile di similitudine proprio nel campo ideologico, e consiste in quello che si può definire determinismo. Per i nazisti è l’appartenenza razziale a determinare le scelte e il destino delle persone, per il comunismo è la collocazione nei “rapporti di produzione e di scambio”. Non si tratta di considerare le influenze che l’ambiente nazionale e culturale o lo status sociale esercitano sulle persone, influenze reali e spesso pesanti, ma di considerare queste condizioni determinanti. Il che di fatto abolisce la libertà di scelta, e quindi la responsabilità personale, in sistemi rigidamente dominati da questi “opposti” determinismi. Si può forse osservare che questi determinismi erano presentati come effetto di fenomeni analizzati “scientificamente”, anche se poi l’etnologia e la sociologia hanno dimostrato il contrario. Si tratta di un pericolo sempre presente, anche oggi, per effetto, ad esempio, dello sviluppo straordinario della genetica, che porta alcuni a considerare il comportamento umano “determinato” dal corredo genetico, con analoghi effetti di negazione della libertà e della responsabilità. La storia, che i comunisti rinchiudono nella evoluzione della lotta di classe e i nazisti in quella per la supremazia tra le razze, per fortuna non obbedisce a queste – né ad altre – prescrizioni “scientifiche”: è invece ricerca e confronto. Se anche la discussione su una risoluzione del Parlamento europeo serve a ricordarcelo, ben venga.     

Sergio Soave

Nato ad Alessandria, in Piemonte, nel 1947, studia a Milano, dove svolge attività nelle organizzazioni politiche, sindacali e cooperative della sinistra. Costretto ad abbandonare queste attività dallo scoppio di Tangentopoli, trova asilo politico e professionale nel Foglio, al quale collabora dalla fondazione. Scrive anche come commentatore politico su altre testate, come l’Avvenire. Ora vive nelle Langhe e passa lunghi periodi in Catalogna e, sul confronto tra il nostro sistema politico e quello di Madrid ha scritto un libretto, “Pasticcio italiano in salsa spagnola”, per Boroli editore.

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  • leless1960

    24 Settembre 2019 - 13:01

    Poi, anche come sottolinea @Giovanni poco sotto, il "processo" mi sembra che li chiuda gli occhi sulla Storia, più che altro. Un conto è essere d'accordo che il processo Ideologismi-Azione-Regimi totalitari produca orrori, tuttavia altro è storicizzare gli avvenimenti e ricordarsi che le rivoluzioni nascevano in situazioni sociali aberranti. Mica c'erano i Ferrero che distribuivano gli utili ai dipendenti. Nessuno difende i Gulag, manco Rizzo, mentre oggi sento "dall'altra parte", il desiderio attualissimo di bruciare immigrati, zingari e perché no, anche qualche ebreo.

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  • leless1960

    24 Settembre 2019 - 10:10

    Premesso che sono stato comunista a 14 anni e quindi non parlo da vergine santa, figicciotto a 16 e repubblicano a 20 e che mi sono letto da poco Arcipelago Gulag che mi venne regalato a 14 anni da un amico di mio padre e che allora chiusi inorridito nel cassetto, premessa tutta sta roba vorrei dire sommessamente che al giusto processo ai totalitarismi andrebbe aggiunto un sano processo alle vittime delle religioni, da Giordano Bruno e dalle crociate fino ai crimini dell'Isis. Tanto per essere equanimi.

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    • gheron

      24 Settembre 2019 - 12:12

      Assolutamento non sono uno "storico", perciò ha un qualche fondamento l' invito a verificare quanto segue. Ebraismo (4000 anni), cristianesimo (2000 anni), islamismo (1300 anni): stesso albero genealogico. Socialismo (poco più di duecento anni): cristianesimo degenere, senza Cristo e senza croce, ma stessa dottrina sociale, fortemente attrattiva presso le folle di umani. Fascismo, nazismo, comunismo (100 anni): evoluzione in peggio, nazionale e internazionale, del socialismo. Quel che è capitato nel frattempo in questa parte di mondo: lampi di bellezza artistica e sapere scientifico; e poi tante, tante baruffe familiari con molte decine di milioni di morti e distruzioni infinite. Da ponderare con attenzione l'espressione "radici ebraiche, cristiane e classiche dell'Occidente": il "classico" è presente in ppm.

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  • Giovanni

    24 Settembre 2019 - 09:09

    Le differenze ci sono e sono notevoli. Il comunismo nasceva dalle ideologie sociali post kantiane del 1800. Come è noto Kant aveva escluso dal pensiero razionale la religione (si disse allora esagerando che aveva sbattuto Dio fuori dalla filosofia). Alla sua morte la filosofia post kantiana si divise pressapoco in due correnti che semplicisticamente possiamo definire una di destra e un altra di sinistra (si disse allora che poichè era scomparso Dio dalla filosofia lo si era sostituito a destra con il superuomo e a sinistra con il popolo o meglio le "masse popolari" ). Il socialismo e il comunismo e con qualche distinguo l'anarchismo bakuniano nacquero con il preciso obiettivo, rivelatosi poi chimerico se non peggio, del benessere e della felicità di tutti gli esseri umani. Tutt'altra cosa il nazismo, una ideologia posticcia che intendeva sin dai primordi realizzare la felicità del solo popolo tedesco e la sottomissione di tutti gli altri popoli. Basta leggere il Mein Kampf per capirlo

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  • eleonid

    24 Settembre 2019 - 08:08

    Mi sembra che la differenza fra i due regimi oppressivi e antidemocratici molti la facciano sul numero dei morti e sui tempi in cui si sono affermati . Sostenendo che il comunismo è stato la conseguenza del nazismo? Ma si possono considerare questi dettagli per sostenere che il comunismo non si può equiparare al nazismo? E quando si evolverà questa nostra società verso mondi più onesti ?

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