Equiparare il comunismo al fascismo significa aprire gli occhi sulla storia

Sergio Soave

La risoluzione approvata dagli eurodeputati ha suscitato l'ira di alcuni partiti di sinistra. Ma la verità di fondo è che, al di là delle differenze ideologiche, si è trattato di due regimi ugualmente oppressivi

La decisione del Parlamento europeo di dedicare una giornata alla memoria delle vittime dei regimi totalitari che hanno oppresso gran parte del vecchio continente è, di per sé lodevole. Ma la risoluzione che è stata approvata dagli eurodeputati è stata criticata, soprattutto da sinistra, per la sostanziale equiparazione tra il regime nazista e quello comunista. Naturalmente non spetta alla politica, a una politica liberale, dare definizioni storiche e ancora meno ideologiche, e finché la dissidenza riguarda tale questione di principio è più che accettabile. D’altra parte non si può nemmeno esagerare: il testo di una mozione parlamentare non pretende di scrivere la storia, ha solo una funzione pratica. Il che, se non giustifica, spiega l’approssimazione un po’ frettolosa dei giudizi storici contenuti nella risoluzione.

 

  

Il nucleo della critica, però, non è metodologico, bensì parte dalla celebrazione dei milioni di caduti sovietici nella guerra antinazista per condannare alla radice ogni paragone tra i due regimi. Naturalmente dal punto di vista storico la differenza è colossale, e consiste appunto nel fatto che Josif Stalin ha vinto la guerra e Adolf Hitler l’ha persa. Questo dato incancellabile ha segnato profondamente la storia dell’Europa (e del mondo). Le conseguenze, però, sono state diverse per la parte occidentale e quella orientale del vecchio continente, che ha subìto un sostanziale dominio comunista, non scelto liberamente, per circa mezzo secolo. Per questi popoli e questi paesi l’oppressione comunista è stata più durevole di quella nazista ed è quindi comprensibile che venga considerata persino con maggiore sofferenza.

 

 

Ciò detto, forse si può sfidare l’ira degli storicisti estremisti esaminando sommariamente alcuni elementi, strutturali e ideologici, che si sono affermati in modo assai simile nei due regimi autoritari “opposti”. Dal punto di vista della struttura, oltre all’ovvia identificazione dello stato in un partito unico, che è evidente a tutti, si può accennare al fatto che i due regimi hanno dovuto ricorrere alla schiavitù di massa, nei lager o nei gulag, per sostenere lo sforzo bellico e quello produttivo. Una quota non irrilevante di manodopera gratuita, sottoposta a un regime oppressivo, ha caratterizzato sia il nazismo sia il comunismo (non solo in Europa, ma anche in Asia, dove il Giappone imperiale ridusse in schiavitù grandi masse e in Cina e in Cambogia si sono avuti fenomeni identici da parte dei regimi comunisti). E’ giusto ricordare insieme queste vittime, la cui oppressione era connaturata al nazismo e al comunismo.

  

Sul piano ideologico si insiste sulla differenza tra una prospettiva di liberazione umana – che è alla base della teoria comunista –, lontanissima dalla gerarchizzazione feroce tipica del nazismo. Però poi da ideologie opposte si giunge a sistemi egualmente oppressivi nella pratica, e questo non può essere cancellato. C’è forse un elemento più sottile di similitudine proprio nel campo ideologico, e consiste in quello che si può definire determinismo. Per i nazisti è l’appartenenza razziale a determinare le scelte e il destino delle persone, per il comunismo è la collocazione nei “rapporti di produzione e di scambio”. Non si tratta di considerare le influenze che l’ambiente nazionale e culturale o lo status sociale esercitano sulle persone, influenze reali e spesso pesanti, ma di considerare queste condizioni determinanti. Il che di fatto abolisce la libertà di scelta, e quindi la responsabilità personale, in sistemi rigidamente dominati da questi “opposti” determinismi. Si può forse osservare che questi determinismi erano presentati come effetto di fenomeni analizzati “scientificamente”, anche se poi l’etnologia e la sociologia hanno dimostrato il contrario. Si tratta di un pericolo sempre presente, anche oggi, per effetto, ad esempio, dello sviluppo straordinario della genetica, che porta alcuni a considerare il comportamento umano “determinato” dal corredo genetico, con analoghi effetti di negazione della libertà e della responsabilità. La storia, che i comunisti rinchiudono nella evoluzione della lotta di classe e i nazisti in quella per la supremazia tra le razze, per fortuna non obbedisce a queste – né ad altre – prescrizioni “scientifiche”: è invece ricerca e confronto. Se anche la discussione su una risoluzione del Parlamento europeo serve a ricordarcelo, ben venga.     

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