Governo sì, ma anche no. L'ambiguo gioco di Di Maio

Il premier Conte fa il suo appello agli attivisti 5 stelle in vista della consultazione su Rousseau: “Non tenete nel cassetto i vostri sogni”. Il leader grillino preferisce non schierarsi: “Non esiste un voto giusto o uno sbagliato”

Luigi Di Maio la butta lì, neanche troppo per caso, a metà dell'ennesima giornata di trattative tra Pd e M5s. “Voglio dare un governo al Paese, ma non a tutti i costi” dice intervistato da Class Cnbc. “Se nasce il Conte bis – prosegue – nasce per realizzare temi che stanno a cuore alle persone, non per approssimarli o annacquarli”. E l'impressione è che, alla fine, Giggino il governo con il Pd non abbia proprio voglia di farlo.

 

Così dopo gli ultimatum di venerdì, mentre dal Nazareno Nicola Zingaretti continua a ripetere la giaculatoria della discontinuità, il leader politico del M5s convoca a Palazzo Chigi tutti i ministri, i viceministri e i sottosegretari del Movimento e pubblica su Facebook un post che così discontinuo non sembra essere: “Un saluto alla grande squadra del MoVimento che ha governato per 14 mesi con impegno e dedizione, pensando sempre al bene dei cittadini. Comunque andrà sono orgoglioso di loro e del lavoro svolto”. Nessuna abiura, solo applausi.

  

In un altro tempo e in condizioni completamente diverse basterebbe questo per far saltare qualsiasi tavolo di trattativa. Ma la verità è che ormai non è più Di Maio a condurre per il M5s la trattativa con il Pd. Tutto è nelle mani di Giuseppe Conte il cui nome, non certo a caso, compare nella domanda che domani verrà sottoposta agli iscritti del Movimento sulla Piattaforma Rousseau. Sarà lui a vigila nell'ipotesi di un'intesa con i Democratici. Sarà lui a pagare le conseguenze se, domani, la base grillina dirà no all'accordo.

  

Ecco perché, in serata, il premier incaricato decide di rivolgersi agli attivisti con un messaggio su Facebook: “Non mi sfuggono le ragioni di perplessità, penso agli elettori 5 stelle. A voi ricordo che il M5s ha detto in modo sempre chiaro che, se non avesse avuto maggioranza, avrebbe lavorato con le forze disponibili a farlo portando avanti il programma. A voi dico di non tenere nel cassetto queste idee, questi sogni”.

 

 

Subito dopo, però, ecco arrivare il messaggio Facebook di Di Maio. Il leader del M5s annuncia ufficialmente che non sarà vicepremier e che la cosa, dopo la rinuncia formale del Pd, non è un problema sul tavolo della trattativa, chiede che a tutti i ministri dell'eventuale, futuro governo, vengano applicate le “ferree regole” del codice etico del Movimento (no indagati), ma soprattutto spiega agli attivisti di non avere paura: “Non esiste un voto giusto o uno sbagliato. Il Movimento 5 Stelle ha già vinto. Il mondo intero attende il nostro voto di domani e noi non rinunciamo alla partecipazione diretta. Buon voto a tutti”. 

 

 

Insomma se da un lato Conte si gioca tutto sulla nascita del governo, dall'altro Di Maio si gioca tutto nel cercare di non perdere la fiducia degli attivisti. E chissà che questa sfumatura non porti, domani, a un nuovo colpo di scena. I sondaggi, si sa, non sono sempre affidabili, ma quello realizzato da Swg per il Tg La7 sembra indicare un trend poco rassicurante, soprattutto per il Pd: tra gli elettori grillini solo il 51 per cento crede che il governo rosso-giallo sia cosa buona e giusta. Nulla a che vedere con il più rassicurante 60 per cento che si registra tra gli elettori democratici.  

 

 

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