Un governo col M5s? Preferirei di no. Parla Emma Bonino

Carmelo Caruso

“Non vorrei aver lottato contro Salvini per ritrovarmi con Rousseau. Diffido di questa conversione grillina. Sono sempre gli stessi intolleranti e antidemocratici”

Roma. “Si sono spurgati dal verde leghista, ma rimane il loro colore giallo, il giallo di matrice antiparlamentare, il giallo che li ha portati a solidarizzare, in Francia, con i gilet. Purtroppo non sono nata ieri e non dimentico la natura del M5s e per questo non posso smettere di denunciarlo”. La ascolteranno? “Non lo so, ma questo non è buon motivo per non ricordarlo”. Anche a Sergio Mattarella? “Anche a lui, in particolar modo a lui che oggi tutti riveriscono dopo avere insolentito, dopo averne chiesto la messa in stato d’accusa”. E infatti Emma Bonino non crede ai pentimenti repentini e neppure alle “dissociazioni postume”.

 

E’ insomma è vero, come ha detto Giuseppe Conte servendosi del Manzoni, che “chi il coraggio non ce l’ha non se lo può dare”, ma chi lo ritrova alla fine, somiglia agli eroi della sesta giornata, quella specie di cui scriveva Leonardo Sciascia e molto diffusa in Italia, “persone dedite all’eroismo che non costa nulla”. Dice quindi Emma Bonino: “Scopro anche io una deferenza subitanea nei confronti di Mattarella e più si gonfia questa deferenza e più mi appare sospetta. Direi interessata”.

 

E c’è anche la deferenza del Pd, nei confronti di Roberto Fico, (“impressiona la sua imparzialità”), quella verso Conte (“bene il suo discorso”) che si dimette ma che spera di rimettersi dopo aver mostrato i muscoli che non sapeva di avere. “Chi ha avuto ruoli e si è messo nei pasticci ha il dovere di tirarsi fuori da nuovi e possibili governi”.

 

Il Pd ha il dovere di trattare con il M5s? “Io credo che la trattativa sarà difficilissima. E non solo per il Pd. Il M5s dovrebbe disfare tutto il suo programma, rimettere al centro il ruolo del parlamento e dell’Europa. Naturalmente cancellare immediatamente il decreto sicurezza primo e secondo che ha votato con convinzione. Così come dovrebbe rinunciare al taglio dei parlamentari”.

 

E insomma c’è tutta l’enciclopedia radicale nella voce della Bonino, la sola capace, in Senato, di fare imbarazzare Conte, gentiluomo ma pur sempre complice, e oggi l’unica ad avere memoria del vaffa. “E’ vero che in Parlamento tutte le maggioranze sono legittime, ma questo non significa che tutte siano accettabili”.

 

E’ compatibile l’idea di democrazia del M5s con quella del Pd? “A differenza di tanti, io diffido da questa conversione sulla via di Damasco del M5s. Non dimentico il tonno, le sardine, il parlamento che dicevano di voler superare. E ancora, la democrazia del sorteggio: ‘I parlamentari? Perché non li tiriamo a sorte’ consigliava Beppe Grillo. Improvvisamente sono passate in secondo piano tutte le loro stupidaggini, le castronerie – non mi riferisco alle gaffe geografiche, quelle le posso anche giustificare – pronunciate dal M5s. Non mi preoccupa questo florilegio che però andrebbe riproposto, ma l’assoluta mancanza di rispetto delle regole democratiche da parte di questo Movimento”.

 

E però, non hanno ancora chiesto pieni poteri come ha fatto Salvini “E’ vero. Sono la prima a spaventarmi e denunciare il lessico crudele utilizzato fino a oggi dal ministro dell’Interno. Sono la prima a ritenere che con la sua lingua, Salvini abbia sdoganato l’odio razziale, ma è sufficiente? Basta questo per fare finta di non vedere l’idea che ha della giustizia il M5s?”.

 

E davvero lo dice con tutto lo spavento e il raccapriccio di chi le ha viste tutte e non può tollerarne altre, ma lo spavento successivo sarebbe quello di transitare dalla democrazia autoritaria del Papeete Beach a quella diretta, ma da Davide Casaleggio. “Non vorrei trovarmi ad aver lottato contro Salvini per poi ritrovarmi a lottare con la piattaforma Rousseau. Io non vorrei imbarcarmi”.

 

Non sono cambiati i parlamentari del M5s? “L’esperienza o ti ammazza o ti fa crescere. Non andrò sull’Aventino, non mi opporrò perinde ac cadaver, ma spero soltanto che il prossimo non sia un governo necessario ma che sia un governo decoroso”.

 

Sarà di certo un governo che dovrà presentare la legge di bilancio all’Europa. “E finalmente, dato che è in nome dei conti che si dovrà formare, può essere l’occasione per spiegare una volta per tutte che non è materia da radical chic. Vede, io non sono pessimista e neppure ottimista. Ma sono determinata”. Pieni poteri? “Determinata a recuperare un po’ di stato di diritto”.

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