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Il Pd detta le sue condizioni per un accordo coi 5 stelle

Zingaretti riceve il mandato dal Partito democratico per le consultazioni. "Nessun accordicchio", dice il segretario

21 Agosto 2019 alle 13:17

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Oggi pomeriggio alle 16 inizieranno le consultazioni al Quirinale, dopo le dimissioni di ieri del premier Giuseppe Conte. Il Partito democratico si prepara ad affrontare la nuova fase: stamattina, la direzione ha dato mandato al segretario Nicola Zingaretti di trattare con il Movimento 5 stelle per la formazione di un nuovo governo. Zingaretti – che in questi giorni non ha espresso alcuna posizione chiara sulla volontà di legare con i grillini – ha formulato cinque punti fondamentali su cui si dovrà fondare l'eventuale prossimo esecutivo – un governo che per il Pd dovrà essere “di svolta, di legislatura”: “Appartenenza leale all'Unione europea; pieno riconoscimento della democrazia rappresentativa, a partire dalla centralità del parlamento; sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale; cambio nella gestione di flussi migratori, con pieno protagonismo dell'Europa; svolta delle ricette economiche e sociale, in chiave redistributiva, che apra una stagione di investimenti”. I paletti fissati dai dem ricalcano la visione espressa nell'Aula del Senato dal premier uscente Conte durante le comunicazioni: segno che sia Pd che M5s hanno ammorbidito la linea ortodossa per trovare un compromesso. Nel caso Mattarella desse la sua benedizione a un nuovo esecutivo, non ne farebbero parte né Matteo Renzi né Maria Elena Boschi, che ieri hanno chiuso a questa eventualità.

Francesco Cocco

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Commenti all'articolo

  • gheron

    21 Agosto 2019 - 17:05

    Più di tutti mi impressiona l'ultimo dei punti fondamentali su cui si dovrà fondare l'eventuale prossimo esecutivo: "ricette economiche e sociali in chiave redistributiva". Mi ricorda tanto il 1963, quando finalmente al popolo lavoratore e democratico furono concesse le redini del potere. In nome della redistribuzione e della giustizia sociale si avventarono sulla torta costruita dal dopoguerra ad allora: politici, sindacalisti, papponi, prenditori, giornalisti, farabutti professionali e ladri di galline. Tirate voi le somme ad oggi del loro sacro fervore di giustizia sociale: fanno 2400 miliardi di debito per le famiglie italiane; oltre Istruzione, Santà, Infrastrutture, Giustizia, Previdenza... totalmente disastrate. Con una differenza non trascurabile: nel 1963 la torta c'era...

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