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Se Salvini vuole restare in spiaggia faccia pure

Il direttore Claudio Cerasa, ospite di Omnibus su La7, commenta il video del ministro dell'Interno al Papeete beach di Milano Marittima

5 Agosto 2019 alle 17:23

Ospite di Omnibus su La7 il direttore Claudio Cerasa ha parlato del video che ritrae Matteo Salvini in consolle al Papeete beach Milano Marittima: “È una fase in cui un ministro dell'Interno è legittimato a fare ciò vuole: andare in spiaggia, bere il mojito, farsi i selfie con chi vuole. È un suo diritto e nessuno glielo può togliere. Bisognerebbe solo che Salvini fosse cosciente che un ministro dell'Interno, in questo caso, dovrebbe forse occuparsi un po' di più di fare accordi in Europa per i famosi rimpatri. Fossi in lui non perderei un secondo di tempo, neanche un secondo di tempo e mi preoccuperei di cose che dovrebbero interessare il leader di un grande partito italiano, che rappresenta il nord, e che dovrebbe mettere in sicurezza il paese facendo accordi con l'Europa, andando a occuparsi di una guerra civile in Libia. Può fare ciò che vuole, ma dovrebbe ricordarsi che ci sono questioni su cui anche i minuti importanti dell'estate andrebbero sfruttati per cercare di raggiungere un qualche obiettivo”.

 

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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Commenti all'articolo

  • ancian99

    07 Agosto 2019 - 16:04

    Forse sono fra i pochi a dissentire sul modo in cui un Ministro dell'Interno, nonché sedicente vice-primo ministro, si esibisce sulle spiagge,sia nel consentire da "papà" ai giochi del figlio sulla moto d'acqua della Polizia, sia nell'improvvisarsi dj per diverstirsi e far divertire la massa 'antropologicamente modificata" al suono dell'inno nazionale , per di più intonato da due "cubiste". Forse il Direttore del Foglio non ricorda l'importante articolo a firma di Alastair Campbell, il quale, nell'originale che ho letto, fa riferimento ad un'era post- verità,ora definita come era post-vergogna.

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