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La forza tremenda delle vacanze populiste

A prendere sul serio il mutamento antropologico della classe dirigente italiana ci si fa male. Le spiagge salviniane esprimono una dolorosa vocazione maggioritaria. E se lo scontro è tra vacanze populiste e vacanze intelligenti, bè, non c’è storia

6 Agosto 2019 alle 06:00

La forza tremenda delle vacanze populiste

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Le vacanze del Trux a Milano Marittima hanno un solo vero difetto. Sono troppo lunghe. La stagione alta del Viminale sembra non finire mai, e minaccia di allungarsi ora nel sud sensibile elettoralmente. Il torso nudo vale come i calzini grigio topo e il doppiopetto di Aldo Moro a Terracina, come Togliatti e Nenni a Cogne e Pralognan, come De Gasperi alle bocce in Valsugana, come Gentiloni sul litorale laziale a Anzio, Berlusconi alla Certosa in versione anticipata superTrump, Prodi goffo sugli sci o maremmano a Castiglione della Pescaia, Veltroni moraviano a Sabaudia eccetera. Solo che quelle di prima erano vacanze più brevi, il divertimento e lo scialo non c’erano o non si vedevano, e quando si vedevano non parlavano direttamente a gente di stabilimento, si limitavano all’establishment. La reazione giusta sarebbe stata: cuor contento il ciel l’aiuta, e il mare lo ristora, frizzi lazzi e controdivertimento, il sopracciglio alzato e l’incriminazione per abuso di mezzi di stato furono in questo caso eccessivi, quanto alla libertà di stampa, spiaggia che vai press conference che trovi.

 

Al Trux è stata regalata la Riviera adriatica, quella decisamente di maggioranza, con nove file di ombrelloni, discoteche, rumore, casino, un due tre casino, e torme di giovani e anziani che si divertono da matti. Ho l’impressione che senza un po’ di senso del ridicolo, la partita è perduta in partenza. A prendere sul serio il mutamento antropologico della classe dirigente italiana, una cosa che si vede a occhio nudo nell’attività di governo prima che nelle vacanze, ci si fa del male. Faccio balneazione nella costa tirrenica, ma ho fatto un salto in quella adriatica, in una enclave elegantissima e popolarissima, a Porto San Giorgio, dove si mangia veramente bene e il mare chissenefrega: il Tirreno è poetico e vecchiotto, mi piace, è come vorrei essere io, ma l’Adriatico è il posto dove c’è vita e c’è sballo, due elementi delle vacanze che piacciono alle maggioranze, et pour cause. Le vacanze truci esprimono una tremenda vocazione maggioritaria. Quando Calenda el sol, come dice il mio amico Trombadori, derrate di simpaticissimi Calenda e Comencini si bagnano ancora nel Tirreno, ma a est della battaglia, come avrebbe detto Bortolotto, il grande Anonimato Beach incute timore e tremore: l’Italia sono loro, maggioritariamente appunto, e incriminarli o processarli per ineleganza o abuso di stato è insensato. Ripeto: al Papeete, da papà e da ministro dei porti chiusi con la gente che annega nello Stretto, bè, si fa un salto, il comizio troppo lungo con l’inno di Mameli e il suo dj non è solo pacchiano, lo erano anche la canotta di Bossi e la bandana del Cav. e i calzini di Moro, via, è una grave dissociazione mentale, roba da decreto sicurezza bis.

 

“Ma nun me lassà,

Nun darme stu turmiento!

Torna a Surriento,

Famme campà!”.

 

Ecco. Questa bella canzone d’amore fu riadattata per Giuseppe Zanardelli, al quale si chiedeva di tornare per realizzare importanti opere pubbliche, all’inizio del secolo scorso. Zanardelli non era un Truce, era un politico liberale, piuttosto statuario nel ricordo, e fu trattato con fantasia. Quella che è mancata a Milano Marittima o se vogliamo a Roma, dove al Viminale c’è una frescura deliziosa in attesa del suo inafferrabile ministro che sta sempre a Mosca o in Riviera, mai al suo posto di lavoro. Il Duce a Portoferraio si fece costruire un moletto personale per bagno e tuffi, dove ora c’è un delizioso caffè con l’ombra pomeridiana, ma non si faceva troppo sgamare, e la luce a Palazzo Venezia era accesa fino a notte alta. Comunque, se lo scontro è tra vacanze populiste e vacanze intelligenti, bè, non c’è storia (ne tenga conto il Gruppo Espresso, al quale va tutta la nostra solidarietà).

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    06 Agosto 2019 - 17:10

    Immagino che Lei, leggendo, stia pensando: però quanto sono signorili e acculturati i miei lettori. O no? Quella foto con Moro in grisaglia e cravatta sulla spiaggia di Terracina, mi ha riportato indietro nel tempo: lì su quella spiaggia a Terracina, avevo 4 anni, vidi per la prima volta il mare, abitavamo a Roma allora, e ancora oggi ricordo quel momento e il lido tutto bianco (oggi non c'è più) disponeva solo di una fila da 10 ombrelloni nei giorni feriali:solo in pochi vestivamo alla marinara e quindi anche pochi gli adiposi: pochi di tutto. Oggi è diverso, per fortuna, andiamo quasi tutti al mare(anche sul monopattino a Paris)e spero che tutti quelli che vanno si divertano come vogliano; certo come leggo, se per sopravvivere o addirittura come cura della sopravvivenza si legge Tucidide e Plutarco beh che vita grama ; almeno un libro di De Crescenzo "Così parlò Bellavista" così tanto per dimenticare Serse (che non era il fratello di Fausto Coppi)

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    • Alby65

      Alby65

      06 Agosto 2019 - 20:47

      Vita grama certo ci sono libri e libri la prossima volta le consiglio oltre al romanzetto da ombrellone anche Novella 2000 che forse per lei è Limes.

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  • cesare battisti

    06 Agosto 2019 - 15:02

    Di quale mutazione antropologica delirate ...le masse sono sempre le stesse e voi ne fate parte! La differenza è che ora vi siete accorti dei risultati finali dell'egualitarismo che avete sostenuto in questi settant'anni e vi voltate con ribrezzo dall'altra parte per non vedere. Quello che da ignoranti quali siete non capite è che la "mutazione" altro non è che l'effetto dellla cultura di massa e voi ci siete perfettamente intrappolati. Riscoprite, ma non volete ammetterlo, la necessità delle differenze. Siete nel pieno della superstiziosa barbarie dell'egualitarismo, dell'indifferenziato e credete stupidamente di essere guidati dalla ragione, dalla cultura e disprezzate chi mostra segni di sottomissione a Dio.

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    • Alby65

      Alby65

      06 Agosto 2019 - 19:12

      Assolutamente delirante meglio la diversità che l’omologazione portatelo a casa Salvini così vi capite.Se sei felice del Salvinismo e dei grillini la mutazione verso l’inutile è compiuta senza tirare fuori l’antropologia culturale,diversi siamo ogni volta che cambia l’attore politico.

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  • Alby65

    Alby65

    06 Agosto 2019 - 12:14

    Cortese Dr.Ferrara oggi l’uomo di cultura si sente come Samuel Spielberg,nome fittizio di paragone, internato in qualche campo di concentramento mentre la cultura trash del nazionalsocialismo bruciava libri e internava intellettuali.Non mi stupisce se il Sig.Salvini avaro di Aristotele e delle buone maniere,si fa ritrarre a torso nudo con catena al collo da playboy italiano delle balere adriatiche,pago del selfismo estremo tra ragazzette in cerca di notorietà,questa è la società italiana oggi,rissosa,maleducata e violentemente incosciente.La continua “battaglia del grano dei consensi”portata avanti dal leader leghista è la vera sberla a pieno volto al caos zingarettiano che sbraita al pudore ma non riesce a convincere le molitudini birraiole estasiate dal modo di fare alla mano del ministro dell’Interno ritratte alle sue spalle.Meglio continuare a leggere come cura della sopravvivenza Tucidide,Plutarco sotto l’ombra leopardiana di un albero che perdessi tra l’adipe del re dei cafoni.

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    • Carlo A. Rossi

      06 Agosto 2019 - 16:38

      Leggendo commenti come questo, uno capisce immediatamente perché Salvini non solo vincerà, stravincerà. A parte che si critica l'eloquio di Salvini e poi si finisce a fare gli spiritosi sulla sua pancia è una caduta di stile, citare Leopardi, Tucidide e Plutarco non è che sollevi la pochezza del commento, per cui, chi vota Salvini è brutto, sporco e cattivo. Peraltro, forse, leggere Tucidide o Plutarco aiuterebbe a capire come mai personaggi come Salvini riescano a trionfare, benché non siano colti, intelligenti a prescindere.

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    • ancian99

      06 Agosto 2019 - 13:20

      Approvo quanto da Lei scritto. Non c'è altro modo di vedere la massa incolta, volgare e chiassosa che, fino a fine luglio, popolava le nostre città, e ora popola le spiagge affollate, senza mare, senza natura, senza gioia. Ciò che fa male è questa mutazione antropologica degli italiani che sono così barbari da amare ed esaltare la barbarie diffusa nel nostro paese dai capi-popolo nostrani.

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  • cesare battisti

    06 Agosto 2019 - 09:29

    Uno come Guelfo Guelfi ti sembra meno truce di Salvini?

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