L'Altra Italia di Berlusconi esiste solo lontano da Salvini

Condizioni fondamentali per prendere sul serio l’ultimo predellino del Cav.

Silvio Berlusconi rivolge ancora una volta, e questa volta in condizioni davvero difficili, un appello all’altra Italia, perché partecipi a una iniziativa capace di far uscire il paese dallo stallo politico rappresentato da un governo che giudica litigioso, inconcludente e dannoso. Si tratta solo di un atto di (buona) volontà o di un atto politico che può avere qualche seguito? Difficile dirlo.

 

Se il governo cadrà o no, non dipenderà dall’appello di Berlusconi. Però la sua intenzione di dare (o ridare) vita a un soggetto politico in grado di essere, come dice, “in prospettiva, alleato ma non subordinato alle altre forze del centro-destra” rappresenta una sfida che a certe condizioni può risultare convincente. La condizione fondamentale è che la non subordinazione alla Lega diventi azione concreta, quotidiana e visibile. Non basta criticare la Lega perché è alleata dei 5 stelle, ma mettere in discussione gli aspetti demagogici del suo preteso sovranismo.

 

Berlusconi rappresenta in Italia la grande tradizione del popolarismo europeo, con una peculiare piegatura pragmatica e un accentuato leaderismo. Se può esercitare una funzione in Europa per limitare e correggere l’isolamento dell’Italia, deve simmetricamente premere in modo esplicito perché le esasperazioni di un impotente spirito di autosufficienza che caratterizzano non solo il governo ma proprio la narrazione di Matteo Salvini vengano superate, cioè abbandonate. In questo forse non basta il rifiuto della subalternità, ci vorrebbe un atteggiamento alternativo. L’eventuale alleanza “in prospettiva” può nascere in due modi: con un rassemblement preventivo costruito su un’intesa nazionale sui collegi uninominali o privilegiando la competizione proporzionale, limitando le eventuali intese uninominali a situazioni regionali che lo suggeriscano. Se davvero vuole, e c’è da credergli, non subire l’oltraggio di una condizione subordinata, Berlusconi dovrebbe scegliere la seconda strada, che comporta il rischio dell’isolamento, magari di non essere numericamente determinante, ma che “in prospettiva”, in una prospettiva più larga di quella di elezioni previste a pochi mesi, può diventare un aiuto vero alla rappresentanza dell’altra Italia.

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