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Marcello Pera ci spiega quanto sarà difficile non morire sovranisti

“Le primarie di Forza Italia? Non sono convinto che si faranno”. “Non capisco perché Salvini non vada al voto subito”

13 Luglio 2019 alle 06:01

Marcello Pera ci spiega quanto sarà difficile non morire sovranisti

foto LaPresse

Roma. Il filosofo Marcello Pera non rinuncia al suo garbato pessimismo. D’altronde, perché dovrebbe. Tutt’intorno il mondo va in fiamme. Anche quello che ha conosciuto e frequentato a lungo e profondamente: Forza Italia e il centrodestra, ormai egemonizzato dai sovranisti. Adesso però qualcosa cambierà, diciamo all’ex presidente del Senato. Ci saranno pure le primarie di Forza Italia. “Io non sono convinto che si faranno davvero”, risponde. “Al massimo ci sarà un congresso con i delegati, a Berlusconi basta quello. Già ne facemmo uno, una volta… Votammo, si ruppero i computer e a una certa ora furono diffusi i risultati. Dopodiché, niente più congressi”. D’altronde, perché stupirsi del contrario. “Forza Italia è un partito del presidente. C’è il presidente e ci sono gli elettori. Piaccia o no, questo partito è nato e morirà così”. Le primarie invece “si chiamano in questo modo perché sono fatte per arrivare primo. Chi viene eletto vuole contare. In questo caso invece sarebbero delle secondarie, perché chi arriva primo diventa secondo”. Prima degli altri, infatti, c’è sempre il Cav. “Le primarie sono roba da Pd, non ce lo vedo Berlusconi a farle, istituzionalizzerebbero le correnti e poi lui sarebbe costretto a confrontarsi con i capicorrente”, dice Pera. Ragion per cui, dice il filosofo rivolgendosi a chi vorrebbe prendere il posto di Berlusconi, “non lo trattate male. Non lo potete scalzare dal suo partito, perché è una cosa sua. Accontentatevi – lo dico anche alla brava Mara Carfagna – delle secondarie. Secondarie inferiori, direi”.

 

Ma quindi queste (non) primarie non possono essere lo strumento per battere Matteo Salvini? “Ormai Salvini il centrodestra l’ha conquistato. Può soltanto perdere da solo rinviando le elezioni. Ma non si può pensare di contrastarlo mettendo Forza Italia sul mercato. Guardi, su Forza Italia non ci ironizzo, è una cosa seria e il presidente Berlusconi un grande uomo, da rispettare. Quindi mi arrabbio quando vedo che c’è chi lo tratta male”. Chi lo tratta male? “Quasi tutti, anche quelli che ne parlano in malo modo in privato. Se non siete d’accordo, ringraziate e andatevene. Perché, essendo il partito di Berlusconi nato con Berlusconi, dipendente dalle intuizioni di Berlusconi oltre che in alcune circostanze dai soldi di Berlusconi, e dai voti di Berlusconi, bisogna rispettarlo per quello che è”. Ma invece Salvini se si votasse adesso vincerebbe agilmente? “Sì. Tanto per cominciare, vincerebbe in tutti i collegi uninominali. Con la legge elettorale di oggi e i sondaggi di oggi, Salvini si è già preso tutto il centrodestra. Potrebbe andare a maggioranza quasi da solo. Eppure non ci va. Ce n’è già stato un altro di recente che con il 40 per cento non è andato alle elezioni e poi si è ritrovato anche senza voti. Se lo ricorda anche lei, no?”. Ma allora perché Salvini non va alle urne? “E’ un mistero che non capisco. Certo, se avesse letto ‘Il Principe’ di Machiavelli avrebbe compreso la sua lezione: quando l’avversario è battuto, bisogna finirlo. Ma il Principe è un’altra cosa rispetto a Salvini…”.

 

Senta senatore, ma il pensiero conservatore dov’è sparito? “Guardi che fine ha fatto in America. Non c’è più neanche lì un partito conservatore. I Repubblicani si sono accodati dietro a Trump, che però è l’espressione della crisi del partito conservatore. Nemmeno i neo-conservatori hanno lasciato traccia di sé. Sono scomparsi. I partiti conservatori o liberal-conservatori sono in difficoltà ovunque, anche in Europa”. Perché? “Sono cambiati i tempi ed è cascato un altro muro. In tutta Europa, compresa Francia e Germania, i partiti tradizionali – anche quelli socialdemocratici – sono in affanno e perdono le elezioni. Quanto a conservatori in buona salute, io non so più dove trovarli”. Quindi moriremo sovranisti? “Io senz’altro. Lei che è giovane farà in tempo a vedere altro. Vede, siamo preda delle onde e del vento. Quello del sovranismo è molto forte, ma può cambiare direzione. Anche in Italia. Io non sono sicuro che Salvini fra un anno avrà gli stessi voti o più voti di oggi”. Pera fa l’esempio della Toscana, dove vive. “La Lega è passata dal 5 al 30-35 per cento, raccoglie i consensi nelle periferie ma se si vota alle amministrative non ha un candidato buono da spendere. Quindi significa che ha i voti ma non conosce i suoi elettori, non ci può parlare. Non li ha come interlocutori. Prende il vento che soffia ma non sa come può utilizzarlo. Non li vedo sul territorio e ogni volta che ci sono delle amministrative vanno in affanno. Ed è paradossale, perché con questi numeri dovrebbe esserci un’abbondanza di candidati validi. Comunque, per dare speranza ai giovani come lei, posso dirle che l’ondata può passare. Certo, bisogna trovare un altro tipo di ondata. A me sembra che i partiti tradizionali, liberali e popolari, facciano fatica in tempi in cui c’è evidentemente una richiesta politica di tipo diverso, veloce e istantanea. Una richiesta che la politica dei partiti tradizionali e radicati non riesce a soddisfare. Viene però soddisfatta da venticelli o tempeste come quelle sovraniste che però non si sa come si consolidano”. Senta, ma quando dicono che Salvini è un fascista lei che ne pensa? “Ecco, questo mi fa arrabbiare. Dire che c’è la rinascita del fascismo significa aver mancanza di senso storico; non si può utilizzare un episodio di un secolo fa – in tutt’altro contesto, nel mezzo di una guerra civile – per contrastare un partito politico. Peraltro, dire che è fascista chi vuole far rispettare un confine è un suicidio. Anche perché la politica alternativa è aprire i confini. E quelli che non vogliono confini non sono europeisti, perché non fanno gli interessi dell’Europa. S’è mai vista una terra senza confini? Sì, si chiama zona franca: ‘Entrate e fate quel che volete’. Vedrà che bel conflitto che nascerà, all’interno dell’Europa prima e fra Europa e Africa poi. Intanto, osservo solo che per governare l’Europa non bastano più due partiti politici, ma ne servono quattro. Tra un po’ ce ne vorranno sei. Laddove si dimostra che democristiani e socialisti sono in crisi in tutta Europa”.

 

Insomma, dice Pera, “il pensiero socialista è in crisi, quello conservatore è in crisi, quello liberale è un ciuffo d’erba, non esiste. L’Inghilterra va verso il populismo. Io capisco perché Putin se la ride: fuori casa sua succede quello che lui realizza in Russia. Ma lì almeno c’è un autocrate al governo e quel fenomeno lo governa. Noi invece non ce l’abbiamo”. Ma lei pensa che ci sarà un nuovo conflitto all’interno dell’Europa? “Se continua così, sì; i muri se li metteranno fra di loro, francesi e tedeschi. Pensi un po’ se i profughi dalla Germania volessero andare tutti in Francia… Mi chiedo fino a che punto l’Europa potrà sopportare l’invasione dell’Africa. Come pensano di fermarla, le classi dirigenti europee, con i gip e le sentenze?”. Ma l’immigrazione è un’emergenza o solo un tema da propaganda sfruttato abilmente da Matteo Salvini? “Salvini ne approfitta, ma il tema esiste e viene palesemente sottovalutato dall’intera Europa, la cui classe dirigente non mi sembra in grado di reagire”. Secondo lei c’è un tentativo di fermare Salvini attraverso le procure? “Guardi, sono tre i princìpi che governano la magistratura italiana. L’autonomia, l’indipendenza… e lo Zeitgeist, lo spirito del tempo”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    13 Luglio 2019 - 10:10

    Unico punto o dilemma è perché la Lega non va alle elezioni. Ma cosa crede di fare Salvini continuando co proclami e a volte minchiate da fiera di paese? Il ricordo di Renzi calza a pennello. Li, le non elezioni decretarono la sua fine. Sveglia Salvini il dado è tratto suo malgrado oppure c’è dell’altro che noi non conosciamo?

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  • eleonid

    13 Luglio 2019 - 07:07

    Il paradosso che trovo ogni qualvolta che leggo i pensieri dei filosofi,se questo è il caso, è il concetto del senno di poi. Il problema dei migranti non è nato oggi ma sono decenni che si manifesta per un motivo o per l'altro. E se in Italia è oggi diventato il grimaldello per diventare sovranisti è perché lo si racconta e lo si affronta male. A me sembra che ora tutti sostengono la politica dura che ha portato la Lega ad assumere di fatto la guida del paese. Ma non ci accorge che affrontare il problema così significa fare come li struzzo. Se i politici del passato,quelli che ci hanno governato dal dopoguerra, avessero affrontato le tante crisi interne ed esterne che abbiamo avuto col muso duro alla Salvini, non saremmo oggi il paese civile,democratico e libero che siamo. Pertanto auguriamoci di rimanere tali gestendo la politica con la testa e non con i piedi.

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