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I liberal newyorchesi e i trumpiani di provincia non sono così diversi

Un esperimento sociale ripreso dal Washington Post mostra che molti pregiudizi non hanno ragione di esistere. Sono costruiti dai media e dalle università 

15 Luglio 2019 alle 12:55

I liberal newyorchesi e i trumpiani di provincia non sono così diversi

Una foto notturna del quartiere di Manhattan (Foto LaPresse)

“L’anno scorso un gruppo di ebrei liberal newyorchesi è andato nel Michigan per incontrare un gruppo di guardie carcerarie, conservatori cristiani”. Amanda Ripley del Washington Post racconta un esperimento sociale organizzato da un sindacalista di New York per attenuare le divisioni politiche. “Per tre giorni i cristiani del Michigan, la maggior parte dei quali maschi e bianchi, hanno ospitato il gruppo di newyorchesi, prevalentemente donne, nelle loro case. Le hanno accompagnate con i loro pickup a un poligono di tiro e poi a un museo del carcere. Hanno preso un gelato insieme e nel frattempo hanno parlato di molti argomenti: l’immigrazione, le pistole e poi, ovviamente, il presidente Trump”.

 

La giornalista del Post racconta che una delle partecipanti, Martha Ackelsberg, aveva molti dubbi prima di partire. La donna rientra nello stereotipo della liberal newyorchese: è un professoressa in pensione, è lesbica, e in passato ha contribuito a fondare un programma di studio sulle donne. Malgrado lo scetticismo, era intrigata dall’idea di incontrare il gruppo del Michigan, e non ha dormito la notte prima della partenza. Temeva che avrebbe dovuto nascondere, o addirittura rinunciare, alle sue idee. Ackelsberg è stata ospitata da Caleb Follett che invece rientra nello stereotipo che i liberal hanno dei conservatori: è un eterosessuale con i capelli rasati, sostiene Trump ed è favorevole alla costruzione del muro al confine col Messico. Inoltre, ha un piccolo arsenale nella sua casa di campagna, che mostrerà ai suoi ospiti. Follett e sua moglie non erano del tutto convinti di fare entrare degli sconosciuti a casa loro. “Lui e Ackelsberg erano scettici l’uno dell’altra sulla base dei propri pregiudizi. Alcuni si sono rivelati veri, e altri no. Funziona così per molti di noi. Gli studiosi Daniel Yudkin, Stephen Hawkins e Tim Dixon mostrano che gli americani pensano che il doppio delle persone dello schieramento opposto hanno delle idee estremiste rispetto ai dati reali. Ad esempio, i Democratici stimano che solo metà dei Repubblicani ammettano che il razzismo è ancora un problema negli Stati Uniti, mentre il dato reale è pari al 79 per cento. Dall’altra parte, i Repubblicani pensano che metà dei Democratici direbbe che ‘la polizia è composta da persone cattive’. Il dato reale invece è pari al 15 per cento. Molto spesso combattiamo contro dei fantasmi, e non contro delle persone reali. Più sono inaccurate le nostre percezioni, più siamo inclini a descrivere i nostri oppositori come ‘odiosi’ o ‘fanatici’, sostiene lo studio.

 

Ci sono due variabili che spiegano questi risultati: il mondo dell’informazione e l’università. Queste due istituzioni dovrebbero renderci più informati, e invece hanno l’effetto opposto. Più tempo gli americani trascorrono a leggere le notizie, più sono disinformati su ciò che accade nel mondo. Tra le 13 testate esaminate nella ricerca, quelle che corrispondono a una percezione più distante dalla realtà sono Breitbart News e il Drudge Report. Altre nove sono state associate a una percezione poco accurata, tra cui il New York Times, il Washington Post, Slate, BuzzFeed e Fox News. Solo Network News ha avuto un effetto positivo sui livelli di informazione. Per quanto riguarda l’istruzione, i Democratici che hanno studiato molto sembrano essere più ignoranti su ciò che pensano i Repubblicani. Le percezioni dei Democratici che hanno svolto un corso universitario post laurea sono tre volte più inaccurate dei Repubblicani che non hanno completato il liceo. Invece il rapporto tra Follett e Ackelsberg si è rivelato migliore delle previsioni. La guardia carceraria ha raccontato alcune storie del suo lavoro, ma la professoressa newyorchese non si è scossa, e si è dimostrata più forte di quello che pensava il suo interlocutore. I due hanno successivamente parlato del controllo delle armi: Ackelsberg si è sforzata di far cambiare idea a Follett, senza riuscirci.

 

Tuttavia, ha scoperto quanto sia importante ascoltare chi la pensa diversamente. I due hanno poi parlato di immigrazione e Follett è rimasto colpito che la sua nuova conoscente in realtà non è a favore dei confini aperti. L’estate successiva i conservatori del Michigan sono stati ospitati a New York dal gruppo di liberal ebree. Molti di loro non erano mai stati a New York prima di allora: hanno visitato il memoriale per l’attentato dell’11 settembre, hanno assistito a una funzione in sinagoga e hanno mangiato il riso fritto a Chinatown. Alcuni secondini hanno visitato la Trump Tower, comprando gadget con gli slogan del presidente. Le newyorchesi hanno aspettato fuori. Alla fine del viaggio i due gruppi sono rimasti soddisfatti dall’esperimento sociale. ‘Ha tirato fuori il meglio di me’, ha detto Ackelsberg. Follett ha vissuto con la professoressa e la sua compagna a New York, e hanno parlato anche di matrimoni gay. Lui è rimasto contrario, ma questo non gli ha impedito di sviluppare un ottimo rapporto con la professoressa. ‘Il nostro incontro ha avuto un effetto terapeutico’, ha detto Follett: “Siamo stati ascoltati genuinamente, da coloro che pensavamo non ci capissero fino in fondo”. Le distanze tra i due gruppi sono rimaste notevoli, ma anche Ackelsberg è stata soddisfatta dall’esperimento sociale. ‘E’ stato interessante, anche se difficile da raccontare ad altri. Queste persone sono diventate mie amiche, anche se siamo molto diversi. Non ho mai avuto un rapporto del genere, e mi sento allo stesso tempo disorientata ma libera. E’ un risveglio, che rende la vita più ricca ma anche molto più complicata’”.

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