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Il duello al governo tra Lega e M5s ha avvicinato più la Lega al Pd che il Pd al M5s

Il voto su Radio Radicale, le idee sulle tasse, le posizioni sulla Tav, le richieste per le imprese. Le strane ma reali convergenze tra Pd e Lega nella lotta contro il grillismo ci ricordano perché il governo gialloverde è un governo finito

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

17 Giugno 2019 alle 07:36

Il duello al governo tra Lega e M5s ha avvicinato più la Lega al Pd che il Pd al M5s

Nicola Zingaretti e Matteo Salvini (foto LaPresse)

Lega e Pd: più che pensare a quello che vi dice il retroscena, pensate a quello che vi suggerisce la scena. L’articolo che state per leggere non vuole dimostrare una tesi particolare ma vuole raccontare un fatto che per quanto possa sembrare paradossale è diventato uno dei grandi non detti della fase politica che stiamo vivendo oggi. Il fatto si collega a un episodio maturato giovedì pomeriggio in Parlamento, quando la Lega ha scelto di votare un emendamento su Radio Radicale proposto dal Pd, grazie al quale la Radio dei nostri cuori avrà un finanziamento ponte di tre milioni di euro e potrà andare avanti nelle trasmissioni almeno fino alla fine dell’anno. L’episodio del salvataggio parziale di Radio Radicale è stato raccontato solo usando una lente di ingrandimento, quella che ogni giorno ci permette di visualizzare le fratture interne alla maggioranza, ma a voler osservare in modo freddo la triangolazione parlamentare che si è andata a manifestare intorno alla storia di Radio Radicale non si può non notare un dato interessante: l’opposizione portata avanti dalla Lega contro il M5s piuttosto che avvicinare il M5s al Pd ha avvicinato su alcune partite il Pd alla Lega. Il caso di Radio Radicale è un caso mediaticamente rilevante. Ma negli ultimi mesi sono state diverse le occasioni in cui, in modo del tutto involontario, le traiettorie del Pd e della Lega si sono intrecciate tra loro. 

 

Sulla Tav, per cominciare, le idee della Lega di Matteo Salvini sono più simili a quelle del Pd di Nicola Zingaretti che a quelle del M5s di Luigi Di Maio (anche se in realtà la Tav non si è mai fermata). Sulle infrastrutture, per continuare, le idee della Lega sono più simili a quelle del Pd che a quelle del M5s (e pensate al caso delle grandi navi a Venezia, dove a causa dell’immobilismo del ministro grillino Danilo Toninelli da un anno si rimandano i lavori per evitare che le navi da crociera possano entrare nel canale della Giudecca). Sulla giustizia, per andare avanti, le idee della Lega, almeno in teoria, sono più simili a quelle del Pd che a quelle del M5s (una riforma della giustizia per accorciare i tempi dei processi Salvini avrebbe oggettivamente meno difficoltà a votarla con il Pd che con il M5s).

 

Sull’autonomia, per continuare, le idee della Lega sono più simili a quelle di diversi governatori del Pd (da Stefano Bonaccini a Vincenzo De Luca) che a quelle di diversi ministri del M5s. Sulla collocazione internazionale dell’Italia, almeno a parole e al netto del putinismo salviniano, le posizioni della Lega, sono diventate più simili a quelle del Pd che a quelle del M5s (sul Venezuela Salvini ha idee più simili a quelle di Zingaretti che a quelle di Di Maio, e lo stesso vale quando si parla di Israele e quando si parla di Cina). E lo stesso, in fondo, vale quando si parla di termovalorizzatori (la Lega vorrebbe costruire nuovi impianti, il Pd pure, il M5s no), quando si parla di revisione del decreto dignità (la Lega vorrebbe modificare, come il Pd, una legge che piuttosto che aiutare le imprese a creare lavoro le ha incentivate a non crearlo), quando si parla di trivellazioni (la Lega è favorevole come il Pd), quando si parla di sblocco dei cantieri (prima di occuparsi di fare leggi per sbloccare i cantieri sarebbe interessante che il ministro Toninelli spiegasse perché il suo ministero ha bloccato opere pari a 6,1 miliardi di euro di investimenti il cui iter burocratico di approvazione è concluso da mesi: opere come la Gronda, opere come il passante di Bologna, opere come le terze corsie sulla A14 tra Bologna e Ravenna, sulla A1 tra Milano e Lodi, sulla A11 tra Firenze e Pistoia).

 

Quando si parla di sicurezza, di immigrazione, di Europa, di debito, di conti pubblici, di trattati, di euro, le posizioni della Lega sono infinitamente distanti rispetto a quelle del Partito democratico. Ma quando si parla di dover realizzare quello che la Lega oggi non riesce a realizzare, è un fatto che ciò che la Lega non riesce a portare a casa oggi potrebbe ottenerlo più facilmente dialogando con il Pd che con il M5s. Immaginare che un giorno la Lega possa fare quello che hanno fatto i suoi cugini della Csu in Germania, ovvero costruire un governo con l’equivalente del Pd (Spd) e l’equivalente di Forza Italia (Cdu), è un tema che appartiene alla fantapolitica più pazza. Ma se dovessimo prendere per buona la tesi di quel pezzo del ceto dirigente del Pd che da mesi suggerisce al Partito democratico di non escludere alleanze con il M5s per non sputare sugli elettori grillini, dovremmo dire che lo stesso in teoria dovrebbe valere quando si parla di Lega. Entrambe le tesi sono poco assennate ma i fatti ci dicono che dopo un anno di governo l’esperienza all’esecutivo di Lega e M5s ha avvicinato su alcune partite più la Lega al Pd che il M5s al Pd.

 

Non c’è nessuna tesi particolare che vogliamo dimostrare con questo articolo. Solo raccontarvi un fatto che porta ogni tanto alcuni importanti parlamentari della Lega ad avvicinarsi alla fine dei talk-show ad alcuni cronisti e a dirgli tra un sorriso e un altro dopo un confronto in tv con alcuni esponenti del Pd che sì, “la verità è che noi, un giorno, dovremmo allearci con quelli lì”. Non significa che un pazzo governo tra Pd e Lega è possibile (don’t joke). Significa qualcosa di più elementare: se le posizioni di un partito di governo sono simili a quelle di un partito d’opposizione significa che quel governo non esiste più. E forse, per tutti, sarebbe ora di prenderne atto.

Claudio Cerasa

Claudio Cerasa

Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    17 Giugno 2019 - 13:01

    Al direttore - Intanto il Cdx si aggiudica anche Cagliari e Sassari. La riprova che il bipolarismo mette fuori gioco i 5S. Ma le nostre teste d'ovo bramavano che i 5S facessero scomparire il Cdx. Gli strascichi di vent'anni di feroce antiberlusconismo. Le stesse teste d'ovo che hanno lucrato dal 47 sull'antifascismo. Certo, la nostra classe d'intellettuali illuminati, appare alla frutta. Ma vi rendete conto che sono loro ad aver creato le condizioni che impediscono l'unità della sinistra?

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  • leless1960

    17 Giugno 2019 - 11:11

    Il gioco delle assonanze genera mostri. Allora cosa fanno i comunisti "così" quando fanno convegni contro l'Europa e l'Euro se non trovarsi alleati naturali dei peggiori nazionalisti? Diciamo pure che si ha in comune un'idea di sviluppo, ma che per il PD deve essere comunque molto più "sostenibile". Per il resto, dai diritti civili al tema dell'immigrazione; dall'idea di solidarietà nazionale al rispetto per le Istituzioni e per l'organizzazione politica che ci siamo dati nel '46; dall'idea di Stato al loro Far West auspicato, ci dividono abissi incolmabili.

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  • lorenzolodigiani

    17 Giugno 2019 - 10:10

    Caro Cerasa, lei ha evidenziato alcuni temi sui quali Lega e PD hanno idee comuni, ma con un evidenziatore di colore diverso si potrebbero elencare le fondamentali divergenze fra i due partiti. Eccezione, il salvataggio di Radio Radicale.

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  • stearm

    17 Giugno 2019 - 10:10

    Il problema principale è che si è creata una spaccatura antropologica, pre-politica, neppure più ideologica perchè sulle cose da fare ci sarebbe molta più convergenza rispetto al passato. I media su questa spaccatura ci guadagnano, anzi è l'unico modo che hanno per guadagnarci. Creando 'nemici' immaginari, aumentano i contatti. Il grillismo per dire non è nè più nè meno che questa strategia di marketing, mentre Salvini dal canto suo semplicemente si approfitta in parte della spaccatura antropologica tra Nord e resto d'Italia e di quella, ancora più fittizia, tra popolo e 'sinistra'. La caricatura della 'sinistra' è un fenomeno mediatico mondiale, funziona dappertutto.

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    • Skybolt

      17 Giugno 2019 - 11:11

      Se funziona ci sarà un motivo...

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      • stearm

        17 Giugno 2019 - 13:01

        Funziona, e certo c'è un motivo se funziona.

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        • Skybolt

          17 Giugno 2019 - 14:02

          Intendo che forse tanto caricatura non è....

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        • stearm

          17 Giugno 2019 - 23:11

          Ogni caricatura ha un fondo di verità, la verosimiglianza. E le caricature si vendono, sono dei prodotti dell'industria dell'intrattenimento. Si possono pure appendere in cameretta. Ecco magari qualcuno dovrebbe stamparsi un bel poster della 'sinistra' da mettere affianco a quelli di un Totti o di una Britney Spears.

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