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Di Maio è illiberale, e se ne vanta

Accordo Lega-Pd per salvare Radio Radicale. Ma per il M5s è uno scandalo

13 Giugno 2019 alle 20:37

Di Maio è illiberale, e se ne vanta

Foto LaPresse

Evidentemente Luigi Di Maio ci tiene a sgombrare i dubbi: no, il M5s non è cambiato, resta sempre e comunque quel partito illiberale che è. E dunque anche nel giorno in cui, in un fremito di dignità, il Parlamento dimostra che è ancora possibile fare in modo che maggioranza e opposizioni trovino talvolta un accordo trasversale per un fine nobile, ecco che il capo del M5s strepita e s’indigna per il sostanziale salvataggio di Radio Radicale. Uno scandalo, per Di Maio, confezionato “dai renziani del Pd” insieme alla Lega e a Forza Italia. “Una radio privata e di partito pagata coi soldi pubblici”, dice il vicepremier del M5s. E a dimostrazione dell’oscenità offre una prova inconfutabile: e cioè un tweet di esultanza di Laura Boldrini (ecco: a futura memoria di quei pensatori sinistrorsi che invocano l’alleanza tra Pd e M5s). E insomma la maggioranza gialloverde si è spaccata. Ma in verità, il cortocircuito è avvenuto tutto all’interno del M5s. Perché mercoledì sera, a Montecitorio, un’intesa di massima era stata trovata: i grillini – come dimostrano anche i resoconti della Camera – erano al corrente che il Pd avrebbe riformulato un emendamento per garantire a Radio Radicale, per il 2019, i tre milioni necessari alla digitalizzazione del prezioso archivio, nell’attesa di una nuova gara per la gestione del servizio radiofonico (che è servizio pubblico!). La Lega, come va ripetendo da settimane, avrebbe finalmente dato il suo sostegno, e il M5s avrebbe evitato di mettersi di traverso. Solo che poi Vito Crimi, ineffabile sottosegretario grillino che ci tiene proprio a passare alla storia – non avendo altre possibilità di rendersi memorabile – come il boia di Radio Radicale, è intervenuto in prima persona, come già aveva fatto all’epoca del voto alla Camera del “decreto semplificazioni”, e allora tutto si è intricato. Così questa mattina, anziché rimettersi alla decisione della commissioni Finanze e Bilancio come era stato preventivato, il viceministro Laura Castelli ha espresso il parere contrario del governo sull’emendamento Giachetti-Sensi. La Lega ha tenuto il punto e il governo, di fatto, è andato sotto. Anche in una giornata positiva, il M5s ha dato prova della sua sconclusionata grettezza.

Redazione

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Commenti all'articolo

  • Giovanni

    14 Giugno 2019 - 13:01

    Ma certo...poveraccio, parlo di Di Maio, a Radio Radicale si parla di politica, di cultura, i dibattiti sono sempre educati e adeguati,,, e quindi lui non ci capisce niente ma proprio niente,,,,

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  • luigi.desa

    14 Giugno 2019 - 11:11

    Induvelè la stravaganza : In Italia il liberalismo non ha mai attecchito ,salvo nella testa di Cavour . C'è da supporre che negli italiani per cultura e storia i principi del liberalismo non siano recepibili.Dicevo Cavour ma Manzoni Verri e Beccaria lanciavano urli bestiali osservando quel liberalismo. La prova definitiva è nella esistenza dei partiti liberali .Il liberalismo è un modo di sentire una cultura quando diventa partito non è più . La costituzione italiana quella più bella del mondo salva qualche principio liberale buttato là non è comunista come diceva Berlusconi ma molto è da quella parte .Ne era convinto anche Bobbio tra le righe .In Italia non c'è un humus culturale liberale , se in qualche modo si vuole affermare ,colmando un vuoto ,un principio liberale ci vuole una legge. Soch,regà! Ricordate le lenzuale di Bersani ,un grande comunista liberale.Oremus.lds

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