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Orsina: “Ma quale onda nera? Il problema è strutturale: il deteriorarsi del cuore dell'Ue”

“Se osserviamo la cartina europea, c'è una 'U' euroscettica che circonda la Germania. E crea problemi a un'Europa molto ferma e che fatica a dare risposte”. Lo storico e politologo della Luiss commenta i risultati delle elezioni europee

27 Maggio 2019 alle 01:45

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Roma. “Se i risultati fossero confermati, Salvini potrebbe dirsi ampiamente soddisfatto”. Giovanni Orsina, politologo e storico della Luiss, commenta così il risultato delle Europee, con la Lega che anche se nelle ultime settimane ha perso due o tre punti si assesta sopra il 30 per cento. “E ha preso anche una grossa preda: il Piemonte, che completa la presa delle regioni del nord. Salvini sognava di più? Può darsi ma il dato fondamentale è che la Lega sia passata dal 4 al 6 al 17 a più del 30 per cento: un risultato notevole”.

   

Cosa è successo al M5s?

“È stato danneggiato dall'astensione, soprattutto nelle regioni del sud. In parte ciò è legato alla delusione per le politiche del governo ma l'elettorato pentastellato è storicamente meno mobilitabile, meno interessato, considera quelle europee elezioni di serie B. Era successo anche nel 2014. Il serbatoio elettorale degli astenuti potrebbe rimanere, rimobilitarsi per le politiche: starei attento a cantare il De profundis del M5s e innalzare peana alla rinascita del Pd”, risponde Orsina.

 

A Zingaretti conviene stare fermo?

“È stata una strategia intelligente, in un area dove i rapporti personali e politici sono deteriorati. È la 'strategia dell'obesità': sto fermo, magari non ingrasso ma proteggo l'esistente. Poi l'elettorato del Pd è più facile da mobilitare, insomma la strategia ha funzionato. Era l'unica possibile, ma non si può continuare così all'infinito. È una strategia di sopravvivenza, ora bisogna andare oltre. Vedremo anche i flussi di voto, per osservare se c'è stato un rientro di voti dal M5s al Pd. Ma non mi aspetto un granché”.

L'onda nera non c'è stata, era esagerata?

“A livello europeo è sempre esagerata, perché la sfera pubblica è isterica, grida all'orrore, al disastro. Come all'epoca delle presidenziali francesi che LePen non aveva possibilità di vincere. È servito a portare al voto molti cittadini. I populisti crescono lentamente. Il problema è il deteriorarsi del cuore dell'Ue, i socialisti e i popolari che perdono voti, la frammentazione degli europeisti, alcuni governi in mano agli euroscettici. Se osserviamo la cartina europea, gli euroscettici sono la maggioranza nel Regno Unito, in Francia, sono al governo in Italia e in Austria, c'è Orban in Ungheria e il Pis in Polonia. C'è una “U” che risale e circonda il cuore tedesco e nella quale c'è forte difficoltà delle forze europeiste. Questo è il problema, strutturale. L'euroscetticismo non è un'esplosione, è un qualcosa che monta lentamente. E crea problemi a un'Europa molto ferma e che fatica a dare risposte”.

David Allegranti

David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Su Twitter è @davidallegranti.

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