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Ogni europeo alla fine ama un trucista

Autobiografia di una nazione. Il fascismo come gesto e come tecnica è un aspetto durevole della nostra storia, del nostro modo di sentire e praticare la massificazione sociale

5 Maggio 2019 alle 06:00

Ogni europeo alla fine ama un trucista

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Ma è evidente che il Truce, non solo quando parla dal balcone come a Forlì, è un fascista italiano. Lucio Colletti diceva che in certe facce e in certi comportamenti il fascismo lo si ravvisa a occhio, come una qualità naturale, una energia originaria, come la crescita nell’orto di un cespo di insalata. Ma detto questo si è detto niente di sapido, di politicamente rilevante. Piero Gobetti, un intellettuale della disperazione, parlava del fascismo come di “un’autobiografia della nazione”. Benedetto Croce, scrittore grandissimo del cinismo realpolitico, lo definiva “una parentesi”. E’ chiaro come il sole che aveva capito quel che c’era da capire Gobetti, intrinseco al fondo democratico e conciliare della utopistica rivoluzione liberale cosiddetta, e Croce forzava invece un’interpretazione riduttiva per difendere il liberalismo mai fiorito del suo vecchio mondo prefascista, quello delle élite travolte dall’irregimentazione delle masse.

 

Quando ritirarono fuori quella storia di Jaime Pintor, martire nella Resistenza, che aveva partecipato a un convegno di cultura europea a Berlino nel 1942, celebrante Joseph Goebbels, mi sembrò giusto, e confermo, osservare come l’episodio dicesse altro da quello che gli si voleva far dire: non che Pintor fosse pronubo al nazismo, ma semmai che il nazismo era l’autobiografia della nazione tedesca dopo la crisi di Weimar, e la Germania anche sotto il regime di Hitler conservava agli occhi di intellettuali pronti alla ribellione libertaria il suo statuto centrale di grande paese di cultura e di irradiamento storico di valori. Tanto che il giovane germanista, nutrito di Rilke e di altri decadentismi e estetismi, poteva conversare a Berlino in una discussione di cultura europea mentre nel segreto si approntava, a Potsdam, il piano particolareggiato della soluzione finale, cioè dello sterminio degli ebrei d’Europa.

 

Il trucismo ovvero il fascismo come gesto e come tecnica è un aspetto durevole della nostra storia, del nostro modo di sentire e praticare la massificazione sociale, nel senso del “cervello all’ammasso” (Guareschi, mi pare). Il regime democristiano nella costruzione originaria di De Gasperi lo aveva sradicato con la scelta atlantica, l’europeismo e l’alleanza di governo con i laici minori. Ma già nell’attivismo di un Fanfani, e poi perfino nel decisionismo di Craxi, socialista democratico di grande caratura, o nella “differenza antropologica” di Berlinguer, concetto pregno di un eroismo prettamente illiberale, definito in fase di rinnegamento del compromesso storico, i tic dell’autobiografia erano riemersi, in tutt’altro contesto, con tutt’altri mezzi, e sempre in un quadro repubblicano, della Repubblica di partiti e dell’arco costituzionale. La verità è che il liberalismo è minoranza assoluta nell’Europa continentale, e ora prende colpi duri perfino in Inghilterra, dove Edmund Burke ne mise le basi filosofiche e storiche le più durevoli, criticando in nome del pregiudizio conservatore e tradizionalista l’irregimentazione sanculotta di Parigi. Ed è sempre una mescolanza di rosso e di nero, di differenti trucismi, ciò che riempie il vuoto del liberalismo.

 

Che poi sia inconclusivo e controproducente gridare all’armi e al lupo, riprodurre stilemi dell’antifascismo novecentesco, nel caso del Truce è ovvio. Un conto è sorvegliare, vigilare, denunciare, cogliere le analogie di una perversione che ritorna e che è patologica, almeno in quelle forme, come fa il bel libro di Siegmund Ginzberg sulla sindrome 1933, un altro conto è ricondurre al fascismo europeo degli anni Trenta, così, semplicemente, il fenomeno impressionante del consenso per idee e idiosincrasie ributtanti, tanto vasto e solido non solo in Italia. Abbiamo avuto, dopo la crisi dei partiti e la fine virtuale della democrazia rappresentativa, ridotta a casta dalle campagne di smerdamento delle élite mediatiche, due leadership di timbro vagamente e vanamente liberale, quella di Berlusconi, che è rimasto per mezza Italia il Cavaliere nero, e quella di Renzi, che è stato travolto dal mito dell’uomo solo al comando. Il pensiero obbligato e corretto vede sempre il fascismo dove non c’è, e ora che ha avuto il meritato castigo di una gestualità trucista al potere, forse dovrebbe sospendere il giudizio affrettato e la conclusione automatica, senza perdere il piacere di capire che ogni italiano, ogni europeo, in mancanza di una forte inclinazione liberale, alla fine si riguarda nella sua autobiografia e ama un trucista. 

Giuliano Ferrara

Giuliano Ferrara

Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.

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  • verypeoplista

    verypeoplista

    06 Maggio 2019 - 13:01

    Truce,come altre cose in Italia è una moda(concetto statistico)con la quale si"vestono"i contrari alla Lega prima e quindi a Salvini poi.Ma è solo una etichetta(un label come per quelli"che aspettano"ancora la A I e non sanno che è da 40 anni che c'è Mycin che dati certi input "perscrive"la medicina idonea;allora non ebbe successo poichè sorsero problemi etici che puntualmente,oggi si ripropongono) .Alla fin fine se Salvini è un truce me lo dice l'Emerito cos'era Scelba?E costui appariva molto poco,pochissime parole ma manganellate a volontà e quando non bastavano le camionette salivano in corsa sui marciapiedi e sfalciavano.La differenza fra i due è questa:il Truce si nota ma non mena,l'altro (come chiamarlo?Rozzo va bene?)il Rozzo non appariva menava e di brutto.Mi scuso per la sostanza ruvida che descrivo ma tant'è oggi in politica dai livelli più alti a quelli bassi, per non parlare dei talk(show?, preferisco Checco Zalone).Boutade: balcone era"William S."anche,oggi solo fascio?

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  • stearm

    06 Maggio 2019 - 11:11

    Chapeau. L'europeo è tendenzialmente di destra, l'esperimento socialdemocratico fu in gran parte frutto della Guerra Fredda, come anche l'Unione Europea. Diciamo che fu un esperimento imposto dall'alto. Il punto è che, volenti o nolenti, non c'è alternativa, quindi l'esperimento andrà avanti ancora a lungo.

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  • eleonid

    06 Maggio 2019 - 07:07

    A chi sono rivolte queste riflessioni? A quel 20% degli italiani , o meglio dire la corte, che da sempre guidano le rivolte e poi una nazione. L'altro 80% non riesce a cogliere minimamente da esse il senso del corso della storia a cui loro stessi portecipano.Altrimenti, a meno che , in loro non alberghi una vera passione politica fascista dovrebbero prendere a pedate i truci o apprendisti tali.

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    • miozzif

      06 Maggio 2019 - 13:01

      E forse anche gli ultimi fascisti dovrebbero irritarsi per questa parodia digitale del loro regime irriducibile all'oggi.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    05 Maggio 2019 - 20:08

    Ogni entità animale o vegetale che nasca viva, per continuare a vivere attiva immediatamente l’istinto di sopravvivenza. Cioè tutti quegli accorgimenti difensivi ed offensivi che la sua natura gli mette a disposizione, li usa “senza guardare in faccia nessuno” Idem accade per la conservazione della specie e della razza. L’identico procedimento deterministico si instaura in ogni comunità e tra esse producendo, in ogni senso, la “lotta per il potere”. Poiché il “pensiero” ci dice, “fatti non fummo per viver come bruti ma per seguir virtute a conoscenza”, da sempre cerchiamo di conciliare, armonizzare, modellare l’istinto con pensiero. Il Liberalismo non può essere omnipervasivo, il collettivismo pure. La vacca vita boia quotidiana prende le sue mille forme nei loro vuoti. "Senza perdere il piacere di capire che ogni italiano, ogni europeo, in mancanza di una forte inclinazione liberale, alla fine si riguarda nella sua autobiografia e ama un trucista" Ovvio, senza perdere il piacere.

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