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Il familismo amorale al contrario degli M5s

Babbo Di Maio, fidanzato Sarti. I grillini sono disposti a tutto, anche a sputtanare i parenti per salvarsi

28 Febbraio 2019 alle 21:17

Il familismo amorale al contrario degli M5s

Foto LaPresse

Roma. Prima Luigi Di Maio con il padre e poi Alessandro Di Battista, sempre con il padre, e ora Giulia Sarti con il fidanzato. Il caso della presidente della commissione Giustizia, dimissionaria per aver ingiustamente denunciato il fidanzato per uscire da uno scandaletto di rimborsi, indica un punto di svolta nella politica italiana. O quantomeno segnala una diversità dei politici del M5s nel rapporto con i congiunti.

   

I rapporti affettivi – in un paese dove il familismo è una guida nei comportamenti sociali – hanno sempre avuto un peso nella costruzione di carriere politiche. E non di rado sono stati la causa di colpi definitivi alla reputazione di leader politici. Nella storia repubblicana vere tragedie nazionali si sono intrecciate con drammi familiari. Basti pensare al caso Montesi negli anni ’50: per la morte di una donna venne accusato tra gli altri Piero Piccioni, figlio dell’allora ministro degli Esteri e fondatore della Dc Attilio. Alla fine il figlio viene assolto, ma il grande caso mediatico di cronaca nera travolge la figura politica di Piccioni. Oppure al caso Donat-Cattin negli anni ’80, quando si scopre che Marco, figlio del vicesegretario della Dc, è un terrorista di “Prima linea” responsabile dell’omicidio del giudice Emilio Alessandrini: Carlo Donat-Cattin si dimette da tutti gli incarichi. In mezzo ci sono Gianfranco Fini con la moglie e la casa di Montecarlo, Clemente Mastella e l’arresto della moglie, Maria Elena Boschi e l’indagine sul padre, Matteo Renzi e i guai giudiziari dei genitori.

      

Ognuno – a torto o a ragione e nella diversità dei casi, ma non è questo che importa – ha pagato un prezzo politico per queste vicende. Ma tutti hanno tutelato i familiari. La diversità antropologica, o morale, dei Cinque stelle è che tra la carriera e la famiglia non hanno dubbi: per salvare faccia e poltrona Di Maio espone il padre a un video-autodafé e la Sarti manderebbe il fidanzato in galera.

   

Il vero salto di qualità in queste storie così diverse e distanti, non è tanto il passaggio dalla tragedia del terrorismo alla farsa dei bonifici falsi sui rimborsi del proprio stipendio, né il drammatico silenzio dei Piccioni e dei Donat-Cattin rispetto alle odierne risposte sui social network. Questi sono i tempi che cambiano. Anche Gianfranco Fini, all’epoca presidente della Camera, tentò di uscire dall’angolo dello scandalo immobiliar-familiare con un video messaggio: “Mi chiedo chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo. E’ Giancarlo Tulliani? Non lo so. Lui lo ha sempre negato. Ma se dovesse emergere che è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita mi dimetterei. La mia etica pubblica me lo imporrebbe”. Non sappiamo cosa sapesse o non sapesse Fini di quella faccenda, ma cercò di tenere insieme tutto – famiglia e politica – esponendosi in prima persona. L’esatto contrario di Luigi Di Maio, che ha costretto il padre – non un cognato – a un’umiliante video-confessione: “Chiedo scusa per gli errori che ho commesso, chiedo scusa alla mia famiglia, mio figlio Luigi non ha la minima colpa e non era a conoscenza di nulla”, dice il signor Antonio. Sono andati a Pomigliano, gli hanno puntato la telecamera e lo hanno costretto a leggere una lettera “come in una triste parodia dei funzionari stalinisti”, ha scritto Salvatore Merlo. Per poi pubblicare il video su una pagina Facebook a nome Antonio Di Maio, creata appositamente e che ancora oggi ha solo quel contenuto. E non che non fosse capitato ai familiari dei politici esporsi per difendere i propri congiunti. E’ memorabile l’intervista del figlio di Mastella che affrontò in pieno scandalo giudiziario (chiuso con assoluzione) le telecamere, sempre delle Iene, per dire: “La mia famiglia non è quella che descrivete, io non sono il figlio del boss”. Nessun leader politico ha però consentito prima che un figlio o un padre si presentasse in pubblico a prendersi tutte le colpe per salvarlo.

    

Ma con la Sarti si va oltre. Accusata di essersi tenuta i propri soldi, qualcosa che è indecente solo nel M5s, e di fronte al rischio di espulsione per indegnità, la deputata – dopo essersi consultata con il vertice del partito – per salvare una carriera politica fondata sul moralismo, denuncia il fidanzato sapendolo innocente. E poi, in un trionfo di immoralità e idiozia, lo avvisa: “Teso’, mi hanno chiesto di denunciarti per uscire da questa storia”. Può darsi che i “vecchi politici” non avessero quattro quarti di onestà, ma chi spinge il padre a un’umiliazione pubblica o tenta di mandare il fidanzato in galera per difendere il proprio status, è una persona che per soldi e potere è disposta a tutto.

Luciano Capone

Luciano Capone

Sono cresciuto in Irpinia, a Savignano. Sono al Foglio da 12-13 anni, anche se il Foglio non l’ha mai saputo, da quando è diventato la mia piacevole lettura quotidiana. Dal 2014 sono sul Foglio e stavolta lo sa anche il Foglio. Liberista sfrenato, a volte persino selvaggio.

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Commenti all'articolo

  • Non sono nessuno

    06 Marzo 2019 - 18:06

    Caro Capone pensavo di avere assistito ormai a tutto quello a cui era possibile assistere ad opera di questi ciarlatani della comunicazione invece no del resto come giustamente già sottolineato siamo in presenza di BACIATI DALLA DEA BENDATA personaggi pessimi della soap opera più perniciosa mai andata in onda su questi schermi dire che trattasi di opportunisti è dire poco chiunque con un minimo senza istituzionale dovrebbe sentirsi violentato dalle loro castronerie e porvi rimedio impedendogli di continuare ad atteggiarsi attraverso scritti foto video a non dico statisti ne tanto meno politici e neanche a quelli che una volta quasi in senso vagamente dispregiativo chiamavano portaborse dato che tutti gli ultimi citati avevano capacità che costoro non avranno mai e non parlo dei titoli accademici che tanto il famoso 18 politico non è mai morto ma parlo di qualità di visione strategia lungimiranza che nessuno potrà mai insegnargli o si hanno o non si hanno come la classe non è acqua

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  • stearm

    01 Marzo 2019 - 15:03

    O forse sarà perchè sanno che tanto i familiari possono fare quello che vogliono tanto la gogna mediatica-giudiziaria non parte. Come non parte per la Lega. Figli di un dio maggiore, proprio perchè chi li vota fa il moralista con i nemici, ma razzola male in privato.

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  • leless1960

    01 Marzo 2019 - 14:02

    Ennesima riprova di come la caratteristica peggiore del Movimento non sia l'incompetenza, anche se questa sul breve dà i suoi frutti più costosi, ma il fanatismo e l'illiberalismo. Sono comportamenti tipici di tutte le rivoluzioni, e se non ricordiamo ciò che avvenne a Parigi a fine settecento, o nelle Germania e Italia nazifasciste, sicuramente ricordiamo tutti quello che accadeva in Cina, Cambogia o Germania dell'est pochi anni fa.

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  • Chichibio

    01 Marzo 2019 - 12:12

    Ogni botte dà il vino che ha.

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