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In Abruzzo vince il centrodestra. Crolla il M5s

Il nuovo governatore è Marco Marsilio, di Fratelli d'italia. La Lega raddoppia i voti: è il primo partito. Riparte il centrosinistra, che fa meglio dei grillini

11 Febbraio 2019 alle 07:42

In Abruzzo vince il centro destra. Crolla il M5s

Campagna elettorale per le elezioni regionali in Abruzzo (foto LaPresse)

L'Abruzzo ha un nuovo presidente. Il centrodestra conquista la regione che negli ultimi cinque anni è stata governata dalla giunta Pd guidata da Luciano D'Alfonso. La sua elezione a senatore lo scorso 4 marzo (e le sue conseguenti dimissioni da governatore) hanno determinato le elezioni anticipate di ieri. Secondo i dati ufficiali del Viminale, con 1.633 sezioni scrutinate su 1.633, Marco Marsilio esponente di Fratelli d'Italia e candidato della coalizione di centrodestra ha ottenuto il 48,03 per cento, diciassette punti sopra il candidato di centrosinistra Giovanni Legnini, che si ferma al 31,28 per cento. L'ex vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura traina la coalizione di centrosinistra al secondo posto, anche se il Pd scende ancora rispetto al 4 marzo. Ma il vero crollo arriva per il M5s, che sprofonda rispetto alle Politiche: la candidata Sara Marcozzi finisce in terza posizione al 20,20 per cento. Infine il candidato di CasaPound, Stefano Flajani, che sfiora appena lo 0,5 per cento (0,47 per la precisione). L’affluenza cala al 53,1 per cento, otto punti in meno rispetto alle Regionali del 2014 e quasi 25 se confrontata con le cifre del 2018. Il prossimo appuntamento con le urne è il 24 febbraio in Sardegna - mentre in tutta l'isola gli allevatori stanno versando il latte sulle strade per protestare contro i 55 centesimi al litro pagati dall'industria della trasformazione - e in Basilicata il 24 marzo. 

  

  

La Lega guida il centrodestra

“Grazie Abruzzo, grazie Italia più forti degli attacchi, delle bugie e delle polemiche”, ha twittato Matteo Salvini. La Lega, con quasi il 28 per cento, è il primo partito e guida la coalizione di centrodestra con la quale ha deciso di correre, abbandonando la formazione gialloverde di governo. Domenica sera i colonnelli del Carroccio, di Fi e di Fdi hanno comunque festeggiato la vittoria di Marsilio rigorosamente separati, Berlusconi ha dichiarato che “è un momento importante per il futuro del centrodestra e della politica italiana. L'Abruzzo lo ha confermato ancora una volta, il centro destra è la maggioranza naturale fra gli elettori”. Forza Italia si attesta al 9 per cento contenendo la flessione a soli cinque punti rispetto alle Politiche e a sette rispetto al 2014.

 

 

Non sono mancate le polemiche. Domenica, con tre post condivisi su Facebook e Twitter, il leader leghista aveva invitato gli abruzzesi a votare Lega. L'opposizione lo aveva immediatamente accusato di violare il silenzio elettorale. E pensare che dovrebbe essere proprio il ministro dell'Interno a vigilare sulla propaganda elettorale. Ma Salvini in questa campagna d'Abruzzo è stato letteralmente onnipresente: 19 incontri in tutta la regione e 7 visite negli ultimi due mesi. Il risultato lo premia evidentemente anche se il vicepremier e leader della lega, per ora, respinge l'ipotesi di un rimpasto di governo. “Noi abbiamo tanti avversari, abbiamo tanti poteri forti che tifano contro, ma abbiamo gli italiani con noi, la squadra non la cambiamo”, ha detto intervistato dal Tg2.

   

 

Il centrosinistra riparte. Legnini è secondo

“Tutti i sondaggi ci davano terzi, siamo ampiamente secondi, con uno spostamento a destra dell'elettorato”, ha spiegato il candidato di centrosinistra, Giovanni Legnini. Ora c'è da capire se l'esperimento abruzzese, con 7 liste civiche (Legnini Presidente, Abruzzo Insieme, Avanti Abruzzo, Abruzzo in Comune, +Abruzzo, Progressisti per Legnini, Centristi per l'Europa-Solidali e popolari) al fianco del Pd, può essere un punto di partenza in vista delle Europee. “Siamo oltre il 30 per cento, vorrei ricordare che l'anno scorso in Abruzzo il centrosinistra compreso Leu ha conseguito un risultato del 17,6 per cento, abbiamo avuto 10 punti in più ma non è stato sufficiente. Si tratta di un punto di partenza e mi sembra un risultato importante”, ha aggiunto Legnini. 

M5s, negare sempre

Parla di “sconfitta della democrazia” rappresentata dall'avere “permesso di partecipare alle elezioni a otto liste create poco prima delle elezioni”. Sara Marcozzi è arrivata al comitato elettorale M5s per dire che “mi aspettavo gli abruzzesi non cedessero a un candidato neanche abruzzese” e rivendicare che “abbiamo lavorato sui temi e non sulla propaganda” insieme al fatto che “non abbiamo portatori di voti, noi”. “Non abbiamo nulla da rimproverarci. Ci è stata confermata la fiducia di 5 anni fa. La debacle è del Pd dal 25 del 2014 al 9-10 di quest'anno, stessa cosa per Forza Italia dal 16 al 10. È successo quello che dicevamo da anni”.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Febbraio 2019 - 13:01

    Sembra evidente che tutti quei poteri frammentati, pubblici, istituzionali, editoriali, mediatici e anche privati che avevano lavorato per continuare ad esistere e influire, puntando sui 5S, abbiano sbagliato tutto. Il nodo di fondo è atavica mente culturale: nessuna parte è mai riuscita a fare "squadra" e a giocare compatta. Sempre hanno prevalso le tentazioni anti unitarie e la voglia di dividersi. Sia a sinistra che a destra. La composizione interclassista è morta con la DC. .

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    11 Febbraio 2019 - 12:12

    Post Abruzzo. Il sovranismo diventa parola senza senso. Il nodo politico di fondo è se i poteri giudiziari, burocratici, economici, editoriali, mediatici,e gli interessi del mondo delle intermediazioni, cioè quell’insieme, gli Immobilisti di Ferrara, che ha messo Berlusconi e Renzi fuorigioco concordano o no che il centrodestra, nella versione a prevalenza Lega, possa tornare ad essere maggioranza di governo. Quei poteri frammentati che solo proteggendosi a vicenda fanno massa critica determinante. È lapalissiano che solo il cdx, anche a trazione Lega, è l’unica coalizione in campo che può rendere ininfluente il M5S. In altre parole: i dubbi dei poteri frammentati si possono così riassumere: nel caso di pericoli per noi, è più facile, conveniente, è meglio, avere a che fare col M5S o col Cdx? Il Csx che scavalca su scala nazionale il M5S? Sarebbe buona cosa. Ma appare più probabile che lo faccia il Cdx.

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  • Giovanni

    11 Febbraio 2019 - 08:08

    Grande soddisfazione per il crollo dei pentastellati. Gli italiani stanno infine rinsavendo e hanno capito che i casaleggios non sono altro che una manica di incompetenti e di dilettanti allo sbaraglio più dannosi delle cavallette e la cui unica azione politica è dire no a tutto e rimettere tutto nelle mani dello stato come quaranta anni fa. E sappiamo tutti quanti danni fece all'economia italiana lo statalismo.

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    • branzanti

      11 Febbraio 2019 - 13:01

      Stavo per scrivere un commento, ma mi sono imbattuto nel Suo, gentilissimo, che rispecchia totalmente anche il mio pensiero. La ringrazio.

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