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Formula Marsilio

Chi è il neogovernatore dell'Abruzzo che insiste sul concetto “tutti insieme” (a destra)

11 Febbraio 2019 alle 20:45

Formula Marsilio

Marco Marsilio con Giorgia Meloni (foto LaPresse)

Roma. “Il centrodestra è la formula vincente, il Movimento cinque stelle se ne faccia una ragione”. Sono le prime parole dette da Marco Marsilio, già senatore di Fratelli d’Italia e neogovernatore d’Abruzzo. “L’Abruzzo lo ha confermato ancora una volta, il centrodestra è la maggioranza naturale fra gli elettori”, ha detto invece Silvio Berlusconi, ex premier e leader di Forza Italia. Ed è chiaro che nello specchiarsi delle due dichiarazioni sta (anche) il punto: non è un caso che Berlusconi sia stato applaudito a suon di musica dal sapore nostalgico (per gli antichi fasti di Forza D’Italia) durante il comizio di chiusura della campagna elettorale di Marsilio, come non è un caso che Marsilio, la notte della vittoria, si sia presentato nella sede del suo comitato sotto l’enorme scritta “le buone idee non hanno confini”, abbracciando Giorgia Meloni fisicamente e metaforicamente (con la frase “avevo ragione”), ma anche sottolineando a favore di telecamera il valore aggiunto del tutti insieme appassionatamente.

 

E anche i militanti pro-Marsilio, assiepati e felici per il risultato (48,9 per cento), scandivano la frase “centrodestra compatto”. Messaggio per Matteo Salvini, sì, ma anche in generale per chiunque, anche dentro Fratelli d’Italia, si azzardi a considerare in futuro la grande coalizione qualcosa di sopportabile soltanto a intermittenza. Fatto sta che Marsilio – governatore d’Abruzzo nato a Pescara 51 anni fa ma cresciuto a Roma, laureato in Filosofia ma anche esperto di facility management e internazionalizzazione d’impresa, con carriera politica sbocciata nella destra-destra (Azione Giovani, di cui è stato vicepresidente, Msi e Alleanza nazionale) e con percorso parlamentare che dal Pdl l’ha infine riportato più o meno alle origini (Fratelli d’Italia) – ha risposto ininterrottamente “chiedetelo ai leader nazionali” a chiunque gli domandasse lumi sulle sorti del governo dopo il mezzo tonfo abruzzese dei Cinque stelle.

 

E Salvini, dall’altra parte, ripeteva un unico concetto chiave, mentre il M5s si interrogava sulla possibilità di resistenza futura solo e sempre in formula “lista unica” e il centrosinistra esultava mestamente, ragionando sull’aggregazione ampia, ma con molti distinguo sulle idee di Carlo Calenda: “Quello che è successo in Abruzzo resta qui. L’ho detto a Di Maio e a Conte. E quindi nessuno usi questo voto per fare polemiche, perché a Roma c’è tanto da fare”, ribadiva infatti il vicepremier, ministro e leader della Lega. Come dire: prendi, porta a casa e non creare grane.

 

Intanto però Marsilio vinceva puntando sul ritorno del largo perimetro: da Fratelli d’Italia all’Unione di centro, passando per la Lega con cui si era trovato molto a contatto in passato, e proprio su uno dei temi leghisti per antonomasia, nell’allora Commissione bicamerale sul federalismo fiscale. E alla Lega si rivolge oggi il neogovernatore (“una cosa è certa: con la Lega c’è un rapporto straordinario, giocare a dividerci non porta bene…”), come in fondo alla Lega in modo subliminale si rivolgeva ieri, ché Marsilio, nel 2006, ha scritto il saggio “Razzismo, un’origine illuminista” (ed. Vallecchi): “Troppe volte la cultura europea e nordamericana ha di fatto rimosso la questione del razzismo, esorcizzando la metastasi nazista come un accidente della storia, a volte addossando al solo popolo tedesco il peso di un’infamia che ha visto, purtroppo, molti altri protagonisti. Si è spesso notato come la cultura occidentale, non volendo più essere razzista, abbia cercato di convincersi di non esserla mai stata”, ha scritto il neogovernatore più di dieci anni fa, quando il tema “immigrazione” cominciava a preoccupare gli europei.

 

Ma a questo punto Marsilio d’altro vuole parlare, nel momento in cui, con la vittoria, non ha più neanche bisogno di sottolineare la propria provenienza (“la mia famiglia viene da queste terre da cui se ne andò perché costretta a emigrare per mancanza di lavoro”, è stata la frase-talismano della campagna elettorale del candidato con parenti a Tocco da Casauria, provincia di Pescara). Ora il governatore, che l’altra notte twittava per ringraziare la moglie dell’appoggio, non vuole neanche sentir nominare eventuali crisi di governo: ci pensi in caso Giorgia Meloni, è il leitmotiv, e il M5s rifletta intanto sulla perdita di consensi. Ironia della sorte: Marsilio è professore a contratto di Estetica, Museologia e Marketing applicato ai Beni Culturali all’Università Link Campus, quella da cui Luigi Di Maio ha tratto uomini e donne del suo governo dei sogni, alla vigilia delle elezioni. (Ma questa è un’altra storia).

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini

Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.

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