Caro Conte, mi consenta. Decrittazione di un'intervista

Maurizio Crippa

Va bene avere un Dna filo-governativo, ma il Corriere della Sera non chiede nulla di ciò su cui servirebbe avere risposte

Non è che si pretenda che tutti i giornalisti opinionated gettino il cuore oltre l’ostacolo tutte le sante mattine, o siano pronti a farsi esplodere come degli shahid contro i nemici della (propria) fede, insomma facciano come Marco Travaglio che a Otto e mezzo, per difendere la manovra del popolo e dimostrare, spes contra spem, che è stata un successo, è arrivato a dire che la Commissione europea “se potesse sterminare tutti i pensionati e i disoccupati lo farebbe volentieri, queste sono le politiche di massacro sociale”.

 

Però, se sei il maggiore quotidiano nazionale, per quanto ondivago, diciamo, nella tua posizione nei confronti del presente governo del cambiamento, e se pure hai un Dna filogovernativo fin dai tempi della tua gloriosa fondazione, qualcosa di più pimpante di “Così ho convinto i vice”, titolando in prima pagina un’intervista al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dovresti avere la garra di scriverlo. Ma niente. Il premier-avvocato del popolo al Corriere della Sera “racconta la trattativa che ha portato al via libera alla manovra”. Che forse dovrebbe essere la cronaca di una resa, o la bagatella per un massacro. Invece diventa un’intervista ammodino, accomodante e inutile, della quale alla fin fine è più interessante, istruttivo, decrittare le domande che non le risposte.

  

Esercizio di decrittazione random delle domande al premier Giuseppe Conte. La prima è: “E’ vero che ieri è nato il governo Conte?”, e si decritta da sola. Perché Conte, che “confessa di non aver dormito la notte tra lunedì e martedì”, a differenza del principe di Condé, dice: “Dovevo portare a casa un risultato importante per l’Italia: evitare l’apertura di una procedura di infrazione”, ed è chiaro che la domanda pertinente, ma non c’è, avrebbe dovuto essere: ma la prima versione della manovra chi l’aveva firmata, l’usciere?

 

Andiamo avanti. “Non si può dire che foste partiti col piede giusto”. Decrittato, avrebbe dovuto essere: avete sbagliato completamente approccio, non lo sapevate che esiste una cosuccia che si chiama vincolo esterno? Del resto ne ha scritto persino Polito. “Magari sareste arrivati al 2,04 per cento senza creare e crearvi problemi”. Decrittato: lo conoscevate o no, il debito che grava sull’Italia e che rende impossibile sforare il rapporto debito/pil come la Francia? “E dalla trattativa che lezione ha tratto? Quando si ha davanti l’Europa servono più i pugni sul tavolo o la testa”? Decrittato: avete capito che non si può andare a Bruxelles come dilettanti allo sbaraglio? “L’intesa allunga o accorcia la vita al suo governo?”. Decrittata, ai tempi del Cav. sarebbe stata: è evidente che non c’è più una maggioranza. “I sondaggi continuano a dare una Lega in ascesa, e Matteo Salvini prenota Palazzo Chigi. È pronto a cederglielo dopo le Europee?”. Decrittato, ai tempi di Renzi sarebbe stato: il famoso programma di governo è buono per incartarci il pesce, ormai?

 

Altra domanda tosta: “Gli scambi di insulti non hanno aiutato”. Decrittato: con chi pensavate di parlare? “Rimane il mistero di Conte, descritto dagli avversari come ‘premier senza qualità’, che riscuote una popolarità imprevista e strappa un ‘placet’ non scontato alla manovra”. Decrittato: l’impressione è che dall’inizio alla fine il gioco sia stato nelle mani di altri. Lei mette solo le firme? Infine, la nota di colore: “Lei non va molto in tv, come mai?”. Decrittato: Io sono Massimo Franco e sono sempre da Vespa: lei non la invitano mai, eh?

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"