Il deficit francese è diverso da quello italiano

Redazione

Prima di prendersela con l’arbitro urge una ripassatina delle regole del gioco

Sul Corriere della sera Massimo Franco se la prende con Moscovici, “l’italo-scettico che non sa far l’arbitro” perché “indulgente” nei confronti di Macron e “arcigno” nei confronti di un’Italia che, addirittura, “ha mostrato di sapersi imporre un simulacro di autodisciplina finanziaria”. Moscovici sarebbe in imbarazzo perché “spiegare le differenze tra la situazione italiana e francese è diventato difficile” e anche perché “lo sfondamento dei conti al 3,5 per cento previsto da Macron oltrepassa di gran lunga quello del nostro governo” che è sceso al 2 per cento. Il notista politico del Corriere ricorda che Moscovici da ministro dell’Economia francese “non ha brillato per rispetto dei conti, anzi” e riporta anche le voci dei “maligni” secondo cui il commissario europeo sarebbe il “portatore di interessi d’Oltralpe” che vorrebbero veder crollare la Borsa italiana “per fare shopping a buon mercato nel nostro sistema industriale e finanziario”.

 

Un complottone. “Forse è troppo”, dice Franco. Ma anche quello che ha scritto prima è abbastanza. Innanzitutto bisogna ricordare che Moscovici da ministro dell’Economia ha sempre ridotto il deficit di bilancio del suo paese. Poi bisognerebbe dire che “è difficile spiegare le differenze” tra Italia e Francia, ma quello è proprio il compito dei giornalisti. Proviamoci un po’. Ciò che conta per le regole europee non è tanto il deficit, ma il deficit strutturale (al netto del ciclo economico e di misure una tantum). E più del suo livello, la direzione in cui va. In questo senso “lo sfondamento dei conti” di Macron non è affatto peggiore di quello italiano, visto che l’1 per cento di deficit è una spesa una-tantum e la sua manovra (in attesa delle nuove misura) prevede un aggiustamento strutturale dello 0,3 per cento. L’Italia invece peggiora il bilancio strutturale di 0,8 punti, una deviazione senza precedenti (come rivendica il leghista Bagnai, che è no euro e fiero nemico di Moscovici). Quindi di questa “autodisciplina finanziaria” non si vede neppure l’ombra. Un po’ di tifo va bene anche nel giornalismo, ma prima di prendersela con l’arbitro bisognerebbe fare una ripassatina delle regole del gioco.

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