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Dopo la povertà Di Maio abolisce anche la corruzione

I parlamentari M5s festeggiano davanti al Parlamento l'approvazione dell'anticorruzione. Il vicepremier: “E' una giornata storica”. Sarà forse la duecentesima volta che lo ripete dall'inizio della legislatura

18 Dicembre 2018 alle 20:32

Dopo la povertà Di Maio abolisce anche la corruzione

Luigi Di Maio e Alfonso Bonafede (foto LaPresse)

Avevano già abolito la povertà, festeggiando su un balcone di Palazzo Chigi. Adesso hanno abolito la corruzione, niente meno, alleluia, festeggiando con i cartelli davanti al Parlamento. E ogni volta, strambo come quel tale che aveva inventato un'ora che dura mezz'ora, ecco che Luigi Di Maio annuncia sorridente a una telecamera: “E' una giornata storica”.

 

 

 

Quella di oggi sarà forse la duecentesima dall'inizio della legislatura. Per Di Maio è stato “un momento storico” la vittoria del 4 marzo, “occasione storica” la formazione del governo per portare avanti un “cambiamento storico”, era ovviamente “storico” il taglio dei vitalizi agli ex parlamentari, com'è stato “storico” il reddito di cittadinanza e via così.

 

Con i ragazzi del cambiamento non si fa in tempo a montare una pagina che subito arriva un altro petardo, un nuovo botto, un salto nei cerchi di fuoco, un piano quinquennale, una rivoluzione definitiva, un momento fatale, un annuncio pirotecnico. Non gli si sta dietro. Mai una cosa normale ma chiara, sussurrata ma seria, in punta di piedi ma lasciando l'orma sul terreno: urla e pernacchie, rullio di tamburelli e bandiere, esagerazioni ed esagitazioni. Eppure così facendo, bisogna dirlo, non soltanto guidano il gioco ai propri fini, ma addirittura dettano le nuove regole agli avversari, e sul terreno più cruciale della politica, nel suo rapporto con la realtà.

 

Le opposizioni, afflitte anche loro dall’ansia dell’esistere, vanno infatti a sbattere come particelle subatomiche su tutti i muri mobili inventati dal marketing a cinque stelle. Ovviamente poco importa che anziché abolire la povertà a quanto pare abbiano abolito soltanto la crescita, che i vitalizi agli ex parlamentari saranno quasi certamente reintegrati perché la norma è illegittima, che il reddito di cittadinanza non è più reale dei master universitari di Rocco Casalino negli Stati Uniti, o che la norma pomposamente chiamata “spazzacorrotti”, approvata oggi, abbia allarmato gli avvocati e persino i magistrati che si sono espressi con una delibera del Csm.

 

Scriveva Vitaliano Brancati, nel suo Diario Romano: “La nostra società è quasi sempre conformista, ma in modo particolare quando s’atteggia a rivoluzionaria. Da trent’anni a questa parte, le rivoluzioni italiane consistono in un colpo di mano per mettere sul trono un tirannico Luogo Comune”. Con il suo orecchio finissimo, con la fatica e la contrazione di chi cammina controvento, Brancati avvertiva con terrore l’immortale brontolio degli spasmi politici italiani. Era attratto da De Gasperi “perché non è un eroe, non è un capo, non somiglia a nessuna statua. E’ un uomo perfettamente grigio che non annuncia rivoluzioni”. Poi aggiungeva, dimesso: “Un tipo d’uomo che dispiace agli italiani”.

Salvatore Merlo

Salvatore Merlo

Milano 1982, giornalista. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    19 Dicembre 2018 - 15:03

    Caro direttore - Gaudeamus igitur: abbiamo avuto la sorte benigna di poter dire: “Io c’ero” quando è stata abolita la povertà e la corruzione. Che volere di più dalla vita? L’Europa, meglio la Commissione che forse a maggio cambierà pelle, ci ha concesso ancora corda per impiccarci meglio.

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  • branzanti

    18 Dicembre 2018 - 21:09

    La corruzione non si combatte con la complicazione delle norme (troppe) vigenti e, meno che mai, con l'aggiunta di altre norme di difficile applicazione ed assai più facile violazione. La corruzione si combatte togliendo la linfa di cui si nutre ovvero riducendo drasticamente la sfera di competenza della pubblica amministrazione e del più ampio settore pubblico. Significa (ad esempio) ripensare poteri e procedure autorizzative nei settori dell'urbanistica e dei lavori pubblici. Significa sottrarre totalmente alla gestione pubblica attività come (ad esempio) viabilità e trasporto persone, servizi energetici a rete, raccolta e smaltimento rifiuti. Esattamente il contrario di ciò che l'attuale, "storico" governo intende fare.

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    • leless1960

      19 Dicembre 2018 - 10:10

      D'accordissimo che la burocrazia sia la mamma della corruzione, ma ci vorrebbe una soluzione ex post che fatico a immaginare. Le mille autorizzazioni danno potere a una pletora di funzionari che se ne approfittano e l'economia è rallentata assai, ma noi siamo un popolo "che nun se regola".

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