“Se Lega e M5s si saldano noi saremo l'altra Italia”, dice Carfagna

Salvatore Merlo

“Meglio un salto nel buio che l’azzardo di questo governo. Salvini decida”. Parla la vicepresidente della Camera

Roma.Le elezioni anticipate? Sono un salto nel buio, ma sono certamente meglio di questo governo dell’azzardo”, dice Mara Carfagna. “Questo è un governo delle tasse, dello spread, che brucia la capitalizzazione della Borsa. Tuttavia la Lega deve dire cosa intende fare. Perché poi ciascuno possa trarne le conseguenze”. Tutti dicono che Silvio Berlusconi stia lavorando a un ribaltone, a un cambio di governo in corsa. “Non è così. Non ci interessano le operazioni di palazzo”. 

 

Mara Carfagna è forse, dentro Forza Italia, tra i dirigenti più severi, più critici, più avversari del governo. Per questo auspica le elezioni anticipate “e che consentano soprattutto un chiarimento con la Lega”, dice. “A noi piace la Lega che rispetta i patti e i valori liberali del centrodestra, la Lega di Luca Zaia e di Attilio Fontana. Poi c’è però la Lega che cede la politica economica, il lavoro e la giustizia al M5s. E questa è la Lega che invece mi spaventa. Sei mesi fa consentimmo la nascita di questo governo, ma adesso il prezzo è diventato troppo alto. Non è normale che un paese i cui problemi sono la crescita e la disoccupazione venga costretto a saltare inutilmente nei cerchi di fuoco dei vitalizi, della prescrizione e del reddito di cittadinanza. Ma vi sembra normale? A che serve? Qua bisogna abbassare le tasse a famiglie e imprese, avere una visione che vada oltre il miserabile calcolo elettorale sulle europee del 2019. Bisogna uscire da una crisi che è soltanto italiana. Matteo Salvini non è uno sprovveduto. Credo sappia benissimo che questa esperienza al governo è fallimentare. Allora adesso deve scegliere. Scegliere con chiarezza da che parte stare. Noi sappiamo chi siamo. Ma lui?”.

 

Quarantadue anni, vicepresidente della Camera, Carfagna è in ascesa. Dirige l’Aula di Montecitorio con sicurezza, si muove con grazia consapevole nei cunicoli della politica, e ha ormai da tempo conquistato una sua indipendenza di tratto e di carattere. E insomma, secondo molti, è una leader naturale all’interno di uno schieramento, ancora imprecisato, certo evanescente, ma il cui profilo si può già disegnare nell’aria. Il partito degli antipopulisti. Studia da leader? “Studio per essere all’altezza dei compiti che ricopro”, risponde lei, ritraendosi in guscio. “Penso che la politica debba essere il ‘Beruf’ di Max Weber, cioè professionismo, ovvero competenza – che non è mai abbastanza – ma anche vocazione. Perché la cosa più bella è buttarsi a capo fitto su un obiettivo, come per me è stata la legge sullo stalking o l’impegno a favore dei diritti delle donne”.

 

Ma se Lega e M5s dovessero saldarsi in un’alleanza elettorale, a quel punto sarebbe inevitabile la nascita di un polo alternativo. “Questo è sicuro. E noi saremmo quelli contro, saremmo l’altra Italia”. E “altra Italia” sembra quasi il nome di un partito. Assieme a pezzi del Pd? “Questo non lo credo, perché la sinistra non ha le nostre idee”. Ma chissà.

 

Per adesso la vicepresidente della Camera si accontenterebbe di un gesto di chiarezza da parte di Salvini. E per questo parla di elezioni. “Io non mi auguro una saldatura tra Salvini e il M5s”, dice. “Non me la auguro per il paese. Sarebbe un male per l’Italia. Penso infatti che la Lega dia il peggio di sé con i grillini. Capita anche nelle vita, nei rapporti di coppia. Ci sono partner che ti migliorano e partner che ti peggiorano”. E Forza Italia migliora la Lega? “Non c’è alcun dubbio”.

 

Berlusconi però è molto debole rispetto a Salvini, dal punto di vista elettorale, almeno così dicono i sondaggi. “Abbiamo fatto grandi rimonte in passato. Mai sottovalutare Berlusconi. E comunque sia, in Lombardia e in Veneto governiamo insieme alla Lega. E lo facciamo molto bene. Con rapporti di forza che sono già a vantaggio della Lega”.

 

Tutti dicono che il Cavaliere vuole cacciare il governo, ma senza andare al voto, cosa che decimerebbe Forza Italia. “Berlusconi non è architetto di manovre di palazzo. Non è la sua cifra. Lui interpreta una disillusione che cresce, serpeggia. Io non guarderei a Berlusconi. Chiederei piuttosto a quei deputati di maggioranza che la settimana scorsa, nel segreto dell’urna, hanno votato contro il loro governo. O i quattordici che ieri non hanno votato la fiducia. I governi non cadono per interventi esterni. Ma si avvitano nelle loro contraddizioni. E poi si schiantano”.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi erasmiana a Nottingham. Un tirocinio in epoca universitaria al Corriere del Mezzogiorno (redazione di Bari), ho collaborato con Radiotre, Panorama e Raiuno. Lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.