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Gli uomini soli al comando comandano poco e finiscono soli

Le due strade del Truce e la storia della politica italiana che si ripete, dal Cav. a Monti fino a Renzi. E ora?

27 Novembre 2018 alle 06:17

Ci risiamo. Leader unico o uomo solo al comando?

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Ci risiamo. Leader unico oppure uomo solo al comando. Oppure: uomo di stato o di governo senza alternative. Poi plof, anzi: plof! La storia è vecchia, come vedremo tra poco, e si rinnova: questo è il grigiore della Storia, la sua misura di sbadiglio e torpore. Il Truce ha due strade. Primo. Stare al governo del contratto, debilitato dall’inadempienza nella guerra demagogica della spesa pubblica improduttiva contro i conti di Bruxelles e dei mercati, già mezza persa, e da una sterminata quantità di gaffe e pasticci che è ormai più senso comune del senso comune a strascico di quel trucibaldo pescatore di anime in pena, da paura, e in attesa di un’economia finanziaria e reale pronosticata a pollice verso da ogni dove, non solo per l’Italietta del balcone. Secondo, cioè Giorgetti (ché i secondi sono sempre meglio dei primi, qui da noi, più saporiti e proteici). Invece di stare a insistere, noiosata e stupidata, che “abbiamo un contratto” anche se non avremo presto più nemmeno una banca, e cercare di dimostrare che lo sfascio non è colpa di quella Laura’s theme che canta in tv con Padoan, ma dell’Europa maligna, registrare il fatto politico: due uomini in barca, per non parlar del Conte, è un racconto umoristico, ci vuole un uomo solo al comando, appunto, un leader unico, che sia il prodotto di una scelta elettorale vera, un programma di destra sovranista con aggregati quelli che ci stanno, e votato, non un contrattino postelettorale già svalutato di qualche decimale e spicci: dunque elezioni, se possibile coincidenti con Ue, altrimenti non coincidenti anagraficamente ma politicamente sì, cioè tra pochi mesi.

 

Ci risiamo. Il problema è che Berlusconi, in anticipo su Trump e con mezzi ben meno molesti, fu uomo solo, per quanto camaleontico o proteiforme, al comando di un’armata sgangherata ma sensata. E’ durato, perché ricco e talentuoso, perché non era un tifoso del Milan sbertucciato da Ringhio Gattuso ma il padrone del Milan, e di che Milan. Alla fine è saltato. Nel frattempo si era inserito D’Alema, in sostituzione dell’allegro leader di gruppo Prodi, “il problema è stare assieme, assieme, sempre assieme, tutti assieme”, e prometteva con Cossiga e la Nato e la terza via sfracelli socialdemocratici eterni che nemmeno il Noske. Sfracellato anche lui e sbertucciato, tra alberi in carbonio e pettegolezzi. 

 

Dopo il Cav. e la sua rivincita, venne Monti, una pedagogia contabile che lèvati, un loden da sogno, l’intera Engadina bella e pensosa al posto del bunga bunga, uno schema da tecnostrategia eternizzato nel nuovo orizzonte della globalizzazione economica, finalmente uno che poteva rispondere alle lettere della Bce, e subito in politica il leader unico di una breve stagione cadde dal ventesimo piano in un falso partito, falso programma, false elezioni, falso gruppo parlamentare, tutto falso e ingovernabile. Poi Enrico Letta, cacciavitino plurale ineffettuale, breve. Infine Renzi, anche lui solo al comando, fino al quaranta per cento, e con realizzazioni spettacolari, ma anche lui consumato da chiacchiere, comparsate, eccessi e sopra tutto l’errore drammatico della rottura del Nazareno, e via con il referendum perduto e tutto il resto. Fino all’ignobile damnatio memoriae dopo il famoso 4 marzo.

  

Si formulano i migliori auguri al corrispondente di Babbo Natale che intendesse, come gli conviene, farsi paladino di un centrodestra rimpannucciato, con nuove idee e nuovi carismi da chiusura dei porti e degli angiporti, per addivenire al risultato del leader unico benedetto dal popolo elettore, senza alternativa, durerà vent’anni, contro l’accozzaglia di una sinistra sparsa e demente grillina, dibattistarock, e una sinistra piddina postcongressuale di cui si può dire quel che si vuole, ma certo si sente lo sforzo. Auguri e figli maschi al nuovo leader unico in gestazione, tuttavia – lo dico da papà – gli uomini soli al comando qui da noi comandano poco e finiscono parecchio soli.

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Commenti all'articolo

  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    27 Novembre 2018 - 15:03

    Oltre la metafisica delle passioni e dei desideri e del "come dovrebbe essere". Le semplificazioni sono forse riduttive, ma suggestive sono. “Gli uomini soli al comando comandano poco e finiscono soli”, vale come, “Troppi cuochi guastan la cucina” Il nodo autentico è la gerarchia. Il branco ha un solo, riconosciuto, accettato, “capo branco”. La differenza sostanziale, politica, operativa, tra il PCI e la DC consisteva proprio nel fatto che il primo aveva un capo branco gerarchicamente indiscusso, mentre la seconda era affetta dalla lotta continua tra aspiranti capi branco. Viene da pensare che il Nazareno, se realizzato, avrebbe riproposto lo schema DC. Le attuali vicende del Pd lo ribadiscono. Il ritorno del Dibba, infetterà anche il M5S.

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  • aldo.vanini

    27 Novembre 2018 - 12:12

    Il patto del Nazareno sembrava, al di là di certa impresentabilità epidermica, vecchia e nuova, dei congiurati, rapprsentare il definitivo approdo della politica italiana alla maturità. Basta con gli schemi mentali irriducibili delel tifoserie, da guerra fredda prima, de Sessantotto poi, il tutto condito dalla disinformazia di piazza Lubjanka e dai badanti di Langley, Interessi reali e concreti della base ampia della nazione uscivano dai luoghi comuni delle contrapposizioni pubbliche e degli accordi privati e si metteva il bene comune, come inteso dai popoli civili e anglosassoni, al centro delel decisioni. Il rigurgito della furbizia da comune medioevale e l'ego del tycoon, hanno privato l'Italia di questa prospettiva così poco 'guelfi e ghibellini' ma così tanto Grosse Koalition e che la avrebbe portata verso una consolidata prosperità. Peccato. Quanta strada da ripercorrere...

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  • giantrombetta

    27 Novembre 2018 - 10:10

    Grazie d’aver ancora una volta sottolineato che la rottura del patto del Nazareno fu per Renzi un errore drammatico, per non dire politicamente letale, e non solo per lui, purtroppo. Mi rimane una curiosità che mi auguro tu possa soddisfare in una prossima occasione: Renzi se ne e’ almeno reso conto? Anche se naturalmente non oso sperare l’ammetta, per eccesso di egocentrismo.

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