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Perché la storia di Renzi suggerisce a Salvini di votare il prima possibile

La debolezza di un progetto alternativo a quello populista, anche nelle forze di opposizione, fa sì che la Lega sia il partito più indiziato a raccogliere il dissenso contro questo governo, liberandosi dall’abbraccio mortale con il M5s. Idee per uscirne vivi

3 Dicembre 2018 alle 08:00

Perché la storia di Renzi suggerisce a Salvini di votare il prima possibile

Foto LaPresse

La data di scadenza del governo del cambiamento è legata a un dato politico importante che riguarda un particolare cruciale dell’incantesimo che avvolge la leadership di Matteo Salvini: la sua capacità di essere contemporaneamente tanto il leader forte del governo populista quanto il leader forte dell’opposizione al governo populista. Provate a fermarvi, a pensarci un attimo e a parlare con i vostri amici. Chi sono oggi i nemici numero uno per il popolo delle imprese? Chi sono oggi i nemici...

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    03 Dicembre 2018 - 18:06

    Nel Bar Sport Sembra si vada a votare. Per chi voterai? Bah, son tutti uguali. Il più pulito ha la rogna. Allora astensione? Non mi piace. Neppure a me. Ma ho un criterio di scelta, evitare di votare quelli che proclamano “Non siamo tutti uguali”, Meglio votare quelli che non pretendono di essere “modelli morali” Mi sembra giusto, mi fai un esempio? A caso? Mi viene in mente la gentile Laura Boldrini.

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  • lorenzolodigiani

    03 Dicembre 2018 - 18:06

    Caro Cerasa, andare a votare al piu’ presto significherebbe porre fine a questo scellerato governo sfascista, d’accordo. Mi preoccupa un possibile scenario successivo con la Lega di Salvini partito di maggioranza relativa che, nonostante la buona volonta’ di Mattarella, non vedo con quale formula di governo potrebbe smussare la deriva estremista antieuropea.

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  • carlo.trinchi

    03 Dicembre 2018 - 15:03

    Lo dico: tranne sicurezza e migranti tutto era nel programm a del PD. Se il PD ritrova un leader accettabile, possibilmente nuovo e non cariatidi ex comuniste o ex niente e facendo una campagna elttorale dal punto di vista economico finanziario degna, il ritorno al futuro potrebbe essere possibile. Il Salvini da libro e moschetto ha il fiato corto come pure l’utopia della sua quota cento. Quindi se il PD ricomincia da tre potrà riaggregare quell’elettorato che non sa più a che santo votarsi. Sotto questo auspicio le elezioni avrebbero un senso non tra le macerie di due incapaci che si rinfacceranno tutto a vicenda.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    03 Dicembre 2018 - 14:02

    Non c’è analisi politica che abbia in sé una proposta politica, che possa sfuggire al clima generale che impregna, sostiene e condiziona gli umori, i desideri, le aspettative, la voglia di rivincita di un elettorato in libera uscita dai canoni canonici del secolo scorso: sinistra- destra. Divisione grossolana, manichea, ma che nelle sue varie articolazioni e declinazioni e sfumature è stata l’architrave politico degli ultimi due secoli. È una costatazione. Sembra paradossale ma non lo è: la potenza tecnologica della facilità dell’informazione e maxime, delle immagini, ha rivoluzionato i modi e i percorsi abituali su cui si formava la pubblica opinione. Inevitabile che non prendessero piede i più svariati “populismi”.Già, non ce n’è uno solo. Non è tempo, culturale e sociale per ideali e sogni aggreganti le masse. Quelle bramano solo “panem et circences” Confidiamo sul principio di realtà. Chiosa: da noi la cosa è complicata dal perenne costume nazionale dell'un contro l'altro armato.

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