Matteo Salvini (foto LaPresse)

La mossa ultra elettorale di Salvini: “Il deficit? Non è problema di decimali”

Claudio Cerasa

Il leader della Lega sembra pronto a modificare il rapporto deficit/pil. Obiettivo: scaricare la colpa dei propri fallimenti sull’Europa. Funzionerà?

Ieri la cena tra il premier Giuseppe Conte e il presidente dell'Commissione Ue, Jean-Claude Juncker. Domani il vertice di governo tra Conte, il ministro Giovanni Tria e i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio. In mezzo un'intervista al ministro dell'Interno che segna, almeno a parole, un cambio di strategia.

 

Intervistato dal'Adnkronos Salvini sembra infatti aprire a una revisione del rapporto defici/pil indicato nella Manovra: “Penso nessuno sia attaccato a quello, se c'è una Manovra che fa crescere il Paese può essere il 2,2 o il 2,6... non è problema di decimali, è un problema di serietà e concretezza”.

 

Il governo si prepara a cedere alle richieste dell'Europa? Chissà. Di certo c'è che se fino a oggi il leader della Lega ha respinto in maniera decisa l'ipotesi di modificare le cifre base della legge di Bilancio, oggi appare più accomodante: “Ho sentito Conte dopo il vertice: noi faremo di tutto per applicare buon senso e ragionevolezza. Non vogliamo litigare con nessuno ma chiediamo solo di poter fare quello che gli italiani ci chiedono”.

“Il Parlamento è sovrano - continua - c'è una Manovra che viene giudicata e bocciata ancor prima che il Parlamento l'approvi. Siccome siamo una repubblica parlamentare, se il Parlamento apporterà modifiche, miglioramenti, cambiamenti, su quello nessuno potrà dir nulla. Sarebbe auspicabile che, prima di promuovere o bocciare, si aspettasse la Manovra come il Parlamento, che rappresenta gli italiani, l'approverà, e so che in Parlamento ci sono tante proposte, emendamenti, suggerimenti. Mi auguro che da Bruxelles non arrivi nessuna scelta prima che il Parlamento approvi la manovra".

 

 

L'impressione, però, è che Salvini non abbia affatto intenzione di fare un favore all'Europa: “Qui non si tratta di venire incontro all'Europa anche perché l'Europa non è che ci abbia preso molto sulle ultime manovre finanziarie. Sto ascoltando quotidianamente italiani, categorie, associazioni, stiamo cercando di fare ancor di più per il mondo dell'artigianato, del commercio, dell'impresa, del commercio”.

Insomma, il ministro dell'Interno non lo dice, ma se italiani, categorie, associazioni rimarranno deluse il colpevole è già lì, pronto all'uso: l'odiata Europa.  

  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.