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Berlino smentisce al Foglio la frase appioppata da Repubblica alla Merkel

“Tratteremo l’Italia come la Polonia”, era la frase della cancelliera riportata da un articolo di Rampini. Ma si tratta di parole mai pronunciate

Luciano Capone

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capone@ilfoglio.it

26 Novembre 2018 alle 17:13

Berlino smentisce al Foglio la frase appioppata da Repubblica alla Merkel

Angela Merkel (foto LaPresse)

Sarebbe stato un caso interessante da trattare al convegno sulla libertà di stampa (“Liberateci dalla stampa: la tentazione del nuovo potere globale”) organizzato domenica scorsa da Repubblica. Cosa succede se un giornalista di uno dei principali quotidiani del paese inventa una dichiarazione politicamente esplosiva di un capo di stato estero? “Non possiamo confermare che la Cancelliera federale abbia mai pronunciato le parole nel testo citato”, così il portavoce di Angela Merkel smentisce al Foglio la frase attribuitale da Repubblica

 

La vicenda è questa. Giovedì su Repubblica, in un editoriale dal titolo “L’austerity e l’azzardo” che criticava la “disastrosa” politica economica della Germania imposta all’Eurozona, Federico Rampini scriveva che è difficile simpatizzare con la Merkel quando dichiara: “Non possiamo accettare che l’Italia calpesti le regole comuni, dovremo trattarla come abbiamo fatto con la Polonia sullo stato di diritto”. La frase riportata dal corrispondente americano di Rep. è di una potenza incredibile, che conferma e alimenta l’immagine stereotipata di una Germania imperialista (intimamente sempre un po’ nazista) che schiaccia sotto i propri cingoli un’Europa ridotta a colonia. E sarebbe anche uno scoop mondiale, visto che finora la Germania ha mantenuto sulla vicenda italiana un certo riserbo, preferendo che a occuparsi della questione fosse la Commissione europea: “Ovviamente spero in un buon esito dei negoziati” tra l’Italia e la Commissione sulla manovra, ha detto lunedì la cancelliera.

 

Com’è possibile, quindi, che la Cancelliera, abbandonando il suo stile cauto e misurato, abbia parlato dell’Italia in termini così perentori? E com’è possibile che una dichiarazione del genere non fosse sulle prime pagine di tutti i quotidiani nazionali e internazionali? Semplice: perché non l’ha mai pronunciata, è completamente inventata. Abbiamo cercato per giorni una frase, una risposta, un discorso in cui Angela Merkel avesse affiancato in questi termini – tra l’altro su questioni così diverse – l’Italia e la Polonia. E non abbiamo trovato nulla. I nostri sospetti sull’autenticità di una dichiarazione così dirompente sono aumentati quando, dopo una richiesta di aiuto su Twitter nella ricerca della fonte di tale affermazione, proprio la corrispondente da Berlino di Repubblica, Tonia Mastrobuoni, ha scritto che la Merkel “non l’ha detto”. Alla fine la smentita ufficiale arriva direttamente dal governo tedesco, che a una richiesta esplicita del Foglio sull’autenticità di quella dichiarazione, risponde: “Non possiamo confermare che la Cancelliera federale abbia mai pronunciato le parole nel testo da lei citato, non l’ha detto né in un suo discorso ufficiale né durante una conferenza stampa. In linea generale – ci scrive una portavoce del governo Merkel – la Commissione europea garantisce il rispetto dei trattati ed è responsabile del controllo è dell’attuazione delle regole del Patto di Stabilità è Crescita. Il governo federale sostiene la Commissione europea nell’esercizio di questo compito”. Che è molto diverso da una dichiarazione dai toni militareschi che appartengono a epoche passate e che possono evocare precedenti spiacevoli.

  

E’ un episodio abbastanza grave, che per fortuna – e per il momento – non ha provocato incidenti diplomatici né ondate d’ingiustificata indignazione. Ma solo per un caso fortuito. Sarebbe bastato che qualche sito complottista o estremista avesse rilanciato quella dichiarazione con un titolo acchiappa-clic, magari accompagnato da una foto della Merkel in uniforme nazista, per amplificare la bufala e scatenare i peggiori istinti nazionalisti e anti europei. Proprio nei giorni scorsi l’AgCom ha pubblicato un interessante rapporto sulla disinformazione online. Non bisogna dimenticare però che gran parte delle fake news diffuse sulle piattaforme online spesso proviene dai media tradizionali. Come al solito il problema del giornalismo non è il mezzo, ma il metodo.

 


  

Pubblichiamo di seguito la risposta di Repubblica e la replica di Luciano Capone

 

  

Quindi la frase: “Non possiamo accettare che l’Italia calpesti le regole, dovremo trattarla come abbiamo fatto con la Polonia sullo stato di diritto” attribuita alla Merkel non è una “dichiarazione” della Merkel come scritto da Federico Rampini, ma un restroscena ricostruito da Alberto D'Argenio. Comunque smentito dal portavoce di Angela Merkel.

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Commenti all'articolo

  • joepelikan

    27 Novembre 2018 - 09:09

    Il giornale da voi citato (ma pure altri, si veda la recente fake news sulle dichiarazioni di Savona) non è nuovo ai falsi. Ad esempio la gigantesca e vergognosa bufala sugli insulti del Cav. alla Merkel. Ma l'inveterata abitudine di fare affermazioni false mascherandosi dietro non meglio specificate "voci di palazzo" o simili - quindi senza fonti "on the record" è un'indecente abitudine della nostra stampa, insieme all'altra - gravissima - di editorializzare la cronaca. Se i giornali sono in crisi di credibilità è solo colpa loro...

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