Meno accoglienza, più emergenza: cosa prevede il decreto Salvini sui migranti

Redazione

Addio alla protezione umanitaria e stretta sul sistema di accoglienza Sprar

Il “decreto Salvini” affronta in un testo unico le misure relative alla sicurezza e all’immigrazione. Nonostante il ministro dell’Interno l’abbia definito “il decreto più condiviso nella storia del governo”, il provvedimento ha sollevato diversi dubbi di costituzionalità. Perplessità sciolte, hanno spiegato Salvini e il premier Giuseppe Conte in conferenza stampa dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri, con una mediazione serrata con il Quirinale sui contenuti del decreto. Il testo è stato approvato all'unanimità nel Cdm, mettendo così a tacere le critiche che erano sorte in seno alla stessa maggioranza di governo e che hanno interessato in particolare l’ala del M5s che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico, preoccupata in particolare dalla stretta di Salvini sul tema dei migranti.

 

Il provvedimento conta 17 articoli relativi all’immigrazione e 38 alla sicurezza. Sul tema più controverso, quello dei migranti, quelli che seguono sono i punti salienti inclusi nel decreto.

 

Niente più protezione umanitaria. Si tratta della misura di protezione più diffusa e concessa in Italia ai richiedenti asilo, con una durata che va dai 6 mesi ai due anni. Introdotta in Italia nel 1998 con l’articolo 5 comma 6 del testo unico 286/98, la protezione umanitaria era concessa per “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello stato italiano”, oltre ai casi in cui una persona fugga da conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità in paesi esterni all’Ue. In sostanza era un permesso di soggiorno che lo stato italiano riconosceva a coloro che, pur non avendo i requisiti per ottenere la protezione internazionale, presentavano comunque delle vulnerabilità tali da richiedere una forma di tutela. Ora le cose cambiano. “La protezione umanitaria viene normata con sei fattispecie specifiche, non ci sarà più la libera interpretazione del singolo”, ha spiegato Salvini in conferenza stampa. Le sei fattispecie previste "che daranno luogo a una protezione oggettiva e non soggettiva" riguardano le "vittime di grave sfruttamento lavorativo, vittime di tratta, vittime di violenza domestica, vittime di gravi calamità naturali, necessità di cure mediche, protagonisti di atti di particolare valore civile".

 

Revoca della protezione internazionale e dello status di rifugiato. La domanda sarà negata o revocata in caso di reati di violenza sessuale, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, rapina ed estorsione, furto, furto in appartamento, minaccia, violenza o resistenza a pubblico ufficiale. La domanda sarà negata anche a coloro che sono sotto procedimento penale.

 

Revoca della cittadinanza. La cittadinanza è revocata per gli stranieri che commettono reati di terrorismo. Vengono inoltre posti dei limiti alla concessione della cittadinanza ai discendenti degli emigrati italiani all’estero. Si estende il periodo di residenza richiesto per chi chiede la cittadinanza.

 

Espulsioni. È vietato il reingresso dello straniero espulso da altri paesi Schengen.

 

Cpr e Sprar. Il periodo di permanenza dei migranti nei Centri di prima accoglienza (Cpr) in attesa di essere rimpatriati viene prolungato dai 90 giorni attuali fino a 180 giorni. Vengono inoltre ridimensionati gli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati), la rete degli enti locali per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata. Col decreto Salvini potranno beneficiarne solo coloro che sono già titolari di protezione internazionale o i minori stranieri non accompagnati. L’associazione Refugees Welcome Italia ha espresso "forte preoccupazione per le misure contenute nel decreto. Ridimensionamento dello Sprar – fiore all'occhiello del sistema di accoglienza italiano – abolizione della protezione umanitaria, esclusione dei richiedenti asilo dai servizi per l'integrazione, incremento dei grandi centri e stretta sulla concessione della cittadinanza: sono alcune delle misure contenute nel provvedimento che, se approvato senza alcuna modifica, ridisegnerà – secondo l'associazione – l'architettura del sistema nazionale di accoglienza in senso negativo". "Questo decreto”, sottolinea Fabiana Musicco, presidente dell'associazione che promuove l'accoglienza in famiglia di rifugiati e titolari di protezione, "rappresenta un preoccupante passo indietro. Invece di potenziare il sistema di accoglienza diffusa gestito dagli enti locali, che ha favorito, in questi anni, reali processi di inclusione per richiedenti asilo e titolari di protezione, si sceglie di rafforzare la logica emergenziale dei grandi centri che, oltre a non garantire alcuna integrazione, genera spesso, a causa dei pochi controlli, abusi e malversazioni".