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L’ardua opposizione allo sfascismo collettivo

Una classe dirigente volatile, muscolare e incompetente, che se ne fotte delle regole. Quello che fanno ha una logica anche brutale. Quello che sono è invece imperdonabile

5 Agosto 2018 alle 06:12

L’ardua opposizione allo sfascismo collettivo

foto LaPresse

Prepararsi a ripetere: non per quello che fanno ma per quello che sono, per questo non li voglio al governo e lavoro per un’alternativa. Infatti quello che fanno ha una logica anche brutale: lo sfascismo costruttivo (ossimoro), la rottura come pratica efficace rispetto a una base elettorale in espansione e a un’opposizione che non c’è o non si vede o è costretta alla declamazione (avere un Saviano per nemico verboso è una bonanza). Quello che sono è invece imperdonabile: sono una classe dirigente volatile e muscolosa, se ne fottono di regole e regolamenti (Rai, Viminale in mano a un capo politico che come tale si comporta), trascinano nella fanghiglia demagogica battaglie di valore più o meno tradizionaliste, dalla difesa della famiglia alla libertà di cura (no vax), sulla giustizia sono parte del complesso mediatico-giudiziario. Sono un ceto improvvisato, incompetente e pazzo anche quando esprime un rigetto della continuità sentito come necessario da una parte maggioritaria di questo paese, anche quando intercetta politicamente e propagandisticamente una corrente internazionale robusta, che ha in Trump e Putin i suoi araldi, un’accozzaglia che inceppa un progetto strategico eurodemocratico e liberale fragile e difficile da rilanciare, giocando con tutto, tutto rimettendo in discussione.
Forse il Truce inscenando la finta emergenza dei porti chiusi, orbanizzandosi contro Bruxelles, offrendo una curvatura intollerante e popolare al lavoro di controllo dell’immigrazione illegale che il suo predecessore faceva con strumenti discussi ma senza fanfaronate minacciose, ha conquistato per adesso una vittoria tattica. Il nuovo clima psicologico e immoralista di un paese padrone a casa sua e di un primato degli italiani nel segno della sicurezza blindata e del razzismo pulviscolare, accettabile, minimizzabile perfino con humour (il video di Gribbels sul negro in spiaggia), è di per sé un’affermazione baldante di sfascismo costruttivo. Perfino le tardive polemiche degli industriali veneti, certe resipiscenze caute dei corrieristi, certe dissociazioni interne, le polemiche sul decretone di Giggino difensore dei deboli e dei precari, sono un contributo alla finzione di un pluralismo in cui i nuovi padroni sequestrano anche l’immaginario spolpato di un’attitudine pauperista e bolsa della vecchia sinistra antiberlusconica e antirenziana. Democrazia liberale è quando un soggetto consapevole di sé, accettando il risultato elettorale e la formazione parlamentare di maggioranze, anche contraddittorie rispetto alle urne, è in grado di lavorare con slancio per un’alternativa, tutto il resto è tendenzialmente regime.

 

Ora pare preparino un anticipo di flat tax o dual tax, e che lo intendano compatibile, con l’assistenza di Tria, garante presuntivo di competenza e rispetto delle regole dei mercati e dell’Unione europea, con conti pubblici sotto relativo controllo, forse con l’imposta sui consumi in rialzo che pone problemi ma può aiutare; tolgono accise dalla benzina, forse; riescono forse a correggere norme impopolarissime della legge Fornero; e danno forse sussidi che non sono il reddito di cittadinanza ma un presagio di assistenzialismo che ha il suo valore pedagogico, può legare i sudditi dello stato fiscale ai suoi gestori populisti. Molti aspettano l’autunno dei mercati, in combinazione con manovre poco credibili o di rottura delle convenzioni dell’economia finanziaria in un paese indebitato, mentre sembra che se ne vadano capitali ingenti: mah, sono decenni, nella mia esperienza, e con tutti i governi diversi succedutisi al potere, che la stagione della finanziaria, poi legge di stabilità, è considerata il redde rationem politico assoluto, il momento della verità, e alla fine non succede niente, prevalgono negoziati e compatibilità di breve periodo, le cose si sistemano. Ora la faccenda è più spessa, avvertono gli esperti, ma chissà. Ci sono le elezioni di novembre in America, con Trump e i suoi deal pimpanti, e poi le elezioni europee, con il complesso franco-tedesco sulla difensiva.

 

Mi rendo conto che un’opposizione di bandiera e di cultura, combatterli per quello che sono più che per quello che fanno, fronteggiando con immaginazione e volontà lo sfascismo costruttivo, è difficile. Ma non vedo altre soluzioni.

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Commenti all'articolo

  • DBartalesi

    06 Agosto 2018 - 14:02

    E invece pensiamo che questo governo sia il moderno specchio che ci riflette. Al momento certo con un'immagine spuria, bifronte, dove convivono pro tempore unite, le due tendenze politiche del prossimo futuro. Perchè il sospetto è che l'opposizione ad una vincente destra sovranista non potrà che essere una sinistra populista, non socialdemocratica ne riformista. Che tenterà di togliere dalla polvere il vecchio Marx. Ohibò.

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  • carlo.trinchi

    06 Agosto 2018 - 09:09

    Lo sfascio collettivo non arriva per caso ma lo si è coltivato nelle gestioni precedenti. Dal waffa di Grillo a Bologna nulla è accaduto e nulla sul resto che avveniva. Non una critica feroce alle cazzate sul reddito di cittadinanza, sulle pensioni denunciandone l’ assurdità di Salvini con lo stesso strumento televisivo. Chi era al potere o quasi si scannava in lotte interne con programmi comunistoidi mai condannati o con un leader che imperterrito restava e resta al comando di un partito senza speranza. I vermi non prolificano nel freezer ma lasciando la carne in balia degli elementi. Ora l’opposizione si dice sia vinta e abbattuta e se ne cercano i desaparesidos. Il punto è: dove, su quali premesse per essere nuovamente creduti? Si dice che Salvini viva sui migranti e non gli altri sui Fratoianni in mezzo al mare ma non lo si capisce e si insiste condannadosi e condannandoci allo sfascio totale. Riprendere le fila della ragione ha un senso se il senso ha un senso di veduta generale.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    06 Agosto 2018 - 00:12

    Sarò in errore?, ma l’aggettivo-sostantivo “collettivo” specie se riferito, accostato alla cultura e ai costumi politici, non può che connotare una pusillima, sciatta, dozzinale qualità. Gli adoratori del lemma ci fanno scopa. Pacati este, solo note estetiche.

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    • carlo.trinchi

      06 Agosto 2018 - 22:10

      Infatti oltre che a scopa sono arrivati a dama. Molti saluti.

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  • guido.valota

    05 Agosto 2018 - 20:08

    Casaleggio sta imperando su un popolo di ignoranti che si è trovato tra le mani utilizzando strumenti da pochi soldi e potentissimi, ma come un apprendista stregone. Ma sono tanti, diventeranno troppi, e lui mi pare solo un piccolo tecnocrate che ricicla nella sua galassia di siti-spazzatura quasi solo i liquami che scolano da Sputnik e Russia Today. Sì, sa usare questi strumenti un po' meglio del ragazzino medio, diciamo una Chiara Ferragni applicata alla politica e al popolo italiani. Ma la cosa funziona solo perchè siamo per l'80% analfabeti funzionali e sfioriamo il 100% di analfabeti digitali. Mi aspetto prima o poi una specie di ammutinamento degli imbarcati dall'apparato, cosa che nella storia patria si ripete abbastanza spesso -davvero le sue misure nordcoreane di protezione dell'apparato servono per difendersi da qualche picciotto imbranato scelto da lui stesso tra i peggiori? E quanto aspetterà l'ala sinistra prima di mettersi all'opera per tagliare il ramo su cui siede?

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