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I passi di Bonaccini

Il governatore parla del congresso Pd e rispetto a una sua candidatura “sente la responsabilità di doverci riflettere”

26 Luglio 2018 alle 21:12

I passi di Bonaccini

Il governatore dell'Emilia Romagna, Stefano Bonaccini (foto LaPresse)

Roma. Stefano Bonaccini, presidente della Regione Emilia Romagna, non parla spesso del suo futuro politico. Nel Pd c’è chi pensa che potrebbe essere il candidato giusto al congresso. Lui non si tira indietro, anzi, però ci sono alcune condizioni che si devono verificare. In tempi rapidi, si suppone, visto che in Emilia Romagna si vota l’anno prossimo e Bonaccini deve decidere se fare il bis oppure lasciare spazio ad altri, magari al sindaco di Parma Federico Pizzarotti. “Non mi sono mai candidato a nulla se non fosse perché c’è stata una richiesta corale, il che non voleva dire: tocca a te e ci sei solo tu”, ha detto Bonaccini, mercoledì scorso, presentando a Bologna il libro del direttore del Foglio Claudio Cerasa, “Abbasso i tolleranti. Manuale di resistenza allo sfascismo” (Rizzoli). “Ho sempre fatto le primarie di qualsiasi cosa. Per la segreteria del partito (regionale, ndr), per la candidatura alla presidenza della regione, quindi mettendomi in discussione, ovviamente e giustamente”. Il Pd oggi ha bisogno di una “ricostruzione”, è una “forza politica che in questo momento, diciamoci la verità, appare un pochino irrilevante”. E invece servirebbe un Pd forte, dice Bonaccini, perché “sono convinto che tra qualche tempo questo governo qualche limite – se non tanti – lo mostrerà”. Quindi “non vorrei che l’alternativa per gli italiani fosse tra chi sta governando, ma tra chi governa e chi magari oggi dovrebbe fare opposizione”. 

  

Un’opposizione da fare, aggiunge Bonaccini, “in maniera non dico più robusta ma senza guardare a come eravamo bravi noi”. Insomma il Pd dovrebbe fare opposizione “senza doversi lamentare, senza dover insultare ma costruendo una vera alternativa”.

 

Quindi, Bonaccini che fa? Si candida o no a segretario? Ancora non ha deciso, però, spiega, se uno ha passione per la politica da un lato “ti senti la responsabilità di doverci riflettere”, dall’altro “sto facendo una cosa che mi piace molto, sono onorato di poter servire in questo momento la comunità di questa straordinaria regione e di star raggiungendo insieme a tanti altri risultati non così banali. Si dice che partecipò poca gente al voto, ma vi ricordate che cosa successe in quel periodo? Venivamo da tre anni di prime pagine di spese pazze, con un presidente condannato ed elezioni anticipate”. In più a 15 giorni dal voto arrivarono “41 avvisi di fine indagine a 41 consiglieri su 50. Segnalo che dei 23 del mio partito – e io stesso venni indagato per una piccola cosa, poi ci fu l’archiviazione – 22 sono stati completamente riabilitati e scagionati; ne è rimasto uno con un capo d’accusa che era grande così” ma che che poi si è ridotto. “Potete immaginare quel clima. “Se avessero voluto punire solo noi noi avremmo perso le elezioni, invece abbiamo vinto con 20 punti di distacco”.

 

Bonaccini, insomma, intanto non vuole dare l’impressione di voler “abbandonare un lavoro magari lasciandolo a metà”, anche se nessuno è “indispensabile” o “imbattibile”. Comunque, “sono lusingato che ci siano pochi o tanti che pensano che io possa proseguire alla guida di questa straordinaria regione o addirittura che io possa essere in grado di guidare – immagino per risollevarlo – il più grande partito di centrosinistra di questo paese. Per cui vedremo, discuteremo, valuteremo insieme. L’importante è non pensare che arriva qualcuno e risolve tutti i problemi”. Anche se, certo, “è evidente che c’è bisogno di qualcuno perché di leadership noi ne abbiamo necessariamente bisogno”.

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