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Come rifare il Partito democratico “dal basso”

Non c'è solamente il Lazio per il Pd che deve rialzarsi senza dare l’impressione del déjà-vu. Il “sistema Emilia” (con Merola, Bonaccini e sguardo a Pizzarotti)

22 Luglio 2018 alle 06:08

Come rifare il Partito democratico “dal basso”

Stefano Bonaccini Presidente giunta regionale Emilia-Romagna, Matteo Renzi Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Virginio Merola Sindaco di Bologna (foto LaPresse)

Roma. Ripartire da qualcosa che non appaia irrimediabilmente usurato dal tempo. Ripartire dal basso. Ripartire dalla porta laterale. Il concetto è quello, ma il dubbio è sempre lo stesso: come può il Pd rialzarsi senza dare l’impressione del déjà-vu o della ripetizione stanca di un rituale con tratti di autolesionismo?

 

Sono mesi che gli sconfitti ne parlano – del “come” e quando ripresentarsi al mondo rigenerati o in via di rigenerazione – e ogni volta che il discorso si attorciglia spunta quel pensiero sottostante: “I sindaci!”, “gli attivisti locali!”, “i consiglieri comunali!”, e ora anche i governatori regionali. Ogni volta che le cose si mettono male, prende insomma piede l’idea di cercare conforto a casa di chi in qualche modo si è sporcato le mani, e di chi in qualche modo ha già “funzionato” sul campo. E fino a poco tempo fa emergeva più che altro il disegno – partito dal Lazio – di Nicola Zingaretti, governatore con il pallino della via locale al congresso pd e alla rinascita della sinistra (ha radunato più volte a Roma i sindaci dell’Alleanza del fare” – parola d’ordine: ‘Governare bene, radicare il cambiamento: …quando sei in ascolto e offri risposte concrete ai bisogni delle persone, è possibile sconfiggere la rabbia e la paura, è possibile ricostruire la speranza”). Ma da qualche settimana il cosiddetto “modello Lazio”, inteso non tanto come schema di alleanze (Zingaretti, che ha vinto ma non ha la maggioranza, ha aperto sui singoli temi ai Cinque stelle) quanto come tentativo di farsi polo aggregatore di possibili talenti nascosti nei territori, è comparso sotto altre spoglie anche al Nord: precisamente nell’Emilia Romagna un tempo rossa e oggi alle prese con i postumi dello shock elettorale. Fatto sta che, nel giro di una settimana, sono diventate visibili oltre il confine regionale le azioni di “tentata ripartenza” a sinistra del sindaco di Bologna Virginio Merola e si sono udite le parole del governatore Stefano Bonaccini, nome anche ventilato, con un punto interrogativo sui suoi “no comment”, per la possibile corsa alla segreteria in chiave di competizione con Zingaretti. Bonaccini e Zingaretti avrebbero infatti tratti comuni: due governatori, due personalità non percepite come notabili di palazzo, due uomini a contatto con il mondo delle associazioni e della società civile, due politici dal lungo ma tutto sommato discreto cursus interno.

 

Intanto Merola, qualche giorno fa, ha invitato a Bologna sindaci pd e non, “al di là degli schieramenti”, per discutere lo Stato del paese e “indicare prospettive di azione per il futuro”, pur nel quadro di un “no” a un vero e proprio “partito” di primi cittadini. Ed ecco dunque che nel capoluogo emiliano si sono riuniti Federico Pizzarotti, ex ribelle a Cinque stelle poi rieletto da indipendente sindaco di Parma; il sindaco pd di Ancona Valeria Mancinelli; il sindaco pd di Brescia Emilio Del Bono; il sindaco di Brindisi Riccardo Rossi e il sindaco di Cerveteri Alessio Pascucci, anche coordinatore del movimento “Italia in Comune”. “E’ un’occasione per mettere in primo piano il fare amministrativo quotidiano, una delle forme più alte di politica… un confronto aperto ai cittadini e alle associazioni”, ha detto Merola, che proprio guardando a Pizzarotti, all’indomani delle elezioni politiche, visti i risultati sfavorevoli alla sinistra, aveva evocato una sorta di asse in nome della “partecipazione civica” e come “risposta forte al culto del capo o a quello populista della falsa democrazia del web”.

 

E Bonaccini, pur eludendo al momento le indiscrezioni sulla sua possibile discesa in campo a livello nazionale, con Pizzarotti aprirà un confronto diretto il 29 luglio, alla festa regionale del Pd: il sindaco di Parma è stato invitato a discutere con il governatore il “sistema Emilia”, che con il “modello Lazio” ha appunto in comune l’idea della “spinta dal basso” e dell’“ascolto” di chi si è sentito trascurato dalla politica, nonostante l’eventuale, futura gara tra i due governatori, amici da molti anni ma diversi nella sfumatura politica interna (e nel rapporto con Matteo Renzi). Non a caso forse Bonaccini, fuori regione (a “Liguria d’autore”), ha disegnato la sua road map, come racconta il Secolo XIX: “Massimo rigore nella ricostruzione dopo la disfatta elettorale, in fondo non bisogna deprimersi quando le cose vanno male, così come non ci si deve esaltare quando vanno bene”.

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Commenti all'articolo

  • francomasini

    francomasini

    04 Agosto 2018 - 12:12

    "Dall'articolo della Rizzini si evince che il PD si identifica con il Governatore del lazio Nicola Zingaretti che s'intende fino a prova contraria é persona degna di stima e di rispetto. Ma c'é un mja, per le mire ambiziose dei vecchi azionisti Pdiani basta questo, ovvero é sufficiente che lo Zingaretti goda di rispett e di sdtima? Se fino a ieri questi due parametri sono stati bellamente snobbati e senza guardare troppo al sottile, pur di ottenere la maggioranza, ci si é rivoti a persone di dubbia morale , come fare a convincere che di punto in bianco si possa cambiare? Il metodo é rapido ma non indolore, bisogna che da un attento studio dei studio dei suoi attuali componenti vengano vagliate solo le brave persone, quell cioé che possono dare fiducia e con queste , ma solo con queste, andare nelle piazze a parlare. Un esempio? Del Rio che per privilegiare l'alta velocità a trascurato alla grande i pendolari..."

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