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Una marcia nel deserto con poche riserve d'acqua

E' nato el gobierno de la revuelta. La base elettorale e sociale della controrivoluzione ancora non si vede, e il neoliberalismo è andato in minoranza. Ma anche il mondo ha un suo bel tasso di surrealtà

3 Giugno 2018 alle 06:21

Una marcia nel deserto con poche riserve d'acqua

foto LaPresse

Gliene diremo tante, ma prenderemo un sacco di botte. Il popolo italiano si è ribellato, come dice il caro professor Savona, ed è nato el gobierno de la revuelta. L’Unione europea ricomincia a ballare, e date le sue condizioni di stasi politica non sarà una danza disciplinata né un minuetto, semmai una sarabanda di quelle delle origini, come i gabbiani che attaccano disordinati e chiassosi un picco nel mare, e quel picco siamo noi. Trump ha detto che la lettera di Kim recatagli dal suo capo-spia, di Kim, è molto bella e interessante; due minuti dopo, a domanda ha risposto: “Non l’ho letta”. Così va il mondo, con un notevole tasso di surrealtà. E dopo Singapore, gli sarà comminato il Nobel della pace, sempre che nuovi palpeggiamenti non lo cancellino. Salvini e Di Maio avranno l’Oscar dell’efficacia? Può darsi. Come impresari, oggi, non hanno rivali. E il pubblico, come nel Prologo del Faust, come negli anni Venti italiani, desidera emozioni sempre più forti, e affolla il botteghino. Non c’è stato bisogno di una Grande Guerra, di un embrione di guerra civile, la minaccia del paese dei Soviet. Sono bastati una ripresina insufficiente e un referendum malamente perduto. Allacciare le cinture serve a niente. Promettere scazzottate serve a niente. E’ il momento degli incassatori. Dirla tutta, fare quel che si deve, ma prepararsi a prenderle.

 

Non dico che debbano disfarsi da soli, un aiutino bisogna pur darlo, fa parte dei doveri repubblicani e democratico-liberali, si chiama opposizione. Al momento la base elettorale e sociale della controrivoluzione non si vede. La rinascita della sinistra del conflitto a favore dei diseredati mi pare grigia, più Bersani che Victor Hugo. Questi sono interclassisti, come si diceva una volta, e l’Italia è spaccata nelle aspettative ma riunificata da un potere parvenu nelle promesse su tasse, negher, quattrini oziosi. Il neoliberalismo, cioè l’idea che le cose si aggiustano per tutti e per ciascuno con il lavorio o addirittura il lavoro dell’individuo, liberato e protetto al tempo stesso da competenze amministrative e mercati, è andata decisamente in minoranza. Non solo da noi. Gira un’arietta antitedesca che ha qualcosa di mefitico. Abbiamo votato puzzone, ma è la democrazia bellezza, e per di più con un ministero che la vuole democrazia diretta. D’altra parte è già qui, la cosa, con l’amerikano che elogia lettere non lette. E sbattersi nei marciapiedi per correggere l’italiano dei nuovi arrivati non è un programma di successo.

 

Relativizzare è l’unica. Se saranno autoritari e arroganti, in mancanza di costituzionalisti, bisognerà fare la loro parte, ma piano con l’antifascismo e con i metodi dell’antiberlusconismo, quando ci prende la foga bisogna “desistere, desistere, desistere!”. Il Fronte o la Concentrazione repubblicana vanno più che bene, ma con giudizio e oculatezza nella scelta del vocabolario, dei mezzi, degli obiettivi. E senza fretta. Se saranno pasticcioni e spreconi e nemici del risparmio e degli investimenti, di economisti per segnalarlo, e spero di sindacalisti, bisognerà fare una scorta. Abbiamo a Napoli un sindaco ex magistrato d’assalto, uno da cacarsi sotto, come dice lui, che si è fatto la fama di buon amministratore, non so se mi spiego. La marcia nel deserto non sarà corta né lunga, sarà caldissima, secca e con poche riserve d’acqua.

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  • tamaramerisi@gmail.com

    tamaramerisi

    04 Giugno 2018 - 12:12

    Proboscide in sofferenza. Nobel e Populista d'oltreoceano fu Obama, che collo sciagurato "Yes We Can"(Podemos) strombazzò il gospel della ritirata "Imperialista” (insulto persiano a Reagan portati a casa gli ostaggi del pacifismo pre-ashtag di Carter.) Arancio Guantanamo, che ci tormenta e imbizzarrisce l'Elefante è colore della Presidenza Obama, dalle accuse di tortura alle carote di Lady M. Non lo sbandierato Marrone. Ma la chiave di volta strappata da Obama sorridente dall'architettura del mondo, è stata l'amicizia con Israele. Uno strazio matricida. Tipicamente il change si è poi materializzato nel sedere e sulla pelle delle vittime dei Nobel, per vizio mal riposto: dal Magreb al MedioOriente, dai sotterranei iraniani ai gulag Nord Koreani. IlIl global warming è empiricamente di origine Obamiana, primavere roventi arabe, greche, e mo' italiana. Italia: Fronte Occidentale. Elefante ritrovati, tra il vero e il falso, tra speranza e cupismo, tra l'utile e il dilettevole.

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  • zipixel

    04 Giugno 2018 - 12:12

    Le premesse sono tali da portarci fuori dall' Europa nell'arco dei prossimi 12 mesi...!

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  • oliolà

    03 Giugno 2018 - 21:09

    Chi fu quel maledetto che disse: "l'Italia è fatta. Bisogna fare gli Italiani."? Bene, gli Italiani sono fatti."Pane, cacio, vino e femmine dalle bianche poppe". Per tutti, questo è il paese di Bengodi. Aurocastro nelle Puglie ha pervaso lo Stivale, bello mio, e bisognerà sperare in qualche Monaco Santo. Sempre che non gli crolli "lo cavalcone".

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  • carlo.trinchi

    03 Giugno 2018 - 18:06

    Da tre a sei mesi e torneranno le piogge. Quelle utili. Le aspetteremo senza ombrello perche’ dopo tanto aspettare saranno più belle.

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