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I partiti si affidano a Mattarella. Ecco la soluzione del presidente

Salvini chiede un governo di centrodestra, Di Maio un contratto Lega-M5s, Martina un esecutivo “super partes”. Dopo il terzo giro di consultazioni Pd, Lega e grillini non cambiano posizione

7 Maggio 2018 alle 13:20

I partiti si affidano a Mattarella. Ecco la soluzione del presidente

Sergio Mattarella (foto LaPresse)

La sintesi della mattinata, e anche la strada che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a meno di clamorose sorprese, si troverà a percorrere, la traccia Giovanni Maria Flick. E forse non è un caso visto che, come scritto dal Foglio, l'ex presidente della Corte Costituzionale corrisponde perfettamente all'identikit di quel “premier neutro” o “premier del presidente” che, giunti a questo punto, sembra essere l'unico in grado di formare un governo.

 

Infatti, subito dopo che l'ex ministro della Giustizia ha delineato le possibili mosse del Quirinale, la delegazione del Pd guidata da Maurizio Martina si presenta davanti ai giornalisti e indica più o meno lo stesso percorso: “No a incarichi al buio, no a soluzioni raffazzonate, sì a una soluzione super partes”. Che faccia fare un “passo avanti” al paese e che si occupi di alcune questioni prioritarie portando l'Italia alle elezioni.  

 

 

In realtà Flick non gradisce le “condizioni” poste dal Pd e ribadisce che, in questo momento, la Costituzione affida al capo dello Stato assoluta discrezionalità. Sarà lui quindi che, preso atto dell'impossibilità di formare una maggioranza politica, indicherà una persona che non sarà “espressione di una minoranza politica” (non quindi il presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati ndr) a cui affidare il compito di formare un governo che vada davanti alle Camere per chiedere la fiducia. Non “un governo di minoranza” né la possibilità che sia Paolo Gentiloni a gestire questa fase. “Chi non voterà la fiducia - sottolinea Flick - si assumerà la responsabilità di ciò che ha fatto”. Quello che l'ex presidente della Consulta immagina, però, non è “un governo di tregua che si occupi e cerchi di affrontare i problemi dei cittadini”, ma piuttosto “un governo elettorale che nell'imparzialità e neutralità della scelta del presidente della Repubblica prepari e gestisca le elezioni”. Che potrebbero svolgersi anche a luglio.

 

L'impressione infatti è che tutti stiano ormai già pensando alla prossima campagna elettorale. Luigi Di Maio ha ribadito che la linea del M5s è quella di un esecutivo fondato su un contratto con la Lega con Silvio Berlusconi fuori dalla maggioranza e con un premier scelto in maniera condivisa da lui e da Matteo Salvini.

 

 

Matteo Salvini ha invece spiegato che il centrodestra “ha offerto al presidente della Repubblica la disponibilità a dar vita a un governo che cominci a risolvere tutti i problemi del paese: dal lavoro alle tasse, dalle pensioni all''immigrazione”. Un governo che dovrà trovare in Parlamento una maggioranza che lo sostenga. Compito che spetterà allo stesso Salvini in qualità di leader della coalizione: “Confidiamo che il presidente della Repubblica ci dia modo di trovare una maggioranza che troveremo mettendoci in campo personalmente e direttamente perché, stanti così le cose, la nostra coalizione è quella che rappresenta maggiormente il voto, la sensibilità, le ambizioni e le speranze di 60 milioni di cittadini italiani”.

 

 

Tutto, quindi, è fermo esattamente al 5 marzo. E nonostante tre giri di consultazioni la palla resta nelle mani di Mattarella.  

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Commenti all'articolo

  • carlo.trinchi

    07 Maggio 2018 - 16:04

    Il popolo ha votato e ha messo in fila i partiti e poiché questi non raggiungono la maggioranza perché vogliono governare da soli la soluzione non è votare a luglio ma votare quando si avrà una legge elettorale che, al pari di altre grandi democrazie possa permettere di votare a chi ha vinto. Magari con un doppio turno. Il governo che dovrebbe nascere dovrebbe essere il governo di tutti dentro, per fare le cose immediate, urgenti e necessarie compresa la legge elettorale e solo dopo tornare al voto nei tempi logici e non nevrotici dei casi loro. Chi dei partiti non ci sta non si dovrà stracciare le vesti alla Caifa perché traditi nel voto ma bere la cicuta dei bari, incapaci e giuda. La palla è tornata a Mattarella? Bene, ponga il gran rifiuto e permetta al popolo di eleggere direttamente la sua figura, saltando un presidente del consiglio che è stato superato dai tempi che ci tocca di vivere.

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  • miozzif

    07 Maggio 2018 - 15:03

    A luglio i votanti scenderanno a percentuali mai viste, c'è già chi ha prenotato l'ombrellone ai tropici fin da natale, e nel frattempo il rissoso centrodestra potrebbe davvero sfiorare il fatidico Quaranta per cento. Ma il dato più importante è che nelle elezioni canicolari i 5s non potranno riproporre quelle argomentazioni che si sono rivelate truffaldine. E cioè, come si disse a marzo: noi corriamo da soli, non facciamo coalizioni con nessuno, puri alla mèta. Ma, una volta arrivati prima ci permetteremo tutti gli inciuci che vogliamo. E invece no, abbiamo visto che il loro contrattino non ha funzionato con nessuno, che il candidato premier e il governicchio-ombra non se lo è filato nessuno. Insomma, visto che i 5s sono lontani dal 40% , vengono automaticamente condannati a non poter governare neanche a luglio. Si ritenterà allora a ottobre?

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  • Giovanni Attinà

    07 Maggio 2018 - 13:01

    Una sola considerazione: la confusione politica è tanta, con responsabilità collettiva di tutti i cosiddetti partiti politici, oltre che di noi elettori che discettiamo sui social e non approfondiamo niente, compreso il comportamento dei cosiddetti partiti che, di fatto, le scelte non le fanno fare agli elettori.Il riferimento è agli eletti e allo stesso funzionamento dei partiti, non certo democratico.

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  • guerosa55@alice.it

    guerosa55

    07 Maggio 2018 - 13:01

    Speriamo non si voti. a luglio. Chi andrà votare?

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