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Due mesi di nulla

Dopo negoziati e trattative farlocche dei vincitori torniamo alla politica vera

4 Maggio 2018 alle 19:00

Due mesi di nulla

Foto LaPresse

I riti e i ritmi della democrazia non seguono la tempistica arrembante dei regimi autoritari, richiedono riflessione e ricerca di compromessi. E’ tutto vero, ma forse non erano necessari due mesi per rendersi conto che le due leadership populiste che si sono presentate come vincenti non hanno la capacità politica di costruire una maggioranza e un governo. Si è continuato a parlare di maggioranze inesistenti, di premier autonominati, di combinazioni impossibili – come era chiaro sin dall’indomani della proclamazione degli esiti elettorali. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha voluto rendere pacifica la situazione attraverso una serie assai allargata di consultazioni: ora, comunque, è chiaro che non se ne può cavare nulla.

 

E’ ora di passare a una fase operativa, di fare quel che bisogna fare, se proprio non si vuole andare a votare: cioè modificare la legge elettorale rapidamente, in modo da definire un meccanismo maggioritario funzionante. Può essere un doppio turno, per esempio, sempre che sia possibile superare la questione posta dalla Consulta che ammise premi di maggioranza solo a livello regionale per il Senato, o un meccanismo uninominale senza recuperi proporzionali. Poi gli elettori potranno decidere, e le forze politiche dovranno attrezzarsi a presentare proposte in grado di competere davvero per una guida del governo non puramente virtuale.

 

Se esiste una combinazione politica in grado di realizzare questa riforma, bene, che si assuma la responsabilità di governare per il tempo necessario per la sua approvazione. Se non esiste, il presidente ha il diritto e forse il dovere di disincagliare la vita delle istituzioni con una scelta estranea al nullismo nichilista dei sedicenti vincitori.    

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