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Il governo del commissariamento

Bilanciamento, non cambiamento. Banche, cancellerie, sindacati, imprenditori, ambasciate, vescovi. Chi sostiene il tentativo di Mattarella di mettere a tutti i costi un Berlusconi o un Renzi tra le ruote dei pericolosi populismi alla Di Maio e Salvini

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

20 Aprile 2018 alle 06:22

Il governo del commissariamento

Sergio Mattarella (foto LaPresse)

Ci sono le consultazioni che si vedono e che sono quelle in cui i protagonisti sono i partiti, con i loro capricci, i loro dispetti, i loro voti, i loro veti, i loro progetti, le loro trappole, le loro speranze, i loro incubi. Le consultazioni che si vedono sono quelle che da due settimane vanno in scena al Quirinale e finora non hanno permesso al paese di trovare una soluzione definitiva al governo che ancora non c’è. Accanto a queste consultazioni ce ne sono altre meno visibili, ma non meno importanti, che da giorni lo staff del presidente della Repubblica ha scelto di ascoltare con attenzione per capire quale confine la volontà popolare non può permettersi di superare per non diventare una minaccia per il futuro del paese. Non è detto che le consultazioni parallele avranno la forza di pesare quanto le consultazioni primarie. Ma ciò che è certo è che nelle ultime settimane il presidente della Repubblica ha raccolto un’indicazione unanime da parte di chi ha uno sguardo privilegiato sulle leve dell’interesse nazionale. E sia che le parole siano quelle sussurrate dalla Banca d’Italia. Sia che le parole siano quelle sussurrate dalla Banca centrale europea. Sia che le parole siano quelle sussurrate da Confindustria. Sia che le parole siano quelle sussurrate dai sindacati. Sia che le parole siano quelle sussurrate dall’ambasciata americana. Sia che le parole siano quelle sussurrate dalle cancellerie europee. Sia che le parole siano quelle sussurrate dai grandi gruppi editoriali. Sia che le parole siano quelle sussurrate dagli amici della Corte costituzionale. Sia che le parole siano quelle sussurrate dai vertici della Cei. Il messaggio, in ogni caso, è sempre lo stesso: caro presidente, l’Italia non può essere lasciata in mano a un governo populista.

 

L’idea che sia possibile “commissariare” Di Maio e Salvini è un’idea non attuabile a meno che non si voglia ragionare sul commissariamento da un punto d’osservazione diverso. Da un punto che coincide cioè con la traiettoria che fino all’ultimo il capo dello stato tenterà di dare a questa legislatura: costringere i partiti vincitori a trovare un accordo con almeno uno dei partiti sconfitti per non essere costretti a dover accettare un accordo con entrambi i partiti sconfitti. In altre parole: o il M5s accetterà le condizioni di Forza Italia per far nascere un governo con il centrodestra, o il M5s dovrà accettare le condizioni del Pd per evitare di ritrovarsi all’interno di un governo che potrebbe nascere con la presenza contemporanea di Pd e Forza Italia.

 

Al momento è difficile sbilanciarsi su quale potrà essere la sintesi che troverà il presidente della Repubblica, ma ciò che è certo è che nelle ultime settimane le indicazioni raccolte dal Quirinale sono unanimi e suonano più o meno così: l’unico governo capace di non mettere economicamente a rischio l’interesse nazionale è un governo formato non dal 5 stelle e dal centrodestra ma dal 5 stelle e dal Partito democratico. E per questo – seguendo sempre questo ragionamento – al governo del cambiamento formato da Di Maio e Salvini sarebbe opportuno contrapporre un governo del bilanciamento formato da Di Maio e Renzi. Cosa ci guadagnerebbe Di Maio è chiaro: avrebbe la possibilità di andare al governo senza essere costretto ad allearsi con Forza Italia (“il male assoluto”), avrebbe la possibilità di svuotare l’elettorato democratico, correrebbe il rischio di perdere ancora di più la propria presunta verginità politica ma si porrebbe nella condizione di moltiplicare le chance per porre fine all’esistenza del Pd. Cosa ci guadagnerebbe il Pd nell’alleanza mostruosa con i grillini è meno chiaro, ma la logica dovrebbe essere questa: avrebbe la possibilità di mettere un populista al posto di due alla guida del paese, di far nascere un governo più europeista di quello che potrebbe nascere mettendo insieme Salvini e Di Maio, di confermare alcuni ministri, di ricompattare il centrosinistra, di far esplodere le contraddizioni dei 5 stelle.

 

Allo stato attuale non sappiamo quale governo nascerà, ma il dato importante è che le consultazioni parallele avute in questi giorni dallo staff di Mattarella con i piccoli e grandi stakeholder dell’Italia lo hanno convinto ulteriormente di una necessità: non essendo stati finora né Di Maio né Salvini in grado di dar vita a un governo alle loro condizioni, qualsiasi governo adesso nascerà alle condizioni del presidente della Repubblica. E se il Movimento 5 stelle – a cui il capo dello stato imporrà di non stare all’opposizione – non intenderà trovare un accordo con Forza Italia, per evitare di ritrovarsi in un governo contemporaneamente con Renzi e Berlusconi, Di Maio dovrà accettare le condizioni che nei prossimi giorni arriveranno dal Quirinale: un governo per l’Europa, non anti Fornero, non anti Jobs Act, non anti vaccini, non antiglobalizzazione. Bilanciamento, più che cambiamento. Potrebbe convenire sia a Renzi sia a Di Maio. Che convenga anche all’Italia avere un bipolarismo populista è tutta un’altra storia.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    20 Aprile 2018 - 18:06

    "l’unico governo capace di non mettere economicamente a rischio l’interesse nazionale è un governo formato non dal 5 stelle e dal centrodestra ma dal 5 stelle e dal Partito democratico". Ho letto bene? Qunidi il PD sarebbe il calmiere dei 5S? Il PD che ha portato il debito pubblico a nuove vette, che ha aumentato le tasse (si veda il TFR dal 10 al 17%), che ha distribuito a piogga mance improduttive? Che ha elargito gli inutili 80 euro? Torneremmo ad essere davvero in buone mani. Ma pensa te

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    20 Aprile 2018 - 17:05

    Per ora non se ne esce, nel senso di creare nuove, diverse, condizioni di partenza. Il corpo elettorale è al 90%, composto di brave persone strutturalmente incapaci di leggere la politica oltre i loro propri perimetri. Ne deriva un’assenza nativa del senso dello Stato, della responsabilità collettiva e del concetto di bene e interesse comune- Prevale la tendenza di affidarsi ai proclami del demagogo di turno, dei principi morali a gogò e sempre alla ricerca del Papa che garantisca loro panem et circences. Il tragico è che non è colpa del corpo elettorale: s’è solo adeguato. Nessuna classe politica e dirigente s’è mai impegnata a farlo maturare politicamente, a dare esempi di una condotta che andasse oltre gli interessi dei propri orticelli e facesse cultura civica. Un modus operandi cui nessuno, in concreto, s’è sottratto. Anche il concetto di democrazia s’è formato su presupposti partitocratici. Il per ora non se ne esce, ha quei padri.

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  • Giovanni

    20 Aprile 2018 - 17:05

    Berlusconi ha poche ore fa affermato che mai potrà andare al governo con i 5stelle mentre sarebbe disponibile a farlo con il PD che reputa un partito assai più serio. Sono d'accordo. Fra l'altro reputo i pentastellati un covo di velenosissimi serpenti. Peccato però che di questa caotica situazione lui sia uno dei maggiori responsabili. Infatti se non si fosse imbizzarrito per la scelta di Mattarella come Presidente della Repubblica da parte di Renzi, continuando la proficua collaborazione del patto del Nazareno e se avesse appoggiato il referendum costituzionale del 4 Dicembre 2016 che conteneva parecchie disposizioni che egli stesso aveva approvato, ora probabilmente sia lui , Forza Italia, il PD e noi popolo italiano non saremmo in questo pericolosissimo stato di incertezza.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    20 Aprile 2018 - 15:03

    Salvini: “Berluscononi vuol far comunella col Pd? Lo faccia da solo. Io non ci sto. Berlusconi; “Salvini è disposto a far comunella con Di Maio, che non vuole Fi e FdI? Lo faccia da solo. Io non ci sto. Chiaro, no? Le comiche continuate imperano. Interessante sarà vedere come Salvini si comporterà all’opposizione di un governo 5S + Pd.

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