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Il terrore di Salvini per il piano B

L’intesa Lega-M5s è l’unica naturale (e regge ancora). Ma se i capricci dei populisti dovessero far saltare l’accordo l’alternativa sarebbe un bel guaio per Salvini. Cos’è il governo del presidente (con il Pd) e perché le consultazioni ripartono da qui

Claudio Cerasa

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cerasa@ilfoglio.it

12 Aprile 2018 alle 06:16

La ragione principale per cui nei prossimi giorni Matteo Salvini proverà in tutti i modi a far nascere un governo insieme con il Movimento 5 stelle non è legata a romantiche questioni di responsabilità politica ma principalmente a ciniche questioni di responsabilità tattica. Più che la gravità del contesto internazionale, con i venti di guerra in Siria, la nascita di una nuova coalizione anti Assad, i missili mostrati via social da Trump a Putin, l’elemento che spingerà il leader della Lega a trovare un accordo con Luigi Di Maio riguarda la possibilità che la battaglia dei veti tra centrodestra e Movimento 5 stelle contribuisca a rendere possibile uno scenario che per Salvini sarebbe drammatico: la maturazione di un governo costruito non a immagine e somiglianza di Salvini e di Di Maio ma a immagine e somiglianza di Sergio Mattarella. Il motivo per cui da giorni Salvini ripete con insistenza – lo ha fatto anche ieri a Terni in tour elettorale – che “deve essere chiaro agli alleati di centrodestra che col Pd non può essere fatto nessun ragionamento” è che il leader della Lega ha cominciato a capire con chiarezza che il fallimento del progetto di governo con il 5 stelle porterebbe Mattarella non a sciogliere le Camere ma a valutare con quale formula potrebbe nascere il famigerato governo del presidente. Sulla carta, naturalmente, in Parlamento esisterebbero anche altre opzioni da mettere in campo per cercare un’alternativa al governo Lega-M5s ma i numeri parlano chiaro.

 

Un governo tra M5s e Pd sarebbe possibile solo a condizione che i senatori e i deputati più vicini a Matteo Renzi decidessero di tradire la linea dell’ex segretario del Pd: a Palazzo Madama M5s, Pd e Leu hanno 165 voti (maggioranza 161) ed essendo i senatori fedelissimi a Renzi tra i 27 e i 30 (sui 52 totali) è evidente che un governo con Di Maio senza il consenso di Renzi non può nascere. Dunque, nel caso di un fallimento del governo dei capricci populisti, l’alternativa resterebbe una: non una impossibile maggioranza del tutti dentro (se il M5s e la Lega non si mettono d’accordo per fare un governo da soli come potrebbero mettersi d’accordo per farlo insieme con tutti gli altri?) ma una sofisticata maggioranza istituzionale composta dai parlamentari del centrodestra (a Palazzo Madama i senatori sono 137) e da quelli del Pd (in teoria, per far nascere un governo di centrodestra al Senato basterebbe il sì di 37 senatori, o l’astensione di tutto il gruppo del Pd). L’incrocio tra centrodestra e Pd (è il lodo Gianni Letta) non è lo schema privilegiato dal presidente della Repubblica ma è uno schema che in mancanza di accordo tra Di Maio e Salvini potrebbe prendere forma e porterebbe diversi problemi per Salvini. Due su tutti: il dramma di dover accettare di avvicinare il centrodestra all’odiato Pd e il dramma conseguente di regalare l’opposizione al Movimento 5 stelle.

 

Prima ancora dunque della responsabilità di affrettare i tempi del governo per questioni legate alla necessità di non lasciare l’Italia senza un esecutivo legittimato a governare in un momento geopoliticamente delicato anche per il nostro paese, la ragione che spingerà il leader della Lega a replicare probabilmente a tutti i costi le fruttuose intese già trovate in Parlamento con il M5s sulle elezioni dei presidenti, dei vicepresidenti, dei questori e dei capi delle commissioni speciali di Senato e Camera (ieri Salvini e Di Maio hanno trovato un accordo per dare a un esponente della Lega, Nicola Molteni, la guida della commissione speciale di Montecitorio) è legata alla necessità per Salvini di fare di tutto per evitare di essere schiacciato dal piano B e regalare al Movimento 5 stelle lo spazio dell’opposizione. Il leader della Lega non ha interesse a rompere con il centrodestra e difficilmente potrebbe permettersi una rottura traumatica con il Cav. sia in caso di governo con Di Maio sia in caso di voto anticipato (se Lega e M5s dicessero di no a ogni governo si dovrebbe andare a votare ma andare a votare senza il consenso di Forza Italia per la Lega significherebbe andare alle elezioni senza alleati: ne vale la pena?).

 

Ma il rischio che il piano B possa far passare Salvini dal ruolo del vincente a quello dello sconfitto è un punto che il leader della Lega non può sottovalutare. Ed è per questo che nei prossimi giorni non ci sarà mossa di Salvini – compresa quella di chiedere a Forza Italia, d’intesa con il M5s, un passo indietro concordato dalla maggioranza di governo in cambio di garanzie certe per Forza Italia – che potrà prescindere da questo principio: l’unità del centrodestra è fondamentale ma la Lega (e Salvini) può permettersi di rimanere intrappolata nel piano B? Il nuovo giro di consultazioni, in fondo, non potrà che ripartire anche da qui.

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  • lupimor@gmail.com

    lupimor

    12 Aprile 2018 - 11:11

    Può il Presidente Mattarella ignorarlo? Di Maio e il suo 32%. Una dimostrazione di "volontà popolare" che ritiene possa legittimare tutto il bagaglio culturale, sociale, ideologico e progettuale dei 5S e la sostituzione della Democrazia rappresentativa con la Democrazia diretta. Il fine ultimo della Casaleggio&Co. Di Maio è confortato dal fatto che poiché né la stampa, né la tv, né i social, né i talk, né i cervelloni ne parlano, la "volontà popolare" non potrà mai sapere e capire cosa realmente significhi quel passaggio. Specialmente per se stessa. Vexilla ingorantiae prodeunt. Si rimane disorientati nel vedere come il Pd e il Cdx, invece di muoversi come un sol uomo per arrestare quella luciferina deriva innaturale, si perdano in giochetti suicidi e personalismi infantili. Già, al peggio non c’è mai fine.

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  • mauro

    12 Aprile 2018 - 10:10

    Caro Cerasa, che Lei ce l'abbia con Salvini perchè impedisce ciò che a mio avviso sarebbe stato naturale nel dicembre 2016 ma non oggi, ossia un accordo tra ex PCI e FI, che a Lei sembra continui a stare a cuore, è comprensibile; che ce l'abbia perchè populista, anche; ma non può continuare a definire naturale l'alleanza tra Lega e grillini quando l'unico punto in comune è che i grillini non hanno dimostrato lo stesso entusiasmo degli ex pci per l'accoglienza. Non mi dirà infatti che certe comuni idiozie sui vaccini possano rappresentare un vero legame, come l'avversione per il pastrocchio Fornero, che non ha certo una soluzione comune per entrambi. L'ammuina del parlo con tutti di Lega e 5s è soltanto, appunto, un' ammuina, dato che i numeri sia attuali che disponibili sono quelli che sono. L'unica vera affinità invece è quella tra 5s e PD, che, sono certo prima o poi si sacrificherà per il bene del paese. D'altra parte un governo del presidente sarebbe impotente e quindi inutile.

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  • mauro

    12 Aprile 2018 - 10:10

    Caro Cerasa, che Lei ce l'abbia con Salvini perchè impedisce ciò che a mio avviso sarebbe stato naturale nel dicembre 2016 ma non oggi, ossia un accordo tra ex PCI e FI, che a Lei sembra continui a stare a cuore, è comprensibile; che ce l'abbia perchè populista, anche; ma non può continuare a definire naturale l'alleanza tra Lega e grillini quando l'unico punto in comune è che i grillini non hanno dimostrato lo stesso entusiasmo degli ex pci per l'accoglienza. Non mi dirà infatti che certe comuni idiozie sui vaccini possano rappresentare un vero legame, come l'avversione per il pastrocchio Fornero, che non ha certo una soluzione comune per entrambi. L'ammuina del parlo con tutti di Lega e 5s è soltanto, appunto, un' ammuina, dato che i numeri sia attuali che disponibili sono quelli che sono. L'unica vera affinità invece è quella tra 5s e PD, che, sono certo prima o poi si sacrificherà per il bene del paese. D'altra parte un governo del presidente sarebbe impotente e quindi inutile.

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  • lorenzo tocco

    lorenzo tocco

    12 Aprile 2018 - 09:09

    Bisognerebbe chiedere al PD come mai mentre si divide se sostenere o meno un governo 5S mai ho sentito qualcuno porre la questione se sostenere (o astenersi) un governo di CDX. Eppure si diceva che fra PD e FI ci sarebbero potute essere in caso di vittoria elettorale le cosiddette grandi intese. Ora questo schema pare che al PD non interessi più, per colpa, dicono loro, della Lega. Ma poi la cosa che di più conta, e che sempre si dimentica, è che c'è continuità fra l'elettore del PD, che evedentemente se ne frega se i programmi sono diversi, e l'elettore grillino, come dimostrato il 4 marzo. Il problema di Salvini non penso che sia legato ai 5S all'opposizione (se p.e. venisse abolita la Fornero come potrebbero votare contro?), ma dal fatto che un esecutivo condizionato dal PD impedirebbe a tutto il CDX di attuare anche solo parte del programma con cui si sono presentati agli elettori, fra cui appunto l'"azzeramento della legge Fornero". Più facile un'intesa 5S-PD (dopo l'assemblea)

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    • mauro

      12 Aprile 2018 - 11:11

      Temo di aver postato alcune considerazioni che intendevo condividere con Carlo.Trinchi nello spazio Suo. Niente di male, spero, in tal caso.

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