Il Rosatellum premia le coalizioni, Mattarella se ne ricordi per l'incarico

Piaccia o non piaccia, la ratio dell’attuale legge elettorale è quella di spingere i partiti a coalizzarsi fra loro per determinare scenari, post voto, di “tendenziale stabilità”

8 Marzo 2018 alle 06:00

Il Rosatellum premia le coalizioni, Mattarella se ne ricordi per l'incarico

Renato Brunetta (foto LaPresse)

Al direttore - Il responso elettorale è sacro. Quel responso, tuttavia, si determina e matura sulla scorta di una legge dello Stato a ciò dedicata: la legge elettorale.

   

Per “rispettare” la volontà popolare, che si esprime appunto attraverso il voto dei cittadini, occorre interpretare correttamente ratio e meccanismo di funzionamento del sistema di voto, che rappresenta quella speciale e fondamentale legge attraverso cui il popolo esprime la propria sovranità con lo strumento del voto.

 

Beninteso: una corretta interpretazione di ratio e meccanismo della legge elettorale non è indispensabile solo per rispettare appieno la volontà popolare raccolta nelle urne, ma anche (e, direi, soprattutto) per guidare le scelte del presidente della Repubblica negli snodi della procedura di formazione del nuovo governo del paese.

 

E’, infatti, di tutta evidenza che il primo e principale soggetto istituzionale chiamato a rispettare la volontà popolare è il Capo dello stato che, quindi, non può prescindere – pur nella libertà costituzionale del suo raggio d’azione – dal rigoroso rispetto della ratio della legge elettorale vigente.

  

Orbene, qual è la ratio del cosiddetto Rosatellum?

Piaccia o non piaccia, e al netto di ogni polemica, la ratio dell’attuale legge elettorale è quella di spingere e stimolare i partiti a coalizzarsi fra loro (per condivisione di valori, ideali, programmi, non certo per mere ragioni strategiche) per determinare scenari, post voto, di “tendenziale stabilità”. Tutto ciò sul presupposto (esso pure di tutta evidenza) che nel nostro Paese è ormai da tempo tramontato un sistema bipolare, si è consolidato un sistema tripolare (il che rende di per sé non più corretto parlare di “poli” quando ve ne sono più di due), e non può escludersi che in futuro possano sorgere altri “poli” (o, per meglio dire, aggregazioni o formazioni politiche).

  

Proprio per questo, è la “coalizione” il perno e l’approdo della legge elettorale vigente: ciò è dimostrato dai meccanismi di funzionamento di questo sistema di voto, univocamente convergenti verso la valorizzazione delle coalizioni.

   

La vigente “nuova” vituperata legge elettorale, la n. 165 del 2017, realizza un sistema misto: un terzo dei deputati è eletto in collegi uninominali, in cui si presenta un solo candidato per coalizione, il più votato è eletto; i rimanenti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista. Il 64 per cento dei seggi è assegnato in collegi plurinominali con metodo proporzionale, i seggi sono divisi in proporzione al numero dei voti ottenuti dai partiti o dalla coalizione che rappresentano; il 36 per cento dei seggi è invece assegnato in collegi uninominali con metodo maggioritario.

   

Con il Rosatellum la “soglia di sbarramento” è la prima cosa di cui i partiti si devono preoccupare: fissata al 3 per cento per liste e partiti su base nazionale, e al 10 per cento per le coalizioni; i partiti o le liste che non raggiungono il 3 per cento dei voti sono automaticamente escluse dal Parlamento.

   

È un sistema che, con tutta evidenza, vuole premiare chi non corre da solo. Proprio la centralità della “coalizione” – che va dichiarata al momento della presentazione delle liste – si traduce nella grafica della scheda (dove appare in alto il nome del candidato nel collegio uninominale e sotto, accanto ai simboli dei partiti della coalizione, i nomi dei candidati che saranno eletti con il sistema proporzionale) e nelle modalità di voto. Persino nell’assegnazione dei seggi nella parte proporzionale si provvede innanzitutto ad una distribuzione per coalizioni, e solo successivamente alla divisione tra le singole liste che compongono la coalizione stessa. Una chiara ed esplicita indicazione del legislatore.

    

Ne consegue che se una coalizione risulta vincente rispetto a un’altra formazione che corre in solitaria (il che è esattamente accaduto nelle elezioni del 4 marzo), è certamente la prima a dovere essere “premiata”, affidandole l’incarico del tentativo di formare il nuovo governo, pur nel rispetto della prassi costituzionale.

   

Ecco spiegati, allora, come siano proprio i meccanismi della legge elettorale vigente a delineare la ratio sulla cui scorta interpretare la volontà del corpo elettorale da parte del Capo dello Stato: un campo d’azione, una pagina bianca, in cui è proprio la coalizione vincente a rappresentare il punto di equilibrio delle operazioni di voto e delle dinamiche costituzionali post voto.

  

Siamo certi che il presidente Mattarella terrà conto di tutto questo.

       

Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia

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